Incentivi agli Studi neo-aderenti a Fondoprofessioni

Previsto il “Bonus benvenuto” per gli Studi Professionali che aderiscono a Fondoprofessioni.

Con la suddetta iniziativa sono state considerate risorse dedicate ai neo-aderenti a Fondoprofessioni. Centinaia di corsi a catalogo disponibili, rimborsabili al 100% fino a un massimo di 300 euro per Studio professionale.
Fondoprofessioni aprirà a breve l’Avviso 05/20, per offrire ulteriori opportunità agli Studi neo-aderenti, grazie a uno stanziamento di risorse aggiuntivo.
Si tratta di un “bonus di benvenuto” dedicato ai neo-aderenti, che potranno inoltre richiedere contributi per la formazione sugli altri Avvisi del Fondo.
Gli Studi già iscritti a Cadiprof ed Ebipro, che abbiano aderito a Fondoprofessioni nei sei mesi precedenti l’avvio del corso a catalogo scelto, potranno richiedere al Fondo il rimborso della quota di partecipazione sostenuta, richiedendo il contributo, tramite la piattaforma informatica del Fondo.
L’iscrizione a Fondoprofessioni è libera e gratuita. L’adesione al Fondo deve essere espressa dal Professionista che gestisce le buste paga per conto dello Studio, attraverso il flusso Uniemens.

Coronavirus: sospesi i versamenti tributari nelle zone colpite

Firmato il decreto per sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari (Ministeri dell’Economia e delle Finanze – Comunicato 24 febbraio 2020, n. 36).

Vengono sospesi i versamenti delle imposte, delle ritenute e gli adempimenti tributari per i contribuenti e le imprese residenti o che operano negli undici comuni interessati dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus. La sospensione riguarda anche le cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione e quelli conseguenti ad accertamenti esecutivi.
Il decreto, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, riguarda i versamenti e gli adempimenti scadenti nel periodo compreso fra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020.
Si rammenta che i comuni interessati sono:
LOMBARDIA: Bertonico (LO); Casalpusterlengo (LO); Castelgerundo (LO); Castiglione D’Adda (LO); Codogno (LO); Fombio (LO); Maleo (LO); San Fiorano (LO); Somaglia (LO); Terranova dei Passerini (LO);
VENETO: Vo’ (PD).

Giudici tributari: gli emolumenti variabili fuori termine non vanno a tassazione separata

Ai fini IRPEF, non rientrano tra i redditi arretrati, assoggettabili a tassazione separata, gli emolumenti variabili riferiti al quarto trimestre, corrisposti ai giudici tributari entro 120 giorni dell’anno successivo a quello di maturazione. In tal caso, il ritardo si considera fisiologico rispetto alla natura del rapporto dal quale derivano, e cioè sia la necessaria conseguenza di particolari procedure per la loro quantificazione e liquidazione (Corte di Cassazione – Sentenza n. 3585 del 2020)

Nell’ambito della controversia riguardante il diniego del rimborso della maggiore IRPEF trattenuta dall’Amministrazione finanziaria sui compensi arretrati ai giudici tributari, sottoposti a tassazione ordinaria, anziché a tassazione separata, la Commissione tributaria investita del caso ha affermato che i compensi (fissi e variabili) dei componenti delle commissioni tributarie sono equiparati dal TUIR agli emolumenti per prestazioni di lavoro dipendente e, pertanto, i compensi arretrati devono essere sottoposti al regime della tassazione separata. In particolare, sul piano fiscale, devono ritenersi emolumenti arretrati i compensi variabili, ragguagliati al numero di ricorsi decisi, spettanti ai giudici tributari, se erogati dopo il 12 gennaio dell’anno successivo.
Riformando tale decisione, la Corte di Cassazione ha accolto l’impugnazione dell’Agenzia delle Entrate secondo la quale i compensi variabili, relativi al quarto trimestre (ottobre-dicembre) dell’anno solare, in quanto calcolabili a consuntivo e, quindi, pagabili solo nel periodo d’imposta successivo, sono assoggettati all’aliquota ordinaria (e non separata) a prescindere dalla data di liquidazione. Ciò in quanto, il ritardo nell’erogazione va considerato fisiologico quando siano rispettati i tempi ordinariamente necessari per l’espletamento della procedura di liquidazione, previsti dalle direttive del MEF che determinano l’erogazione delle somme ad intervalli regolari.
I giudici della Suprema Corte hanno osservato che:
– il criterio generale dell’imposizione su detti redditi è il principio di cassa, secondo cui ad ogni anno solare – di regola – corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma;
– la previsione è integrata dal principio della «cassa allargata», che parifica, ai fini impositivi, i compensi di lavoro dipendente e assimilati, erogati entro il 12 gennaio dell’esercizio successivo, a quelli erogati nel precedente (nel senso di attrarre, nel reddito annuale, le somme percepite entro il 12 gennaio dell’anno successivo);
– invece, per i redditi percepiti in un determinato periodo d’imposta, ma maturati in tempi precedenti, vige il diverso regime della tassazione separata, che è una modalità particolare di determinazione dell’IRPEF, la cui ratio è individuata nella necessità di «attenuare gli effetti negativi che deriverebbero dalla rigida applicazione del criterio di cassa» in quei casi in cui la tassazione ordinaria di un reddito formatosi nel corso di più anni, ma corrisposto in unica soluzione, potrebbe risultare eccessivamente onerosa per il contribuente;
– i compensi dei giudici tributari sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente, sicché anch’essi sono soggetti alle disposizioni inerenti a tale categoria generale, comprese quelle che determinano i principi della tassazione per cassa, per «cassa allargata» e il criterio della tassazione separata per gli emolumenti arretrati;
– la disciplina dei compensi erogati ai giudici tributari è contenuta nell’Ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione, il quale stabilisce che i giudici componenti delle commissioni tributarie percepiscono due tipi di compensi: uno mensile, determinato in cifra fissa, ed uno aggiuntivo variabile, che discende dal numero e dalla tipologia dei provvedimenti depositati. L’entità dei compensi è stabilita periodicamente dal Ministero dell’economia e delle finanze con proprio decreto.
In merito al principio di “cassa allargata”, in particolare, la Corte di Cassazione ha ritenuto lo stesso interpretabile secondo un criterio di “ritardo fisiologico”, che si concretizza qualora il pagamento di un compenso sia effettuato in un periodo d’imposta successivo a quello di maturazione come “conseguenza fisiologica”, insita nelle modalità di erogazione degli emolumenti stessi, tali da richiedere determinati tempi tecnici per essere condotte a termine.
In conclusione, i giudici della Corte Suprema hanno affermato il principio di diritto per cui: “in materia di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, corrisposti nell’anno successivo a quello di maturazione, non sono ricompresi tra i redditi arretrati, assoggettabili a tassazione separata, gli emolumenti per i quali il ritardo nella loro corresponsione, nell’anno successivo a quello di riferimento, sia fisiologico rispetto alla natura del rapporto dal quale derivano, e cioè sia la necessaria conseguenza di particolari procedure per la loro quantificazione e liquidazione”.
Con riferimento specifico ai compensi variabili relativi al quarto trimestre, corrisposti ai giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi “fisiologico”, un arco cronologico di 120 giorni ulteriori rispetto al termine del 15 gennaio, quale idoneo spatium adimplendi da concedere all’Amministrazione per l’approntamento dei controlli e dei mezzi finanziari occorrenti al pagamento dei compensi variabili.

Cessione del credito, il Tfr non soggiace al limite del quinto

Anche in tema di cessione dei crediti da lavoro va affermato il principio generale della libera cedibilità dei crediti (art. 1260 c.c.), salvo che il loro trasferimento sia espressamente vietato dalla legge o che si tratti di crediti di carattere strettamente personale, intendendosi per tali quelli volti al diretto soddisfacimento di un interesse fisico o morale della persona, per i quali l’incedibilità è sancita in generale a tutela del debitore (Corte di Cassazione, sentenza 17 febbraio 2020, n. 3913)

Una Corte di appello territoriale, nell’ambito di un procedimento di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato, intrapreso da un creditore nei confronti della società datrice di lavoro del debitore principale, aveva accertato che detta società era ancora debitrice verso il dipendente di alcune somme a titolo di retribuzioni indebitamente trattenute e del trattamento di fine rapporto. La Corte, in particolare, aveva ritenuto che la progressiva assimilazione legale del trattamento riservato alla tutela degli emolumenti dei dipendenti pubblici a quella dei dipendenti privati, garantiva la loro incedibilità oltre il quinto, anche per quanto concerneva il Tfr, sicché la società datrice di lavoro non poteva pagare al creditore una somma oltre la soglia di un quinto del Tfr maturato. Inoltre, secondo la Corte non era stata raggiunta la prova dell’avvenuto pagamento al creditore di una somma pari al totale delle competenze di fine rapporto maturate.
Ricorre così in Cassazione la società datrice, lamentando “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto” (art. 360, n. 3, c.p.c.; art. 52, L. n. 311/2004; L. n. 266/2005; artt. 1, 5 e 52, D.P.R. n. 180/1950), in quanto alla cessione del trattamento di fine rapporto non si applicherebbe il limite del quinto. Di qui, l’irrilevanza della prova che la società abbia pagato al creditore la totalità della somma, in quanto la cessione consensuale del credito determina che il debitore ceduto, dal momento in cui è a conoscenza della cessione, è tenuto per legge a pagare al solo cessionario.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
In mancanza di espliciti divieti legali in ordine alla cessione del credito per trattamento di fine rapporto, opera la regola generale (art. 1260 c.c.) che è quella della liberà cedibilità dei crediti, salvo che si tratti di crediti di carattere strettamente personale o il loro trasferimento sia vietato dalla legge (Corte di Cassazione, sentenza n. 4930/2003).
Detti divieti, costituendo appunto eccezione alla regola generale, non possono essere applicati al di fuori dei casi espressamente contemplati (art. 14, delle Disposizioni sulla legge in generale).
Altresì, non è possibile ritenere che il credito del lavoratore in ordine al trattamento di fine rapporto sia di natura strettamente personale, dovendo intendersi per tali quelli volti al diretto soddisfacimento di un interesse fisico o morale della persona, per i quali l’incedibilità è sancita in generale a tutela del debitore.
Tantomeno, la qualificazione di credito strettamente personale può derivare dal fatto che avendo il trattamento di fine rapporto natura di retribuzione differita, a cui deve aggiungersi, secondo costante giurisprudenza, una funzione latamente previdenziale, esso assolve anche ad una funzione alimentare del lavoratore e della sua famiglia, poiché soltanto il credito alimentare che trova la sua fonte nella legge non è cedibile. Peraltro, la funzione alimentare che al trattamento di fine rapporto deriva dalla sua natura retributiva, va riferita soltanto a parte del trattamento ed è anche eventuale.
Infine, ai sensi dell’articolo 52 del D.P.R. 05 gennaio 1950, n. 180/1950, applicabile anche ai crediti di un lavoratore alle dipendenze di azienda privata, sia nel caso di lavoro a tempo indeterminato che a tempo determinato, è espressamente previsto che il limite del quinto non operi per la cessione del trattamento di fine rapporto, fungendo essa da forma di garanzia per l’estinzione del debito contratto dal cedente.

“Una tantum” per carenza contrattuale nelle Agenzie di Viaggio Confcommercio

Con le competenze di marzo 2020 spetta un importo “una tantum” a favore dei dipendenti delle Imprese di Viaggi e Turismo (Fiavet – Confcommercio), a titolo di indennizzo per il periodo di carenza contrattuale.

A marzo 2020 spetta la seconda tranche di “una tantum” al personale in forza a luglio 2019 delle Imprese di Viaggi e Turismo (Fiavet – Confcommercio), per il servizio prestato nell’ambito del rapporto di lavoro in essere nel corso del periodo 1/1/2019 – 30/6/2019 (carenza contrattuale), il seguente importo una tantum:

Livelli

Marzo 2020

A 128,25
B 118,50
1 111,00
2 101,25
3 95,25
4 90,00
5 84,75
6S 81,00
6 80,25
7 75,00

 

Per gli apprendisti, l’ammontare dell’una tantum è determinato in euro 60,00 nel mese di marzo.
Ai lavoratori che non abbiano prestato servizio per l’intero periodo di carenza contrattuale, gli importi verranno erogati pro quota, in ragione di un sesto per ogni mese intero di servizio prestato. A tal fine non verranno considerate le frazioni di mese inferiori a 15 giorni, mentre quelle pari o superiori a 15 giorni verranno computate come mese intero.
Analogamente si procederà per i casi in cui non sia dato luogo a retribuzione nello stesso periodo, a norma di legge e di contratto (ivi compresa la malattia), con esclusione dei casi di maternità ed infortunio.
Per il personale in servizio con rapporto di lavoro a tempo parziale, l’erogazione avverrà con criteri di proporzionalità.
Gli importi una tantum di cui sopra sono erogati a titolo di indennizzo per il periodo di carenza contrattuale e non sono utili agli effetti del computo di alcun istituto di legge e contrattuale né del trattamento di fine rapporto.