Riscatto del periodo di laurea, nessun termine decadenziale per la domanda giudiziale

Il riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge solo con il verificarsi dell’evento che dà titolo al corrispondente trattamento pensionistico, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica. Tanto premesso, all’azione giudiziale inerente tale istituto non può applicarsi il termine di decadenza triennale previsto per le controversie riguardanti trattamenti pensionistici (Corte di Cassazione, sentenza 02 luglio 2020, n. 13630)

La vicenda giudiziaria riguarda la decadenza dalla domanda di riscatto dei contributi previdenziali relativi al periodo di laurea, pronunciata in primo grado e poi confermata da una Corte di appello territoriale. Quest’ultima, in particolare, aveva ritenuto che, avendo il lavoratore ricorrente presentato la domanda amministrativa nell’ottobre 1985 e successivamente intentato l’azione giudiziaria nel 2010, il medesimo fosse incorso nella decadenza ex art. 47 del D.P.R. n. 639/1970, Secondo tale disposizione, infatti, in materia di controversie riguardanti trattamenti pensionistici, l’azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell’Inps o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l’esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che il termine triennale può trovare applicazione solo rispetto alle domande presentate dopo l’entrata in vigore del D.L. n. 384/1992 ed altresì che la domanda di riscatto non comporta per l’Ente previdenziale alcun esborso di ratei pregressi, ma piuttosto l’acquisizione di somme a titolo di contributi a valere su una futura prestazione pensionistica.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. In passato, anche recente, si è ritenuto che la domanda di riscatto del corso di laurea rientrasse tra le prestazioni previdenziali previste a favore di determinati lavoratori subordinati, sicché ad essa sarebbe stato applicabile il termine di decadenza triennale ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, fermo restando che la maturazione del termine non escludeva che il riscatto potesse essere chiesto successivamente, ancorché con riferimento ai parametri retributivi in atto alla data della nuova domanda (Corte di Cassazione, sentenza n. 20924/2018). Tuttavia, non pare possibile dare continuità a simile opzione interpretativa.
Dal punto di vista letterale, infatti, la norma in questione assoggetta a termine di decadenza l’azione giudiziaria per le controversie in materia di trattamenti pensionistici e per quelle in materia di prestazioni della gestione di cui all’art. 24 della L. n. 88/1989 (disoccupazione, il Fondo di garanzia TFR, tubercolosi, cassa integrazione guadagni, CISOA, assegni familiari, etc.), ma la controversia concernente la sussistenza del diritto al riscatto del periodo di laurea non può considerarsi appartenente al novero delle controversie in materia di “trattamenti pensionistici”. Il riscatto è istituto finalizzato a consentire la copertura assicurativa di un periodo in cui l’interessato, essendosi dedicato allo studio, non ha potuto ottenere il versamento dei contributi assicurativi che avrebbe invece conseguito se avesse lavorato. Dunque, esso attiene non al rapporto giuridico previdenziale propriamente detto, che sorge soltanto col verificarsi dell’evento protetto che dà titolo ai corrispondenti “trattamenti pensionistici”, ma ad un diverso rapporto, ad esso preliminare, che concerne la formazione della posizione assicurativa che ne costituisce il presupposto e che ha ad oggetto il pagamento della corrispondente riserva matematica (art. 13, L. n. 1338/1962) e l’adempimento da parte dell’ente previdenziale di quegli obblighi di carattere tecnico-amministrativo utili a soddisfare il corrispondente interesse dell’assicurato.
Del resto, le stesse pronunce che hanno affermato l’assoggettabilità delle controversie in materia di riscatto alla decadenza ex art. 47, D.P.R. n. 639/1970, hanno comunque ritenuto di escludere per il diritto al riscatto ciò che invece della decadenza è conseguenza normale e indefettibile, ossia l’estinzione definitiva del diritto che ne è oggetto e l’impossibilità di conseguirlo mediante una nuova domanda. Il che è, ovviamente, conclusione contraddittoria rispetto alla premessa dell’applicabilità del regime decadenziale.

Assunzione di lavoratori in Cigs con assegno di ricollocazione, le istruzioni Inps per l’esonero

Con circolare n. 77 del 27 giugno 2020, l’Inps fornisce indicazioni per la richiesta e la fruizione dell’esonero contributivo spettante ai datori di lavoro che assumano lavoratori in Cigs beneficiari di un assegno di ricollocazione. Detta riduzione spetta per un periodo massimo di 12 mesi per le assunzioni a tempo determinato e per un massimo di 18 mesi nelle ipotesi di assunzioni a tempo indeterminato.

Come noto, nei casi di ricorso all’intervento di Cigs per le causali di riorganizzazione ovvero di crisi aziendale, per le quali non sia espressamente previsto il completo recupero occupazionale, la procedura di consultazione sindacale può concludersi con un accordo che preveda un piano di ricollocazione, con l’indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero. I lavoratori rientranti nei predetti ambiti o profili possono richiedere all’ANPAL, entro 30 giorni dalla data di sottoscrizione dello stesso accordo, l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione (art. 23, D.Lgs. n. 150/2015), spendibile in costanza di trattamento straordinario al fine di ottenere un servizio intensivo di assistenza nella ricerca di un altro lavoro.
Orbene, il datore di lavoro privato, a prescindere dalla circostanza che assuma o meno la natura di imprenditore, anche se del settore agricolo, il quale assuma il lavoratore nel periodo in cui usufruisce del servizio di ricollocazione, ha diritto ad un’agevolazione contributiva consistente nell’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a suo carico, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo pari a 4.030,00 euro su base annua, annualmente rivalutato.
Il datore di lavoro beneficiario non deve presentare assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli del datore che ha posto Cigs il lavoratore e che lo ha alle dipendenze.
Ricorrendo detta ipotesi, viene conseguentemente a cessare il rapporto di lavoro tra il lavoratore cassaintegrato e l’azienda dalla quale precedentemente dipendeva e che è stata ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale (Inps, circolare n. 109/2019).
L’esonero è riconosciuto per una durata non superiore a:
– 18 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato;
– 12 mesi, in caso di assunzione con contratto a tempo determinato; laddove nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato in contratto a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori 6 mesi (art. 24-bis, co. 6, D.Lgs. n. 148/2015, inserito dall’art. 1, co. 136, L. n. 205/2017).
L’incentivo spetta per le assunzioni, anche a scopo di somministrazione, a tempo pieno o parziale, fermo restando che in tale ipotesi la misura della soglia massima va ridotta sulla base della durata dello specifico orario di lavoro. Rientrano nel campo di applicazione anche i rapporti di apprendistato ed i rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo con una cooperativa di lavoro. Il beneficio non spetta, invece, nelle ipotesi di:
– contratto di lavoro domestico;
– contratto di lavoro intermittente;
– prestazioni di lavoro occasionale (art. 54-bis, D.L. n. 50/2017).
La fruizione dell’esonero è subordinata, con riferimento al datore di lavoro che assume, alla regolarità contributiva, all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, commi 1175 e 1176, L. n. 296/2006). Altresì, il diritto alla fruizione è subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione (art. 31, D.Lgs. n. 150/2015).
L’esonero contributivo è cumulabile, nei limiti della contribuzione datoriale effettivamente dovuta, con le altre riduzioni delle aliquote di finanziamento previste dalla normativa vigente, nonchè cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica.
Ai fini della fruizione del beneficio, il datore di lavoro interessato deve inoltrare all’Inps, avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line “BADR”, disponibile sul sito internet www.inps.it, nella sezione denominata “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo)”, una domanda di ammissione all’agevolazione. L’Istituto, una volta ricevuta la domanda telematica, verifica, mediante la consultazione della banca dati gestita dall’ANPAL, se il lavoratore per la cui assunzione si richiede l’agevolazione sia titolare dell’assegno di ricollocazione e, in caso di esito positivo della verifica, autorizza la fruizione dell’agevolazione per il periodo spettante. In seguito all’autorizzazione, il soggetto interessato può fruire del beneficio mediante conguaglio/compensazione nelle denunce contributive (Uniemens o DMAG), avendo cura di non imputare l’agevolazione a quote di contribuzione non oggetto di esonero.
Il suddetto esonero, ancorché costituisca una misura di riduzione del costo del lavoro con l’utilizzo di risorse statali, si caratterizza come intervento generalizzato, potenzialmente rivolto a tutti i datori di lavoro privati che operano in ogni settore economico del Paese, e dunque non inquadrabile come aiuto di Stato ai sensi della normativa UE.

INPS: indicazioni sulla corresponsione, per luglio 2020, della quattordicesima

L’Inps comunica che nel mese di luglio 2020 provvederà d’ufficio a erogare la somma aggiuntiva, c.d. quattordicesima. Ai beneficiari verrà inviata, con spedizione centralizzata, apposita comunicazione con l’indicazione dell’importo attribuito e della provvisorietà del beneficio.

Per i beneficiari per cui risultino somme da recuperare a titolo di somma aggiuntiva non dovuta per gli anni precedenti, viene inviata apposita comunicazione raccomandata con indicazione degli importi risultati indebiti e della compensazione effettuata sulla quattordicesima corrisposta per il corrente anno.
A coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto (per la Gestione privata ed ENPALS) o dal 1° luglio (per le pensioni della Gestione pubblica) al 31 dicembre 2020 e ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2020, sempre a condizione che rientrino nei limiti reddituali, la quattordicesima sarà, come di consueto, attribuita d’ufficio con la rata di dicembre 2020.
Coloro che non ricevano la quattordicesima e ritengano di averne diritto possono, in ogni caso, presentare apposita domanda di ricostituzione on line, attraverso il sito internet dell’Istituto, www.inps.it, se in possesso delle seguenti credenziali di accesso: PIN INPS, SPID (Sistema pubblico Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o Carta di identità elettronica 3.0. In alternativa, possono rivolgersi a un Patronato.

Per l’anno 2020 devono essere quindi valutati i seguenti redditi:
– nel caso di prima concessione:
– tutti i redditi posseduti dal soggetto nell’anno 2020 (rientrano in tale casistica tutti coloro che negli anni precedenti non abbiano percepito la somma aggiuntiva);
– nel caso di concessione successiva alla prima:
– i redditi per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, conseguiti nel 2020;
– i redditi diversi da quelli di cui al punto precedente, conseguiti nel 2019.
Pertanto, per l’anno corrente sono sempre utilizzati i redditi da prestazione memorizzati nel Casellario centrale dei pensionati al momento dell’elaborazione, riferiti al 2020. Per i redditi diversi sono presi in esame quelli conseguiti nell’anno 2019 ovvero, per le prime concessioni, nell’anno 2020. Per i redditi diversi da quelli da prestazione, in assenza delle informazioni relative agli anni 2020 o 2019, sono stati utilizzati i redditi degli anni precedenti, risalendo fino al 2016. In assenza dei redditi relativi agli anni dal 2016 o successivi, il beneficio non è stato attribuito. La somma aggiuntiva viene in ogni caso corrisposta a luglio 2020, in via provvisoria, e la sussistenza del diritto sarà verificata sulla base della dichiarazione dei redditi a consuntivo.
Per il diritto al beneficio viene preso in considerazione il reddito annuo del richiedente; tale reddito, in relazione agli anni di contribuzione, deve essere inferiore ai limiti previsti.

Cigd aziende plurilocalizzate, possibile inviare una domanda cumulativa per Unità Produttive omogenee

Considerata la difficoltà tecnica di presentare singoli flussi per ciascuna UP censita dall’Inps, con evidenti riflessi negativi sui tempi di erogazione della prestazione, l’Inps rende nota la possibilità, per le aziende con molteplici unità produttive, di presentare un’unica domanda su un’unità produttiva di riferimento, facendovi confluire le altre unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari (Inps, messaggio 04 giugno 2020, n. 2328)

Come noto, relativamente ai trattamenti di Cig in deroga per unità produttive site in 5 o più Regioni o Province autonome in ipotesi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, a seguito dell’avvenuta emanazione del decreto ministeriale di concessione della prestazione di Cigd, l’azienda è tenuta ad inviare la domanda di integrazione salariale, modello IG_15_deroga” (cod. “SR100”), all’Inps sulla piattaforma “CIGWEB”, con il sistema del “ticket”. La domanda va trasmessa in relazione alle singole unità produttive censite dall’Inps, anche qualora il decreto concessorio abbia autorizzato unità operative (Inps, circolare n. 58/2020).
Tale flusso di gestione è così delineato al fine di consentire il monitoraggio del rispetto del limite massimo del periodo di sospensione concedibile di cassa integrazione in deroga, pari a 9 o 13 settimane, il cui conteggio viene effettuato per singola unità produttiva dell’azienda.
Tanto premesso, diverse aziende con un elevato numero di unità produttive, dislocate sull’intero territorio nazionale e oggetto di sospensione, hanno evidenziato difficoltà tecniche derivanti dal rispetto delle predette modalità di presentazione delle domande per ogni singola unità produttiva, tali da incidere negativamente sui tempi effettivi di erogazione della prestazione.
Pertanto, acquisito il parere positivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato predisposto per esse un diverso flusso di gestione di invio delle domande all’Inps, che consente alle aziende che hanno molteplici unità produttive, la presentazione di un numero minore di domande, unificandole in unità produttive omogenee per attività svolta e per collocazione territoriale. Preliminarmente all’inoltro delle domande, l’azienda deve tuttavia comunicare all’Istituto, inviando una PEC all’indirizzo dc.ammortizzatorisociali@postacert.inps.gov.it, che in relazione al decreto di concessione adottato dal Ministero, intende presentare una domanda semplificata in presenza di una pluralità di unità produttive. La PEC dovrà contenere le seguenti informazioni:
– numero decreto ministeriale;
– settimane concesse;
– Unità produttiva accorpante;
– elenco Unità produttive accorpate.
Dunque, dovranno essere espressamente indicate dall’azienda stessa le unità produttive su cui chiede di presentare domanda, unità produttive che possono ricomprendere unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari. A titolo esemplificativo, l’azienda potrà dichiarare un’unità produttiva individuata per la gestione delle domande delle unità produttive ubicate nelle Regioni del Nord che hanno diritto alle 13 settimane, ed un’altra o più per la gestione delle unità produttive ubicate nelle altre Regioni per cui il decreto ministeriale ha concesso 9 settimane di sospensione.
La scelta dell’unità produttiva di riferimento su cui far confluire le domande accorpate, è considerata irreversibile e, come tale, dovrà essere utilizzata anche in caso di eventuale richiesta di proroga del trattamento di Cig in deroga con causale COVID-19, sempre al fine di consentire il monitoraggio da parte dell’Inps della prestazione concessa.
In ogni caso, tale flusso semplificato attiene esclusivamente le prestazioni di cassa integrazione in deroga connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e, di conseguenza, nulla è innovato per quanto riguarda la disciplina degli altri ammortizzatori sociali e per i quali dovranno essere utilizzate le modalità ordinarie di presentazione della domanda all’Inps.

Indennizzo per cessazione attività commerciale, sospese le domande presentate dopo il 30 novembre 2019

A seguito del monitoraggio in via prospettica degli oneri e del disequilibrio finanziario del Fondo dedicato, l’Inps comunica che l’accoglimento delle domande di indennizzo per cessazione dell’attività commerciale potrà avvenire per le sole istanze presentate entro il 30 novembre 2019. Per quelle successive occorrerà attendere l’emanazione di un apposito decreto con il quale verrà adeguata la misura dell’aliquota aggiuntiva per gli iscritti alla Gestione commercianti (messaggio n. 2347 del 05 giugno 2020)

Come noto, l’indennizzo per cessazione di attività commerciale (art, 1, D.Lgs. n. 207/1996), reintrodotto in maniera strutturale dal 2019 (art. 1, commi 283 e 284, L. n. 145/2018) ed esteso anche a coloro che hanno cessato l’attività a partire dal 1° gennaio 2017 (art. 11-ter, D.L. n. 101/2019), rappresenta una misura concessa nei limiti delle disponibilità finanziarie del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale.
Orbene, in occasione dell’ultimo monitoraggio degli oneri, è emerso che il completo accoglimento delle domande giacenti, non garantirebbe l’equilibrio del Fondo, in via prospettica, per il pagamento delle prestazioni, fino alla data di perfezionamento del requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia, con conseguente soluzione di continuità tra la percezione dell’indennizzo e la corresponsione del trattamento pensionistico.
Per scongiurare tale evenienza, la normativa prevede espressamente che in tale ipotesi l’Inps non riconosca ulteriori prestazioni.
Tanto premesso, a seguito di interlocuzioni con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quest’ultimo ha stabilito che si provvederà ad adeguare con apposito decreto interministeriale, nella misura necessaria, l’aliquota contributiva aggiuntiva a carico degli iscritti alla Gestione commercianti. Fino all’adozione del predetto decreto, l’Istituto non potrà riconoscere ulteriori prestazioni e dovrà sospendere il loro accoglimento. Ciò nonostante, nelle more dell’emanazione del decreto, gli utenti interessati possono comunque presentare domanda di indennizzo secondo le consuete modalità telematiche (Inps, circolare n. 77/2019).
Valutate le domande giacenti dell’ultimo monitoraggio e le risorse disponibili, allo stato,le Sedi Inps potranno liquidare, fermo restando la ricorrenza dei prescritti requisiti e delle previste condizioni, esclusivamente gli indennizzi riferiti alle domande presentate entro il 30 novembre 2019.
Per quanto riguarda le domande presentate successivamente, le Sedi comunque procederanno all’acquisizione e alla memorizzazione delle informazioni richieste, salvo poi comunicare agli interessati ed ai patronati intermediari che non è possibile procedere alla liquidazione dell’indennizzo per mancanza di copertura finanziaria.
La gestione delle domande avverrà in rigoroso ordine cronologico.