Assegno ordinario con causale “COVID-19: autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”

Con messaggio n. 2806/2020, l’Inps – integrando le indicazioni già emanate in materia di CIGO – fornisce istruzioni per consentire alle aziende, che richiedono l’assegno ordinario, l’invio dell’autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”.

Con circolare n. 84/2020 sono state illustrate le innovazioni apportate alla disciplina degli interventi di integrazione salariale ad opera dei decreti legge n. 34 e n. 52/2020, sono state altresì fornite istruzioni in merito alla corretta gestione delle domande relative ai trattamenti previsti dagli articoli da 19 a 21 del decreto legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020 e successive modificazioni, con particolare riguardo alla durata delle prestazioni e ai termini di presentazione delle istanze.
Con il messaggio n. 2489/2020 sono state fornite indicazioni, che integralmente si richiamano, riguardo alle modalità operative che le aziende devono seguire per la richiesta dei trattamenti sia residuali che complessivi di cassa integrazione ordinaria (CIGO) e assegno ordinario. Con il messaggio in commento, che integra le indicazioni già emanate, si forniscono istruzioni per consentire alle aziende, che richiedono l’assegno ordinario, l’invio dell’autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”.

Dichiarazione fruito assegno ordinario con causale “COVID-19”
Come illustrato nella circolare n. 84/2020, in tutti i casi in cui il datore di lavoro che richiede l’assegno ordinario debba presentare una domanda per completare la fruizione delle settimane già autorizzate, deve allegare alla domanda stessa un file excel. Il predetto file dovrà essere inserito, per ogni unità produttiva, nel quadro G – Ulteriori allegati – Allegato A delle domande di nuova richiesta con causale “COVID-19”.
Per le istanze di assegno ordinario già inviate, il file può essere fornito dall’azienda tramite il servizio “Comunicazione bidirezionale” del Cassetto previdenziale aziende.
In caso di mancata trasmissione del file excel, l’Istituto considererà il periodo autorizzato e quello fruito come coincidenti. Pertanto, la trasmissione del file riferito alle domande già inviate dovrà essere effettuata con la massima tempestività.
L’Inps ricorda che il predetto file costituisce parte integrante della domanda di concessione della prestazione ed è quindi reso ai sensi dell’articolo 47 del DPR 28 dicembre 2000, n. 445, costituendo di per sé idonea autocertificazione, fermi restando i controlli che potranno essere espletati tramite vigilanza documentale e ispettiva.
Si ribadisce che, per essere correttamente allegato alla domanda, il file dovrà essere convertito in formato.pdf.
Nella circolare n. 84, il criterio di flessibilità che fa salvi dal conteggio eventuali giorni di trattamento richiesti ma non utilizzati, previsto dalla circolare n. 58/2009 per la cassa integrazione ordinaria, è stato esteso anche all’assegno ordinario sul presupposto che a quest’ultimo si applica la normativa in materia di integrazione salariale ordinaria, ove compatibile. In concreto, a consuntivo dell’assegno ordinario richiesto, l’azienda può calcolare, per ogni unità produttiva, l’esatto numero di giornate di trattamento non effettivamente fruite. Dalla somma del numero dei giorni si risale al numero di settimane residue ancora da godere, che si potranno richiedere.
Il conteggio del residuo si fonda sul presupposto che si considera fruita ogni giornata in cui almeno un lavoratore, anche per un’ora soltanto, sia stato posto in trattamento di assegno ordinario, indipendentemente dal numero di dipendenti in forza all’azienda.
Per ottenere le settimane non fruite, si divide il numero delle predette giornate per 5 o 6 a seconda dell’orario contrattuale prevalente utilizzato nell’unità produttiva interessata.
In presenza di aziende che svolgono l’attività lavorativa su 7 giorni, dovranno comunque essere considerate al massimo 6 giornate e dovrà essere considerata come non lavorata la domenica. La giornata lavorativa effettuata di domenica dovrà essere attribuita fittiziamente al giorno di riposo effettivo.

Aliquota Iva per l’installazione di colonnine di ricarica di veicoli elettrici

Con la Risposta a interpello n. 218 del 14 luglio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’installazione di colonnine di ricarica del veicolo elettrico destinate esclusivamente ad uso privato non beneficia dell’aliquota Iva agevolata del 10 per cento, ma resta soggetta all’aliquota ordinaria.

L’installazione di colonnine di ricarica di veicoli elettrici è incentivata dalla previsione di agevolazioni fiscali, sotto forma di detrazioni d’imposta, per le spese documentate di acquisto e posa in opera di “punti di ricarica di potenza standard” sostenute dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021. L’agevolazione comprende anche i costi iniziali per la richiesta di potenza addizionale fino ad un massimo di 7 kW.
La normativa in materia di realizzazione di infrastrutture per i combustibili alternativi definisce il “punto di ricarica di potenza standard”, come il punto di ricarica, che consente il trasferimento di elettricità a un veicolo elettrico di potenza pari o inferiore a 22 kW, esclusi i dispositivi di potenza pari o inferiore a 3,7 kW, che sono installati in abitazioni private o il cui scopo principale non è ricaricare veicoli elettrici, e che non sono accessibili al pubblico (…).
A tal fine, si definisce “punto di ricarica non accessibile al pubblico”:
1) un punto di ricarica installato in un edificio residenziale privato o in una pertinenza di un edificio residenziale privato, riservato esclusivamente ai residenti;
2) un punto di ricarica destinato esclusivamente alla ricarica di veicoli in servizio all’interno di una stessa entità, installato all’interno di una recinzione dipendente da tale entità;
3) un punto di ricarica installato in un’officina di manutenzione o di riparazione, non accessibile al pubblico.
La particolare natura dell’operazione pone una questione riguardo all’aliquota IVA applicabile.
L’Agenzia delle Entrate ha osservato che ai fini IVA è riconosciuta l’applicazione di un’aliquota agevolata (10 per cento) per:
– le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica;
– i beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui in precedenza;
– le prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al primo punto.
Costituiscono opere di urbanizzazione primaria: le strade residenziali; gli spazi di sosta o di parcheggio; le fognature; la rete idrica; la rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas; la pubblica illuminazione; gli spazi di verde attrezzato.
Ciò che caratterizza le opere di urbanizzazione primaria, tuttavia, è la loro funzione. In via generale, esse sono destinate a soddisfare esigenze e interessi collettivi di primario spessore e, di norma, sono poste in essere contestualmente alla realizzazione di interventi pubblici o privati. La caratteristica peculiare delle opere di urbanizzazione, dunque, è costituita dalla destinazione ad uso pubblico, a prescindere dalla localizzazione delle stesse.
Nel caso dell’installazione di colonnine di ricarica del veicolo elettrico destinate esclusivamente ad uso privato, manca la peculiare finalità ad uso pubblico, e pertanto non possono essere considerate opere di urbanizzazione primaria, agevolabili con l’applicazione dell’aliquota IVA del 10 per cento.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, tuttavia, che qualora le colonnine di ricarica siano fornite e installate dal “contribuente” (utente finale) unitamente all’impianto fotovoltaico, in modo da costituire un tutt’uno, magari nell’ambito di un contratto di appalto, la relativa fornitura può beneficiare dell’aliquota IVA del 10 per cento, prevista per “gli impianti di produzione e reti di distribuzione calore energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica”. Nella diversa ipotesi in cui la colonnina sia installata autonomamente rispetto all’impianto fotovoltaico, deve ritenersi applicabile l’aliquota IVA ordinaria (fermo restando l’eventuale detrazione ai fini delle imposte dirette).
L’Agenzia ha infine puntualizzato che tale regime Iva deve ritenersi applicabile anche nell’ipotesi in cui le colonnine di ricarica siano fornite ed installate a favore di un soggetto con partita IVA per ricaricare i propri mezzi aziendali o strumentali.

Conversione DL Rilancio: svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile

In Commissione Bilancio prosegue l’esame, avviato lunedì 13 luglio, del ddl n. 1874, di conversione, con modificazioni, del DL Rilancio, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, già approvato dalla Camera dei deputati. Il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno è scaduto alle 10 di martedì 14 luglio. Il provvedimento è atteso in Aula oggi. Fra le modifiche intervenute nel corso dell’esame alla Camera, quelle sul lavoro agile. Ripercorriamole di seguito.

L’articolo 90 disciplina lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità agile per il settore privato, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, disponendo, in particolare, che la suddetta modalità possa essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente e introducendo un diritto allo svolgimento del lavoro in modalità agile in favore dei genitori di figli minori di anni 14, nonché, come precisato nel corso dell’esame alla Camera dei deputati, dei lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio Covid-19.
Nel dettaglio, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica, quindi i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di 14 anni, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agileanche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativiprevisti dalla normativa vigente. Tale diritto è riconosciuto a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore e che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
Per il medesimo periodo, il diritto in questione è riconosciuto – come disposto nel corso dell’esame presso la Camera – anche ai lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio Covid-19 in ragione dell’età, o della condizione di immunodepressione, o dell’esito di patologie oncologiche, o dello svolgimento di terapie salvavita o comunque di una comorbilità accertata dal medico competente che possono caratterizzare una maggiore rischiosità. Anche in tale caso, il diritto opera a condizione che la modalità agile sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.
Con riferimento allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile, si precisa che questo può attuarsi anche attraverso l’uso di strumenti informatici nella disponibilità del dipendente, qualora non siano forniti dal datore di lavoro. In questo senso, la normaricalca la previsione introdotta per il lavoro agile nel settore pubblicodall’art. 87, c. 2, del D.L. 18/2020 che però, a differenza dell’articolo in commento, esclude esplicitamente la responsabilità del datore di lavoro con riferimento alla sicurezza e al buon funzionamento degli strumenti tecnologici.
Per l’intero periodo dello stato di emergenza, si introduce l’obbligo per i datori di lavoro privati di comunicare, in via telematica, al Ministero del lavoro i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet dello stesso Ministero.
Limitatamente al periodo di emergenza, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, la modalità di lavoro agile può essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati in materia dalla normativa vigente, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti. In tali casi, gli obblighi di informativa sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail.
Per quanto concerne il lavoro agile nel settore pubblico, il predetto art. 87del DL Cura Italia – come integrato dal provvedimento in esame – dispone che, per il periodo dello stato di emergenza e comunque non oltre il 31 dicembre 2020, il lavoro agile costituisce la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa delle pubbliche amministrazioni, le quali sono chiamate a limitare la presenza sul posto di lavoro esclusivamente per assicurare le attività indifferibili e non altrimenti erogabili.
Inoltre, l’articolo 263, modificato nel corso dell’esame presso la Camera dei deputati, mira ad adeguare le misure di limitazione delle presenze del personale delle pubbliche amministrazioni sul luogo di lavoro alle esigenze della progressiva completa riapertura di tutti gli uffici pubblici e a quelle dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali prevedendo, in particolare, l’applicazione, entro il 31 dicembre 2020, del lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità, nonché l’approvazione, entro il 31 gennaio di ciascun anno, da parte delle amministrazioni pubbliche, sentite le organizzazioni sindacali, del Piano organizzativo del lavoro agile.

MIUR: firmato in via definitiva il Protocollo Sicurezza

Sottoscritto in via definitiva, il 30/6/2020, tra il Ministero dell’Istruzione e la FP-CGIL, CISL-FP, UILPA, CONFSAL-UNSA, FED. NAZIONALE INTESA FP, FLP, DIRSTAT, ANM ASSOMED SIVEMP FPM, FLEPAR, UNADIS, CIDA FUNZIONI CENTRALI, l’Accordo per la definizione delle misure di prevenzione e la sicurezza dei dipendenti del Ministero dell’istruzione a seguito emergenza COVID-19

I rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e delle Organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Funzioni Centrali, triennio 2016-2018, sottoscritto il 12/2/2018, nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei lavoratori nell’emergenza sanitaria da Covid-19, hanno firmato il Protocollo sicurezza da applicare ai dipendenti del Ministero dell’istruzione.
Nell’ambito degli impegni contrattuali con i gestori dei servizi informatici, l’Amministrazione si impegna a migliorare e potenziare la dotazione di strumenti e servizi informatici, servizi in “cloud” e licenze al fine di agevolare lo svolgimento delle prestazioni rese in modalità di lavoro agile e favorire la digitalizzazione e dematerializzazione dei processi, riducendo, al contempo, la necessità di attività in presenza.
L’Amministrazione, inoltre, si impegna ad incrementare l’attività formativa, anche a distanza, come strumento di accompagnamento del proprio personale – e, specificatamente, del personale in condizioni di fragilità – nel processo di trasformazione digitale e di diffusione della capacità di lavorare in modalità agile per il raggiungimento degli obiettivi assegnati, limitando al massimo il rischio di stress correlato alle nuove modalità di lavoro e garantendo il diritto alla disconnessione.
Infine, Gli spazi di lavoro sono rimodulati nell’ottica del distanziamento sociale e l’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati, anche individuando ulteriori fasce di flessibilità in entrata e in uscita al fine di ridurre la compresenza e assembramenti nei punti di accesso alle sedi, previo confronto con le rappresentanze sindacali e nel rispetto delle disposizioni normative e contrattuali vigenti.
Restano limitati al minimo indispensabile gli spostamenti all’interno della sede che devono comunque avvenire indossando le mascherine chirurgiche e limitate le attività di trasferta e i viaggi di lavoro (nazionali e internazionali).
Il presente accordo potrà essere modificato o integrato dalle parti in relazione all’evolversi della situazione epidemiologica e in presenza di interventi normativi che modifichino il quadro di riferimento.

Covid-19: nuove risorse per il settore vinicolo e della pesca

La Conferenza Stato-Regioni ha stanziato 100 milioni di euro per il settore vinicolo a fronte della riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine ed a indicazione geografica e 20 milioni di euro per il settore della pesca (Ministero Politiche Agricole – comunicati 09 luglio 2020).

Settore vinicolo

 

La Conferenza Stato-Regioni ha sancito oggi l’intesa sul decreto Mipaaf, da adottare di concerto con il Mef, che attiva per la campagna 2020/2021 la misura della riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine ed a indicazione geografica, con un investimento pari a 100 milioni di euro.

Con l’intervento, molto atteso dalla filiera vitivinicola, e che si aggiunge alla misura distillazione di crisi del vino comune già attivata a fine giugno, si punta a dare risposte concrete ad un settore duramente colpito dall’emergenza Covid-19, soprattutto per il blocco del canale ho.re.ca.

Con le risorse messe a disposizione si punta a coinvolgere una superficie di circa 140 mila ettari, vale a dire il 40% della superficie viticola italiana destinata a vini di qualità e a ridurre mediamente di 3 milioni di quintali l’uva destinata alla vinificazione della prossima campagna, cui corrispondono circa 2 milioni di quintali di vino.

I produttori che decideranno di aderire alla misura avranno a disposizione un modello di domanda estremamente semplificato e pre-compilato, nel quale saranno quantificati gli obiettivi produttivi che ogni azienda dovrà raggiungere per ottenere il premio previsto.

Settore della pesca

Le risorse stanziate verranno concesse attraverso sovvenzioni dirette agli operatori della pesca e dell’acquacoltura:

– 15 milioni alle imprese del settore pesca in acque marine comprendendo pertanto tutte le imprese di pesca iscritte nella I°, II° III° e IV° categoria dei Registri Imprese Pesca;

– 3 milioni 500mila euro alle imprese del settore acquacoltura comprendendo gli impianti di acquacoltura e le imprese che utilizzano imbarcazioni ai fini produttivi, iscritte alla V categoria;

– 1 milione 500mila euro alle imprese del settore pesca nelle acque interne.

Le risorse sono suddivise tra le Regioni e le Province autonome proporzionalmente al numero di imprese operanti sui territori di competenza, come da dichiarazioni delle singole regioni e amministrazioni territoriali.

L’accesso ai contributi destinati alle imprese del settore pesca in acque marine e lagunari è riservato alle sole imprese di pesca che, alla data del 3 giugno 2020, abbiano in armamento almeno un’imbarcazione da pesca.