IRAP: al giudice il potere-dovere di esaminare le mansioni del collaboratore

In caso di impiego di un collaboratore fisso e continuativo, il costo relativo alla sua attività non costituisce un elemento di presunzione indefettibile del presupposto Irap di autonoma organizzazione. È necessario, da parte del giudice di merito, l’esame dell’attività svolta dal collaboratore, per verificare se corrisponda o meno a mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 19 novembre 2019, n. 30085)

Nella controversia esaminata dalla Corte di Cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha emesso atto di accertamento nei confronti del professionista (dottore commercialista) contestando la sussistenza del presupposto per l’applicazione dell’IRAP (autonoma organizzazione) in considerazione del “costo relativo all’attività del collaboratore”, della “natura di tale attività”, e del “ricorso da parte del contribuente alla costante, continuativa attività ausiliaria di terzi”.
Su ricorso del professionista, che ha eccepito la scarsa incidenza ai fini professionali dell’attività svolta dal collaboratore assegnato a mansioni meramente esecutive, i giudici di merito hanno convalidato l’atto di accertamento affermando che la “presenza di un collaboratore fisso e continuativo rende di sicuro più efficace e produttiva l’attività dello studio professionale”.
Secondo consolidato orientamento della giurisprudenza, ai fini dell’applicazione dell’Irap alle attività di lavoro autonomo professionale, al giudice di merito spetta accertare il requisito dell’autonoma organizzazione tenendo presente che esso ricorre quando il contribuente:
a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
In proposito la Corte di Cassazione ha sottolineato che la giurisprudenza ha definito la nozione di autonoma organizzazione come il “contesto organizzativo esterno”, diverso ed ulteriore rispetto al mero ausilio dell’attività personale e costitutivo di un quid pluris che secondo il comune sentire, del quale il giudice di merito è portatore ed interprete, sia in grado di fornire un apprezzabile apporto al professionista.
Da ciò si sono affermati i principi secondo cui, in tema di IRAP:
– il presupposto dell’ “autonoma organizzazione” non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive;
– l’elevato ammontare dei ricavi, dei compensi e delle spese, anche per beni strumentali, non integra di per sé il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
Dunque, secondo la Suprema Corte, la sentenza di merito che ha ravvisato la sussistenza dell’autonoma organizzazione dalla circostanza che il professionista si avvalesse in modo continuativo delle prestazioni di un collaboratore, senza tuttavia effettuare un esame del concreto apporto da questi fornito all’effettivo svolgimento dell’attività professionale, onde verificare se il collaboratore espletasse o meno mansioni esecutive, ha fatto errata applicazione della normativa IRAP.

Responsabilità solidale negli appalti, per i debiti contributivi non vale il termine decadenziale

L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce chiarimenti in ordine al termine entro cui è possibile far valere la responsabilità solidale del committente per debiti contributivi, alla luce delle recenti pronunce di Cassazione.

Come noto, l’articolo 29, comma 2, del D.Lgs. n. 276/2003 sancisce il principio della responsabilità solidale del committente di un appalto di opere o servizi per i crediti retributivi e contributivi vantati dal lavoratore dipendente verso il proprio datore di lavoro/appaltatore. In particolare, la norma stabilisce che, in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto. La ratio è quella di garantire il pagamento del corrispettivo e degli oneri previdenziali dovuti, consentendo al lavoratore e agli Istituti previdenziali di esperire azione diretta nei confronti di un soggetto terzo, il committente, che di fatto ha beneficiato della prestazione lavorativa nell’ambito della quale tali crediti sono maturati.
Orbene, in relazione al regime di responsabilità solidale, occorre distinguere i crediti retributivi dei lavoratori dai crediti contributivi degli Istituti previdenziali, al fine di individuare i termini per l’esercizio delle relative azioni. Al riguardo, infatti, la Corte di Cassazione ha recentemente affermato che il regime decadenziale dei due anni trova applicazione esclusivamente all’azione esperita dal lavoratore. Sulla base di orientamento consolidato di giurisprudenza, la Corte argomenta che il rapporto di lavoro e quello previdenziale, per quanto connessi, sono tra loro distinti, atteso che l’obbligazione contributiva facente capo all’Inps, a differenza di quella retributiva, deriva dalla legge ed ha natura pubblicistica, risultando pertanto indisponibile. In secondo luogo, essa evidenzia come l’oggetto dell’obbligazione contributiva coincida con il “minimale contributivo strutturato dalla legge in modo imperativo”. Infine, l’applicazione estensiva del termine decadenziale porterebbe ad un effetto contrario rispetto a tale assetto normativo, ovvero alla possibilità che “alla corresponsione di una retribuzione a seguito dell’azione tempestivamente proposta dal lavoratore, non possa seguire il soddisfacimento anche dell’obbligo contributivo solo perché l’ente previdenziale non ha azionato la propria pretesa nel termine di due anni dalla cessazione dell’appalto”, con conseguente vulnus nella protezione assicurativa del lavoratore che, invece, la disposizione normativa in parola ha voluto potenziare.
In definitiva, va affermato il principio in virtù del quale il termine decadenziale biennale riguarda esclusivamente l’esercizio dell’azione nei confronti del responsabile solidale, da parte del lavoratore, per il soddisfacimento dei crediti retributivi, mentre l’azione promossa dagli Enti previdenziali per il soddisfacimento della pretesa contributiva è soggetta al solo regime prescrizionale:
– dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del FPLD e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, ridotti a cinque anni dal 1° gennaio 1996, salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
– cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.

Rilancio aree di crisi industriale, tempo scaduto per la presentazione delle domande

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha disposto la chiusura degli sportelli per la presentazione delle domande di agevolazione riguardanti programmi d’investimento nei comuni riconosciuti quali territori interessati da crisi industriale (D.M. 14 novembre 2019).

A fronte della revisione dei termini e delle modalità e procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento finalizzati alla riqualificazione delle aree di crisi industriale, il Ministero dello Sviluppo Economico ha ritenuto opportuno provvedere alla chiusura delle procedure a sportello attualmente in corso prevedendone la riapertura a seguito del completamento del suddetto processo di revisione.

Nello specifico, il suddetto Ministero ha disposto la chiusura degli sportelli per la presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni riguardanti i programmi d’investimento localizzati nei seguenti territori:
– comuni della Regione Friuli Venezia Giulia riconosciuti quali territori interessati da crisi industriale non complessa;
– comuni dell’area di crisi complessa di Livorno;
– comuni dell’area di crisi industriale non complessa della provincia di Massa Carrara;
– comuni del cratere sismico aquilano individuati dal “Programma Restart Abruzzo”.

Nessuna sanzione per il contribuente che si rivolge ad un professionista “fraudolente”

Non si applicano al contribuente, in evidente assenza di culpa in vigilando, le sanzioni amministrative pecuniarie in presenza di un comportamento manifestamente fraudolento del professionista incaricato dal contribuente di provvedere agli adempimenti contabili e fiscali. (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI – Ordinanza 18 novembre 2019, n. 29849).

Nella fattispecie esaminata dalla Cassazione, in controversia avverso un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate per il recupero del credito IVA indebitamente utilizzato in compensazione dal contribuente, con applicazione di interessi e sanzioni, la CTR accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente limitatamente alle sanzioni applicate, riconoscendo la responsabilità del consulente; sosteneva la CTR che i giudici di primo grado avevano pronunciato ultra petita, ovvero in assenza di domanda avanzata sulla disapplicazione delle sanzioni che, in ogni caso, erano dovute per culpa in vigilando del contribuente che aveva omesso di verificare l’effettiva esecuzione degli adempimenti fiscali da parte del consulente; avverso tale statuizione il contribuente propone ricorso per cassazione.
La Suprema Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie l’originario ricorso del contribuente, affermando che nella specie, la CTR ha fatto mal governo dell’enunciato principio di diritto in quanto, pur in presenza di un comportamento manifestamente fraudolento del professionista incaricato dal contribuente di provvedere agli adempimenti contabili e fiscali, consistito nella falsificazione della documentazione (ricevute di pagamento a mezzo F24) consegnata al contribuente a dimostrazione del regolare adempimento degli obblighi fiscali, e quindi in evidente assenza di culpa in vigilando, ha ritenuto comunque applicabili al contribuente le sanzioni amministrative pecuniarie, e ciò in violazione delle disposizioni censurate.

In scadenza la copertura al Fondo Sanilog per i familiari

C’è tempo fino a dopodomani 22 novembre per poter  rinnovare la copertura per l’anno 2020 al nucleo familiare al Fondo SANILOG

Fino al 22 novembre 2019 sarà possibile, per i dipendenti delle aziende che applicano il CCNL logistica, trasporto merci e spedizione, rinnovare la copertura di assistenza sanitaria integrativa per l’anno 2020 al nucleo familiare già iscritto nel 2019 ovvero procedere ad una prima iscrizione del nucleo familiare per l’anno 2020 (decorrenza della copertura dal 1° gennaio 2020).
Il contributo annuo per l’assistenza sanitaria integrativa del nucleo familiare – sia per un rinnovo copertura che per una nuova iscrizione – deve essere versato per intero dall’iscritto entro il 22 novembre 2019 ed è pari a:
– € 145 per coniuge / convivente “more uxorio”;
– € 125 per ciascun figlio.
I familiari dei dipendenti per i quali sarà effettuata l’iscrizione beneficeranno delle prestazioni sanitarie integrative dal 1° gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020; a tale data la polizza scadrà automaticamente a meno che il lavoratore iscritto non proceda esplicitamente al rinnovo della polizza per l’anno 2021 con le tempistiche e le modalità che saranno comunicate dal Fondo.
L’elenco delle prestazioni previste per i familiari, che ricalcano sostanzialmente quelle per i lavoratori iscritti, e le modalità di accesso alle stesse sono consultabili e scaricabili dall’Area Iscritti del sito www.fondosanilog.it.
Si ricorda che sono considerati familiari del lavoratore iscritto:
– coniuge;
– convivente “more uxorio”;
– figli conviventi fiscalmente e non fiscalmente a carico.