Fondo di solidarietà dell’UE per l’emergenza Coronavirus

Dal 1° Aprile 2020 entrano in vigore le nuove disposizioni sul Fondo di solidarietà dell’Unione europea per fronteggiare la pandemia da Covid-19 (Regolamento (CE) dell’11 novembre 2002, n. 2012/2002 modificato dal Regolamento (UE) del 30 marzo 2020, n. 2020/461 pubblicato nella G.U. Unione Europea 31 marzo 2020, n. L 99).

COMUNITA’ EUROPEA – Regolamento (CE) del Consiglio 11 novembre 2002, n. 2012/2002

Che istituisce il Fondo di solidarietà dell’Unione europea

Modifiche agli artt. 2, 3, 4 bis e 8

In vigore fino al 31.03.2020

In vigore dall’1.1.2020

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato ammissibile limitrofo. I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.

 

Articolo 2

1. Su richiesta di uno Stato membro o di un paese con cui sono in corso i negoziati di adesione all’Unione, di seguito denominato «Stato ammissibile», il Fondo può essere mobilitato qualora si producano serie ripercussioni sulle condizioni di vita dei cittadini, sulla salute umana, sull’ambiente naturale o sull’economia di una o più regioni di tale Stato ammissibile a seguito del verificarsi di:
a) una catastrofe naturale grave o regionale sul territorio dello stesso Stato ammissibile o di uno Stato limitrofo ammissibile; o
b) di una grave emergenza di sanità pubblica sul territorio dello stesso Stato ammissibile.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
I danni diretti causati come conseguenza diretta di una catastrofe naturale sono considerati parte dei danni causati da tale catastrofe naturale.
2. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale grave» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca, in uno Stato ammissibile, danni diretti stimati a oltre 3 000 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiori allo 0,6% del suo RNL.
2-bis. Ai fini del presente regolamento, per «grave emergenza di sanità pubblica» si intende qualsiasi pericolo potenzialmente letale o altrimenti grave per la salute, di origine biologica, in uno Stato ammissibile, che compromette gravemente la salute umana e che richiede interventi decisi per contenerne l’ulteriore diffusione e che comportano, per lo Stato ammissibile, un onere finanziario pubblico per le misure di risposta all’emergenza stimato a oltre 1 500 000 000 EUR a prezzi del 2011, o superiore allo 0,3% del suo RNL.
3. Ai fini del presente regolamento per «catastrofe naturale regionale» si intende qualsiasi catastrofe naturale che provochi, in una regione di livello NUTS 2 di uno Stato ammissibile, danni diretti superiori all’1,5% del prodotto interno lordo (PIL) di tale regione.
In deroga al primo comma, qualora la regione interessata, nella quale si è verificata la catastrofe naturale, sia una regione ultraperiferica ai sensi dell’articolo 349 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per «catastrofe naturale regionale» s’intende qualsiasi catastrofe naturale che provoca danni diretti superiori all’1% del PIL di tale regione.
Se la catastrofe naturale riguarda diverse regioni di livello NUTS 2, la soglia è applicata alla media del PIL di queste regioni ponderata in base alla parte dei danni totali subita da ciascuna regione.
4. Il Fondo può essere mobilitato anche per qualsiasi catastrofe naturale in uno Stato ammissibile che costituisce anche una catastrofe naturale grave in uno Stato ammissibile limitrofo.
5. Ai fini del presente articolo sono utilizzati dati statistici armonizzati forniti da Eurostat.

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe naturale è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe naturale, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.

I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.

Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.

 

Articolo 3

1. L’assistenza è concessa sotto forma di un contributo finanziario del Fondo. Per ogni catastrofe o emergenza ammissibile è concesso a uno Stato ammissibile un unico contributo finanziario.
2. L’obiettivo del Fondo è integrare gli sforzi degli Stati interessati e coprire una parte delle spese pubbliche sostenute per aiutare lo Stato ammissibile ad attuare, in base alla natura della catastrofe o emergenza ammissibile, le seguenti operazioni essenziali di emergenza e recupero:
a) ripristino della funzionalità delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell’energia, dell’acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione;
b) realizzazione di misure provvisorie di alloggio e finanziamento dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità della popolazione colpita;
c) messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e misure di protezione del patrimonio culturale;
d) ripulitura delle zone danneggiate, comprese le zone naturali, in linea, se del caso, con approcci eco-compatibili e ripristino immediato delle zone naturali colpite al fine di evitare gli effetti immediati legati all’erosione del suolo;
e) misure volte a fornire rapidamente assistenza, anche medica, alla popolazione colpita da una grave emergenza di sanità pubblica e a proteggere la popolazione dal rischio di essere colpita, per esempio attraverso la prevenzione, il monitoraggio o il controllo della diffusione di malattie, la lotta contro i gravi rischi per la salute pubblica o l’attenuazione del loro impatto sulla salute pubblica.
Ai fini della lettera a), per «ripristino della funzionalità» si intende il ripristino, per le infrastrutture e gli impianti, delle condizioni precedenti al verificarsi della catastrofe naturale. Qualora non sia giuridicamente possibile o economicamente giustificato ristabilire la situazione precedente al verificarsi della catastrofe naturale, o qualora lo Stato beneficiario decida di spostare l’infrastruttura o l’impianto colpiti o di migliorarne la funzionalità al fine di potenziare la capacità di resistenza alle catastrofi naturali future, il Fondo può contribuire ai costi di ripristino solo fino a concorrenza dell’ammontare dei costi stimati per il ripristino dello status quo ante.
I costi che eccedono il livello di cui al secondo comma sono finanziati dallo Stato beneficiario mediante fondi propri o, se possibile, mediante altri fondi dell’Unione.
Ai fini della lettera b), per «misure provvisorie di alloggio» si intende una sistemazione alloggiativa che dura fino a quando la popolazione colpita sia in grado di ritornare alle abitazioni originarie dopo che queste sono state riparate o ricostruite.
3. I pagamenti a titolo del Fondo si limitano a finanziare le misure destinate a mitigare i danni non assicurabili e sono recuperati qualora i costi sostenuti per riparare i danni siano in seguito coperti da terzi conformemente all’articolo 8, paragrafo 4.
4. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) non costituisce una spesa ammissibile di un’operazione, tranne qualora non sia recuperabile a norma della legislazione nazionale sull’IVA.
5. L’assistenza tecnica per la gestione, il monitoraggio, l’informazione e la comunicazione, la risoluzione dei reclami, il controllo e l’audit non è ammissibile per il contributo finanziario del Fondo.
I costi relativi alla preparazione e all’attuazione delle operazioni di cui al paragrafo 2, compresi quelli relativi alla perizia tecnica fondamentale, sono ammissibili come parte dei costi di progetto.
6. Qualora le operazioni di cui al paragrafo 2 a cui il Fondo ha contribuito finanziariamente generino entrate, il contributo finanziario totale del Fondo non supera i costi netti totali delle operazioni di emergenza e recupero sostenuti dallo Stato beneficiario. Lo Stato beneficiario allega una dichiarazione in tal senso nella relazione sull’attuazione del contributo del Fondo di cui all’articolo 8, paragrafo 3.
7. Il 1° ottobre di ogni anno dovrebbe essere rimanere disponibile almeno un quarto dell’importo annuo del Fondo per coprire i fabbisogni che si presentassero entro la fine dell’anno.

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 10% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 30 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.

 

Articolo 4-bis

1. Al momento della presentazione di una domanda di contributo finanziario del Fondo alla Commissione, uno Stato membro può chiedere il versamento di un anticipo. La Commissione effettua una valutazione preliminare per accertare se la domanda soddisfa le condizioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e verifica la disponibilità delle risorse di bilancio. Ove tali condizioni siano soddisfatte e siano disponibili risorse sufficienti, la Commissione può adottare, mediante un atto di esecuzione, una decisione con cui è concesso l’anticipo e versa tale anticipo senza indugio prima dell’adozione della decisione di cui all’articolo 4, paragrafo 4. Il versamento di un anticipo non pregiudica la decisione finale in merito alla mobilitazione del Fondo.
2. L’importo dell’anticipo non supera il 25% dell’importo del contributo finanziario previsto e in nessun caso è superiore a 100 000 000 EUR. Una volta che l’importo finale del contributo finanziario sia stato determinato, la Commissione tiene conto dell’importo dell’anticipo prima di provvedere al saldo del contributo finanziario. La Commissione recupera gli anticipi versati indebitamente.
3. Qualsiasi importo dovuto al bilancio generale dell’Unione è rimborsato entro il termine indicato nell’ordine di riscossione emesso a norma dell’articolo 78 del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio. Detto termine corrisponde all’ultimo giorno del secondo mese successivo all’emissione dell’ordine.
4. Al momento di adottare il progetto di bilancio generale dell’Unione per un dato esercizio finanziario, la Commissione, laddove necessario per garantire la tempestiva disponibilità di risorse di bilancio, propone al Parlamento europeo e al Consiglio di mobilitare il Fondo per un importo fino ad un massimo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi e di iscrivere i corrispondenti stanziamenti nel bilancio generale dell’Unione.
Le disposizioni di bilancio rispettano i massimali di cui all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento(UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio.

 

Articolo 8

1. Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di diciotto mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e di investimento dell’Unione;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe naturale;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe naturale nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici e alle catastrofi naturali; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta che la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e che il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

Articolo 8

Il contributo finanziario del Fondo è utilizzato entro un periodo di diciotto mesi a decorrere dalla data in cui la Commissione ha erogato l’intero importo dell’assistenza. La parte di contributo finanziario che non sia stata impiegata entro tale termine o che sia stata utilizzata per operazioni non ammissibili è recuperata dalla Commissione a carico dello Stato beneficiario.
2. Gli Stati beneficiari cercano di ottenere ogni possibile indennizzo da terzi.
3. Entro sei mesi dalla scadenza del periodo di 18 mesi di cui al paragrafo 1, lo Stato beneficiario presenta una relazione sull’attuazione del contributo finanziario del Fondo corredata di una dichiarazione giustificativa delle spese. La relazione indica gli altri finanziamenti eventualmente ricevuti per le operazioni interessate, compresi i rimborsi assicurativi e gli indennizzi ottenuti da terzi.
La relazione di attuazione precisa, a seconda della natura della catastrofe o emergenza ammissibile:
a) le misure di prevenzione adottate o proposte dallo Stato beneficiario per limitare futuri danni ed evitare, nella misura del possibile, il ripetersi di catastrofi naturali o emergenze di sanità pubblica analoghe, compreso l’uso a tal fine dei fondi strutturali e d’investimento europei;
b) lo stato di attuazione della pertinente legislazione dell’Unione in materia di prevenzione e gestione dei rischi di catastrofe;
c) l’esperienza acquisita dalla catastrofe o emergenza nonché i provvedimenti adottati o proposti per garantire la protezione dell’ambiente e la resilienza in relazione ai cambiamenti climatici, alle catastrofi naturali e alle emergenze di sanità pubblica; e
d) qualsiasi altra informazione pertinente sulle misure di prevenzione e mitigazione adottate in relazione alla natura della catastrofe naturale o dell’emergenza di sanità pubblica.
La relazione di attuazione è corredata del parere di un organismo di revisione contabile indipendente, elaborato conformemente alle norme di revisione internazionalmente riconosciute, che attesta se la dichiarazione giustificativa delle spese fornisce un quadro fedele e se il contributo finanziario del Fondo è legale e regolare, conformemente all’articolo 59, paragrafo 5, e all’articolo 60, paragrafo 5, del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
Al termine della procedura di cui al primo comma la Commissione effettua la chiusura dell’assistenza del Fondo.
4. Qualora il costo di indennizzo dei danni sia successivamente coperto da terzi, la Commissione chiede allo Stato beneficiario il rimborso della somma corrispondente compresa nel contributo finanziario del Fondo.

INL, ulteriori indicazioni operative sui procedimenti amministrativi “non differibili”

Alla luce dell’emanazione del D.M. del 25 marzo 2020, con il quale sono state apportate modifiche all’elenco della attività produttive non sospese di cui all’allegato 1 del D.P.C.M. 22 marzo 2020, l’INL ha ritenuto opportuno integrare le indicazioni già fornite in merito alla gestione dei procedimenti amministrativi “indifferibili”, ad istanza di parte (Ispettorato nazionale del lavoro, nota 30 marzo 2020, n. 2333).

Ai fini della procedura per il superamento della durata massima del contratto a tempo determinato, le istanze da istruire sono esclusivamente quelle riguardanti le attività non sospese. Così, è opportuno che l’istanza del datore di lavoro sia corredata dall’indicazione del codice ATECO dell’attività produttiva in relazione alla quale l’istanza viene formulata e da una sua dichiarazione in ordine alla prosecuzione della stessa, anche in relazione alla eventuale comunicazione fatta al Prefetto (art. 1, co. 1, lett. D), D.P.C.M. 22 marzo 2020). I funzionari, da canto loro, sono tenuti a controllare la corrispondenza del codice ATECO indicato dal datore di lavoro con quello risultante dal Registro imprese, nonché con quelli elencati in allegato al D.M. 25 marzo 2020, oltre che ad acquisire copia della comunicazione al Prefetto. In mancanza dei presupposti, non può aver luogo l’emanazione del provvedimento, dandone comunicazione all’istante. Inoltre, laddove emerga che l’attività produttiva non rientri tra quelle ammesse a prosecuzione, sarà effettuata una comunicazione alla Prefettura per gli adempimenti di competenza.
Anche per l’interdizione anticipata/post partum, l’istanza del datore di lavoro deve essere corredata dall’indicazione del codice ATECO dell’attività, della dichiarazione in ordine alla sua prosecuzione e dell’eventuale comunicazione fatta al Prefetto ai sensi del D.P.C.M. 22 marzo 2020. L’istanza della lavoratrice, invece, può essere corredata esclusivamente dalla dichiarazione in ordine alla prosecuzione dell’attività lavorativa. Il funzionario è tenuto ad effettuare le verifiche in relazione alla corrispondenza del codice ATECO alle attività non sospese. In mancanza dei predetti adempimenti, il provvedimento di interdizione non può essere emanato e si procede con la segnalazione al Prefetto ove la dichiarata prosecuzione dell’attività produttiva sia in contravvenga la legge.
In riferimento, infine, al termine dei 60 giorni per la verifica degli adempimenti derivanti dalla prescrizione (art. 21, D.Lgs. n. 758/1994), anche esso è evidentemente differibile. La scelta di quando svolgere la verifica dell’adempimento, fatte salve le eventuali indicazioni delle locali Procure, deve tuttavia tener conto di diversi fattori, fra i quali i contenuti della stessa prescrizione. Certamente, appaiono non procrastinabili le verifiche concernenti la regolarizzazione di violazioni che espongono i lavoratori ad un rischio immediato come abitualmente può avvenire nelle ipotesi di un “divieto d’uso di attrezzature”, di un “fermo di lavorazioni” o altro provvedimento avente analogo scopo.

Fringe benefit: onere del compenso al procuratore trasferito alla società sportiva

Con l’Ordinanza n. 7377 del 17 marzo 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che in assenza di un “mandato diretto”, se la società sportiva sostiene l’onere del compenso al procuratore per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro tra la società e il giocatore, la somma pagata si considera fringe benefit per il giocatore, quale beneficiario indiretto. La somma concorre a formare il reddito di lavoro dipendente del calciatore da assoggettare a tassazione (Corte di Cassazione – Ordinanza 17 marzo 2020, n. 7377).

L’attività degli agenti di calciatori è regolata da una particolare disciplina secondo cui può essere eseguita solo dopo che l’agente abbia ricevuto formale incarico da parte del calciatore o della società sportiva, mediante la compilazione, a pena di inefficacia, di appositi moduli (predisposti dalla commissione degli agenti dei calciatori), in quadruplice copia, da depositare anche presso la segreteria dell’organo federale e presso la suddetta commissione, distinti per colore: il modulo blu (mandato tra calciatore e agente) e il modulo rosso (mandato tra società sportiva e agente).
Nella controversia esaminata dalla Corte Suprema con l’ordinanza n. 7377/2020, proprio l’assenza del mandato tra la società e il procuratore (modulo rosso) ha legittimato la presunzione dedotta dal Fisco, che il compenso pagato dalla società sportiva all’agente per la consulenza nella preparazione del contratto di lavoro con il giocatore, in realtà, costituisse un fringe benefit in favore del giocatore, attraverso il trasferimento del costo della prestazione dell’agente dal calciatore alla società.
In altri termini il giocatore si ritiene beneficiario indiretto del compenso, da includere tra i redditi di lavoro subordinato in forza del principio di onnicomprensività, in quanto, anche se l’importo risultasse concordato tra la società e il procuratore dello sportivo, sostanzialmente rappresenta il compenso per le prestazioni professionali di assistenza e consulenza del procuratore a favore del calciatore.
I giudici di legittimità hanno dunque rigettato il ricorso del giocatore, evidenziando che secondo il principio di onnicomprensività “il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro”.
Ciò comporta che si debbano includere tra i redditi di lavoro dipendente anche gli importi e le erogazioni in genere integranti, come nel caso di specie, un vantaggio accessorio attribuito dal datore di lavoro al dipendente in aggiunta alla normale retribuzione (fringe benefits).
Nella fattispecie concreta, la mancata esibizione, durante la verifica fiscale della GdF presso la società sportiva, del cd. “mandato rosso”, che avrebbe attestato l’esistenza di un rapporto contrattuale diretto tra la società di calcio e il procuratore sportivo, privilegia la qualificazione della somma pagata dalla società all’agente, non come un costo deducibile della società di calcio, ma come un reddito (aggiuntivo) di lavoro dipendente (fringe benefit), imponibile in capo al calciatore, assistito dal procuratore, sul presupposto che l’attività dell’agente (seppure pagata dalla società) fosse svolta nell’esclusivo interesse del calciatore, in virtù del rapporto contrattuale esistente tra lo sportivo e il procuratore.

Posticipata a novembre l’una tantum per le Agenzie di Viaggio

Siglato il 30/3/2020, tra la FIAVET e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTUCS-UIL, l’accordo che ha previsto il rinvio a novembre 2020 dell’erogazione della seconda tranche di una tantum per il personale delle agenzie di viaggio.

Considerato che il settore del Turismo si trova a dover affrontare una situazione di crisi senza precedenti imputabile all’attuale emergenza sanitaria ed alle misure di contenimento adottate per contrastare la diffusione del COVID-19 (CORONAVIRUS), determinando il fermo delle attività delle aziende turistiche.

Le predette conseguenze economiche negative inducono le parti a non aggravare ulteriormente i conti aziendali, onde evitare conseguenze negative in aggiunta al calo dei fatturati in corso e futuri ed in termini occupazionali.
In corrispondenza con il corrente mese di marzo, il CCNL 24/7/2019 prevede l’erogazione della II tranche di una tantum
Le Parti, alla luce di quanto discusso e condiviso in via telematica, concordano il rinvio dell’erogazione della II tranche di una tantum prevista per il mese di marzo 2020 al mese di novembre 2020, fatti salvi gli accordi di miglior favore sottoscritti in materia.
Per il personale in forza alla data del luglio 2019 sarà riconosciuta, per il servizio prestato nell’ambito del rapporto di lavoro in essere alla predetta data nel corso del periodo 1 gennaio 2019 – 30 giugno 2019 (carenza contrattuale), la seconda tranche di una tantum, riportata nella tabella seguente:

Livello

Importo

1 111,00
2 101,25
3 95,25
4 90,00
5 84,75
6 80,25
6 S 81,00
7 75,00
QUADRO A 128,25
QUADRO B 118,50
APP.PROFESS. 60,00

Ai lavoratori che non abbiano prestato servizio per l’intero periodo di carenza contrattuale, gli importi verranno erogati pro quota, in ragione di un sesto per ogni mese intero di servizio prestato. A tal fine non verranno considerate le frazioni di mese inferiori a 15 giorni, mentre quelle pari o superiori a 15 giorni verranno computate come mese intero.
Analogamente si procederà per i casi in cui non sia dato luogo a retribuzione nello stesso periodo, a norma di legge e di contratto (ivi compresa la malattia), con esclusione dei casi di maternità ed infortunio.
Per il personale in servizio con rapporto di lavoro a tempo parziale, l’erogazione avverrà con criteri di proporzionalità.
Gli importi una tantum di cui sopra sono erogati a titolo di indennizzo per il periodo di carenza contrattuale e non sono utili agli effetti del computo di alcun istituto di legge e contrattuale né del trattamento di fine rapporto.

Conferimento SPT, chiarimenti dal CNDCEC

Forniti chiarimenti sul conferimento di una STP in una newco STP (CNDCEC – PO n. 31/2020).

La partecipazione ad una STP è incompatibile con la partecipazione ad altra STP.
L’incompatibilità della partecipazione del socio a più società professionali si determina anche nel caso di STP multidisciplinare e si applica per tutta la durata dell’iscrizione della società all’Ordine di appartenenza.
Ne consegue che, mentre sembrerebbe consentito al socio professionista svolgere contemporaneamente attività professionale anche in forma individuale o associata, allo stesso è precluso partecipare a più STP.
Inoltre, sembrerebbe esclusa la possibilità che una STP partecipi ad altra STP, considerato che, in tal modo, verrebbe ad essere indirettamente elusa la regola per cui la partecipazione del socio è consentita esclusivamente in una STP.
Pertanto, la regola enunciata deve orientare le scelte del professionista in qualsivoglia operazione di conferimento dello studio professionale in una STP, ovvero di trasferimento delle partecipazioni societarie.
Il CNDCEC evidenzia che l’incompatibilità del socio viene meno alla data in cui il recesso del socio, l’esclusione dello stesso, ovvero il trasferimento dell’intera partecipazione alla STP producono i loro effetti per quanto riguarda il rapporto sociale (ovverossia dalla data di iscrizione presso il registro delle imprese dell’atto che direttamente interessa il socio). Infine, il mancato rilievo o la mancata rimozione della situazione di incompatibilità, desumibile anche dalle risultanze dell’iscrizione all’Albo tenuto presso l’Ordine, integrano illecito disciplinare sia per il singolo professionista, sia per la STP.