Indicazioni sullo sgravio contributivo alternativo alla CIG

L’Inps ha fornito indicazioni per i datori di lavoro che intendano esercitare la sopra illustrata facoltà di rinunciare alla frazione di esonero richiesto e non goduto di cui all’articolo 12, comma 15, del DL n. 137/2020.

In favore dei datori di lavoro del settore privato, con esclusione di quello agricolo, che non richiedano i nuovi trattamenti di integrazione salariale, l’art. 12, co. 5, DL n. 137/2020 ha prevsto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico. Il successivo comma 15 dispone che: “I datori di lavoro privati che abbiano richiesto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali ai sensi dell’articolo 3, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, possono rinunciare per la frazione di esonero richiesto e non goduto e contestualmente presentare domanda per accedere ai trattamenti di integrazione salariale di cui al presente articolo. La facoltà di cui al periodo precedente può essere esercitata anche per una frazione del numero dei lavoratori interessati dal beneficio”.
In assenza di una definizione normativa del concetto di “frazione” di esonero a cui l’azienda debba rinunciare, al fine di accedere alle misure previste dal DL n. 137/2020, tale requisito deve ritenersi soddisfatto anche in caso di rinuncia alla quota di esonero relativa a un solo lavoratore.
Al fine di procedere alla restituzione della quota di esonero di cui all’articolo 3 del DL n. 104/2020, i datori di lavoro interessati che non abbiano già provveduto all’invio di flussi regolarizzativi, valorizzeranno all’interno di <DenunciaIndividuale>, <AltreADebito>:
– nell’elemento <CausaleADebito> il nuovo codice causale “M903”, che assume il significato di “Restituzione quota Sgravio Articolo 3 del decreto legge n.104/2020”;
– nell’elemento <ImportoADebito>, indicheranno il relativo importo.
Il codice di restituzione sopra indicato può essere esposto unicamente dai datori di lavoro contraddistinti dal codice di autorizzazione “2Q” e sulle denunce di competenza dei mesi da settembre 2021 a dicembre 2021.

Estensione della copertura ai familiari degli iscritti al Fondo Sanifonds Trentino

Fino al 15 novembre è possibile iscrivere, al Fondo sanitario del Trentino Sanifonds, i propri familiari

Sanifonds è il Fondo sanitario integrativo del Trentino, costituito dalla Provincia autonoma di Trento, Associazione artigiani e piccole imprese della provincia di Trento, Associazione albergatori e imprese turistiche della provincia di Trento, Confcommercio-Imprese per l’Italia Trentino, Confesercenti del Trentino, Cooperazione Trentina, Confindustria Trento, CGIL del Trentino, USR CISL del Trentino C.S.R. UIL di Trento, CISPEL-Federservizi Trentino-Alto Adige.
Il Fondo, in base ai propri documenti regolamentari, è aperto a tutti i dipendenti pubblici e privati del Trentino.
Il Fondo comunica che, per i dipendenti comunicati a Sanifonds per la prima volta dopo il 1° maggio 2021, dal 1° ottobre al 15 novembre 2021 è possibile estendere la copertura Sanifonds ai propri familiari, per le spese dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2023.

I beni strumentali nuovi in comodato d’uso rientrano nel “bonus investimenti 4.0”

È possibile beneficiare del bonus investimenti 4.0, in relazione all’acquisto di beni agevolabili, collocati fisicamente presso terzi (fornitori) in comodato d’uso, a condizione che: siano”strumentali” ed “inerenti” alla propria attività; siano utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante; cedano le proprie utilità anche all’impresa proprietaria/comodante. (Agenzia delle Entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 718)

La questione esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda la spettanza del credito d’imposta per l’acquisto di beni materiali strumentali nuovi 4.0 (“investimenti 4.0” in strumenti di stampaggio), nell’ipotesi in cui tali beni siano installati presso soggetti terzi (fornitori) e da questi utilizzati, per mezzo di contratti di comodato, per produrre componenti in plastica per la comodante e, quindi, nell’ambito di un’attività strettamente funzionale alle esigenze aziendali della stessa.

In base alla disciplina agevolativa, è riconosciuto un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi ricompresi nell’allegato A annesso alla Legge di Bilancio 2017 (Beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”). In particolare, per i suddetti investimenti:

A) effettuati dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 20% del costo, per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro, e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili, pari a 10 milioni di euro.

B) effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
– 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

C) effettuati a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del:
– 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
– 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;
– 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

La sussistenza dei requisiti tecnici richiesti per l’inclusione degli investimenti tra i suddetti beni agevolabili può essere verificata tramite richiesta di un parere tecnico (interpello) al Ministero dello Sviluppo Economico.

Con riferimento all’ambito oggettivo dell’agevolazione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di beni concessi in comodato d’uso a terzi il comodante può beneficiare del credito d’imposta, a condizione che i beni in questione siano “strumentali” ed “inerenti” alla propria attività.
A tal proposito, ha evidenziato che, nell’ipotesi di comodato, il bene – anche se fisicamente non collocato nel luogo di ordinario svolgimento dell’attività e anche se non utilizzato in maniera diretta – può considerarsi parte integrante del complesso di beni organizzati dall’imprenditore ai fini del raggiungimento delle finalità dell’impresa qualora favorisca il consolidamento e lo sviluppo dei rapporti commerciali con il comodatario e la diffusione sul mercato dei prodotti commercializzati, costituendo un “mezzo” per il raggiungimento del “fine” della società comodante, che è quello della produzione di ricavi.
Pertanto, i beni devono essere utilizzati dal comodatario nell’ambito di un’attività strettamente funzionale all’esigenza di produzione del comodante e gli stessi devono in ogni caso cedere le proprie utilità anche all’impresa proprietaria/comodante.
Ai fini dell’agevolazione, dunque, relativamente ai beni agevolabili concessi in comodato, il comodante deve essere in grado di dimostrare, in sede di verifica, la sussistenza delle suddette condizioni, in particolare, di trarre utilità dalla stipula dei contratti di comodato con i fornitori.

Cassa Edile di Ravenna: Contributi in vigore dall’1/10/2021

La Cassa Edile della Provincia di Ravenna, pubblica il riepilogo dei Contributi in vigore dall’1/10/2021 per le aziende che applicano CCNL Industria e il CCNL PMI, del settore dell’Edilizia

RIEPILOGO CONTRIBUTI CCNL INDUSTRIA – PMI
(CONTRIBUZIONE IN VIGORE DAL 1/10/2021)

CONTRIBUTI

IMPRESA

LAVORATORE

Contributo Cassa Edile 1,875% 0,375%
Contributo Gratifica Mal./Inf. 0,50%  
Contributo Assistenze e Mutualità Territoriali 0,50%  
Q.te Nazionali Servizio 0,20% 0,20%
Q.te Territoriali Servizio 0,25%  
Contributo ISPER-CPT 1,20%  
Contributo fondo prepensionamenti 0,20%  
Contributo ISPER-CPT INTERINALI 0,20%  
Contributo agg.vo lavori temporanei INTERINALI 4,17%  
Versamenti previdenza complementare Somma dei versamenti contrattuali e di adesione eseguiti dalle imprese e dai lavoratori ai fondi di Previdenza Complementare Prevedi o Fondapi – Il contributo contrattuale mensile è pari a euro 10,00 (su base 100, riparametrato). Per gli impiegati è dovuto su 14 mensilità.
Contributi APE Tale contributo viene versato dalle imprese nella misura del 5,70% dove applicabile lo sgravio contributivo di cui all’art. 15 del Contratto Integrativo Territoriale e nella misura del 7,70% se non applicabile lo sgravio contributivo.
RLST Tale contributo è dovuto dalle imprese nella misura dello 0,35% – Se il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è stato eletto all’interno dell’azienda con unità produttiva fino a 15 dipendenti è ridotto allo 0,15% – Se il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) è stato eletto all’interno dell’azienda con unità produttiva oltre 15 dipendenti è ridotto allo 0,25%
Quota associativa ANCE Territoriale 0,50% Tale contributo è dovuto dalle imprese associate all’ANCE con sede legale nelle province di Ravenna e Rimini
Quota associativa ANCE Fuori provincia 1,30% Tale contributo è dovuto dalle imprese associate all’ANCE con sede legale fuori dalle province di Ravenna e Rimini
Contributo Fondo Incentivo Occupazione 0,10% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its sulle sole ore lavorate
Contributo Fondo Sanitario Operai 0,60% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its e da versare su un minimo di 120 ore lavorate.
Contributo Fondo Sanitario Impiegati 0,26% Tale contributo è dovuto dalle imprese e calcolato sui seguenti elementi della retribuzione: minimo in vigore, contingenza, edr, its. Nel caso di lavoratori a tempo parziale il contributo è riproporzionato sulla base del minor orario di lavoro effettuato.

Inattività lavorativa: spettanza assegno invalidità

L’INPS fornisce chiarimenti sul requisito di inattività lavorativa ai fini della liquidazione dell’assegno mensile di invalidità di cui all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118.

La Corte di Cassazione, con diverse pronunce, è intervenuta sul requisito dell’inattività lavorativa di cui all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, come modificato dall’articolo 1, comma 35, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, affermando che il mancato svolgimento dell’attività lavorativa integra non già una mera condizione di erogabilità della prestazione ma, al pari del requisito sanitario, un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale, la mancanza del quale è deducibile o rilevabile d’ufficio in qualsiasi stato e grado del giudizio.
La giurisprudenza di legittimità, quindi, è costante nel ritenere che lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude il diritto al beneficio di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971 (cfr. Cass. n. 17388/2018; n. 18926/2019).
Alla luce di tale consolidato orientamento, a fare data dal 14/10/2021, l’assegno mensile di assistenza di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario.