Superbonus: nuovi chiarimenti dal Fisco

Forniti nuovi chiarimenti in materia di Superbonus (Agenzia delle Entrate – Risposte nn. 253 e 254 del 15 aprile 2021).

Applicazione del regime agevolativo a favore di una cooperativa sociale di produzione e lavoro

Con riferimento al caso di specie, una cooperativa sociale di produzione e lavoro che, in base all’articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, corrisponde retribuzioni per un importo non inferiore al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie è esente dalle imposte sui redditi ovvero fruisce di una esenzione parziale se l’ammontare delle retribuzioni è inferiore al 50 per cento.
Pertanto, qualora la cooperativa istante:
– corrisponda retribuzioni per un importo non inferiore al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie, rientrando tra le ipotesi di esenzione dalle imposte sui redditi di cui al citato articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, non potrà beneficiare del Superbonus, né potrà esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione;
– usufruisca della esenzione parziale dalle imposte sui redditi, ai sensi del medesimo articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, potrà accedere al Superbonus, nel rispetto delle condizioni e degli adempimenti ivi previsti con la possibilità di optare per la fruizione del predetto Superbonus in una delle modalità alternative previste dall’articolo 121 del decreto Rilancio.
Con riferimento, invece, alla tipologia degli interventi ammessi, il Superbonus non spetta per le spese relative agli interventi di riqualificazione energetica globale del fabbricato, ai sensi del comma 344 della legge n. 296 del 2006, costituendo quest’ultimo un intervento a sé stante.
Tuttavia, nel rispetto di tutte le altre condizioni normativamente previste, potrà accedere al Superbonus per gli interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici nonché per l’istallazione delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Servizi connessi alla realizzazione degli interventi agevolabili forniti da un unico contraente generale

Nel caso di specie, l’Istante rappresenta di essersi affidato a un fornitore unico che opera come “contraente generale “, che provvederà alla progettazione e realizzazione delle opere, rapportandosi, ai fini dell’esecuzione dell’intero intervento, da un lato, con il committente e dall’altro con tutti i soggetti coinvolti nello svolgimento degli adempimenti necessari per il completamento dell’intervento stesso. In particolare, i servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione, svolti da professionisti incaricati dall’Istante, saranno fatturati dal professionista al fornitore unico, che poi li addebiterà in fattura all’Istante, in virtù di un mandato senza rappresentanza.
Il contratto stipulato dall’Istante con il “contraente generale” include anche le attività inerenti l’ottenimento del visto di conformità e il rilascio delle asseverazioni previste dalla disciplina agevolativa. I fornitori e i professionisti – individuati dall’Istante – effettuano la propria prestazione nei confronti del “contraente generale”, che agisce su specifico mandato senza rappresentanza conferito dal committente Istante (beneficiario della detrazione).
In particolare, i corrispettivi spettanti per il servizio professionale reso sono fatturati al “contraente generale” e da questi analiticamente riaddebitati all’Istante che, quindi, riceve una fattura dal “contraente generale”, con l’indicazione di detti corrispettivi per la prestazione di servizi acquistati per conto del committente.
Nell’ambito dell’attività espletata, nel caso rappresentato, il “contraente generale ” propone, peraltro, di operare lo sconto in fattura al committente (istante), a titolo di pagamento parziale o totale dei beni e servizi prestati, recuperando il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante.
Tanto premesso, l’Agenzia ritiene che l’Istante possa accedere al Superbonus ed esercitare l’opzione per lo sconto in fattura in relazione ai costi che l’impresa, in qualità di ” contraente generale”, gli fatturerà per la realizzazione di interventi specifici oggetto di agevolazione, inclusi quelli relativi ai servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione (visto di conformità e asseverazioni).
In particolare, essendo necessario, ai fini del Superbonus e dell’esercizio dell’opzione, che siano documentate le spese sostenute e rimaste effettivamente a carico del committente/beneficiario dell’agevolazione, nella fattura emessa dal ” contraente generale ” per riaddebitare all’Istante le spese relative ai servizi professionali, o in altra idonea documentazione, deve essere descritto in maniera puntuale il servizio ed indicato il soggetto che lo ha reso.
Resta fermo che il riconoscimento dello sconto in fattura da parte del fornitore unico anche per servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione è consentita, a condizione che gli effetti complessivi siano i medesimi di quelli configurabili nell’ipotesi in cui i professionisti che rendono i servizi in questione avessero effettuato direttamente lo sconto in fattura al committente, beneficiario dell’agevolazione.
L’Agenzia sottolinea che sono agevolabili tutte le spese caratterizzate da un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione, specificando che tra le predette spese non rientrano i compensi specificatamente riconosciuti all’amministratore per lo svolgimento degli adempimenti dei condomini connessi all’esecuzione dei lavori e all’accesso al Superbonus. Tale chiarimento risulta estendibile anche all’eventuale corrispettivo corrisposto al contraente generale” per l’attività di “mero” coordinamento svolta e per lo sconto in fattura applicato, trattandosi, anche un questo caso, di costi non “direttamente” imputabili alla realizzazione dell’intervento. Pertanto tale corrispettivo è, in ogni caso, escluso dall’agevolazione.

Codici tributo per fruire della proroga del regime dei lavoratori impatriati

Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello F24 ELIDE, degli importi per l’adesione alla proroga per ulteriori cinque anni del regime speciale previsto per i lavoratori impatriati di cui all’art. 16, co. 3-bis, D.Lgs. n. 147/2015 (Agenzia Entrate – risoluzione 15 aprile 2021, n. 27).

Il regime speciale dei lavoratori impatriati può essere prorogato per ulteriori cinque periodi d’imposta, prevedendo una tassazione del 50% ovvero del 10% del reddito, in presenza di specifici requisiti.

Si può optare per la proroga, previo versamento di un importo del 10% o del 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione, mediante il modello di pagamento F24, senza la possibilità di avvalersi della compensazione.

In tal senso, per consentire il versamento dei suddetti importi, tramite il modello di versamento “F24 Versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE), l’Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo:
– “1860” denominato “Importo dovuto (10 per cento) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. a), del DL n. 34 del 2019”;
– “1861” denominato “Importo dovuto (5 per cento) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. b), del DL n. 34 del 2019”.

In sede di compilazione del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” devono essere indicati:

– nella sezione “CONTRIBUENTE” i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore che opta per l’adesione al regime agevolato;
– nella sezione “ERARIO ED ALTRO”:
a) nel campo “tipo”, la lettera “R”;
b) nel campo “elementi identificativi”, se applicabile, il codice fiscale del datore di lavoro cui il lavoratore dipendente presenterà la richiesta di applicazione del regime agevolato;
c) nel campo “codice”, il codice tributo sopra indicato;
d) nel campo “anno di riferimento”, l’anno corrispondente al primo periodo d’imposta di fruizione dell’agevolazione di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, nel formato “AAAA”;
e) nel campo “importi a debito versati”, l’importo dovuto.

Accertamento per trasparenza al socio: efficacia del giudicato favorevole alla società

La Corte di Cassazione ha affermato che l’annullamento dell’avviso di accertamento o la riduzione della pretesa creditoria nei confronti della società di persone, comporta l’annullamento o la corrispondente diminuzione della pretesa fiscale anche della cartella di pagamento emessa nei confronti del socio illimitatamente responsabile. A tal fine la sentenza favorevole alla società spiega efficacia nei confronti dei soci solo se passata in giudicato (Ordinanza 14 aprile 2021, n. 9860).

La controversia riguarda l’impugnazione della cartella di pagamento conseguente all’avviso di accertamento non impugnato, ricevuto dal contribuente in qualità di socio a seguito di attribuzione per trasparenza del maggior reddito accertato nei confronti della società di persone partecipata all’esito di indagini bancarie in cui sono emerse movimentazioni finanziarie non giustificate.
I giudici tributari hanno parzialmente accolto il ricorso del contribuente, riconoscendo una riduzione del maggior reddito attribuito, sul presupposto di una corrispondente decisione favorevole nel giudizio riguardante la società a cui il socio ha partecipato in qualità di litisconsorte necessario.
La decisione è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate che ha eccepito:
– l’inammissibilità del ricorso avverso la cartella esattoriale il cui prodromico avviso di accertamento non era stato impugnato dal contribuente;
– l’inefficacia della sentenza favorevole alla società partecipata in assenza del passaggio in giudicato.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari accogliendo parzialmente i motivi del ricorso erariale.
In merito all’impugnabilità della cartella di pagamento, la Suprema Corte ha osservato che in materia di società di persone, allorquando viene contestata la distribuzione al socio del reddito non dichiarato, il fatto che non sia più possibile il ricorso autonomo, e tuttavia la parte possa essere chiamata in causa legittimamente, deve essere inteso nel senso che la sentenza favorevole al contribuente possa essere opposta all’Ufficio (nonostante la definitività dell’accertamento nei suoi confronti), ad esempio per impugnare la cartella esattoriale e gli atti successivi della riscossione, con il solo limite della irripetibilità di quanto già pagato.
Per quanto riguarda l’efficacia della sentenza favorevole alla società partecipata, la Corte Suprema ha affermato che solo la sentenza passata in giudicato in ordine all’avviso di accertamento emesso nei confronti della società di persone spiega efficacia anche nei confronti dei soci che, pur avendo partecipato al giudizio in qualità di litisconsorti necessari, non hanno impugnato l’avviso di accertamento emesso nei loro confronti. In particolare, quanto agli accertamenti divenuti definitivi perché non impugnati, vale la regola già ricordata della non autonoma impugnabilità e della opponibilità all’amministrazione finanziaria del giudicato favorevole al contribuente, che si formi nel giudizio nel quale lo stesso intervenga come litisconsorte, con il solo limite della irripetibilità di quanto pagato.

Struttura per le crisi d’impresa

Nuove competenze professionali qualificate e strumenti innovativi per risolvere le crisi aziendali (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Decreto 09 marzo 2021, Comunicato 15 aprile 2021)

Il decreto, firmato dal Ministro dello Sviluppo economico, d’intesa con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, riorganizza le funzioni e la composizione della Struttura per le crisi d’impresa.
Il decreto, che ha ottenuto il via libera della Corte dei Conti, potenzia l’organismo che supporta il vertice politico-amministrativo nella gestione dei tavoli di crisi, dotandolo di competenze professionali qualificate, funzionali a elaborare proposte operative e di intervento per il superamento delle crisi aziendali.
L’obiettivo è individuare strumenti innovativi per favorire azioni di reindustrializzazione e riconversione delle aree colpite dalla crisi, nonché tutelare e salvaguardare i lavoratori coinvolti.
La Struttura avrà inoltre il compito di favorire l’attrazione di investimenti, sia attraverso investitori nazionali che internazionali, quale strumento per la risoluzione di crisi aziendali.
A tal riguardo la Struttura stessa, la cui articolazione prevede un coordinatore che sarà nominato dal Ministro a seguito di una procedura di selezione, opererà in sinergia con i rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali. Potranno, inoltre, essere coinvolti rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali.

Iva ordinaria per la cessione di cucine arredate

La cessione di cucine arredate, ricomprese in unità abitative oggetto di compravendita sconta sempre l’Iva ordinaria, sia verso il cliente finale sia al passaggio dal produttore alla società immobiliare. Pertanto, la società immobiliare che commercializza abitazioni con annesse cucine funzionanti, non può accedere aliquote ridotte dell’Iva, in relazione alla compravendita delle stesse cucine, in quanto trattasi di operazioni di compravendita di beni differenti, alle quali non è possibile applicare il medesimo trattamento IVA (Agenzia Entrate – risoluzione 14 aprile 2021, n. 25).

Sulla valutazione se la cessione di una cucina funzionante all’interno di un’unità immobiliare (c.d. cessione “a corpo”) costituisca un’unica operazione immobiliare oppure un’operazione distinta, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che una cucina funzionante collocata all’interno di una unità abitativa non possiede le caratteristiche proprie dei beni immobili ed infatti una cucina arredata non può dirsi:

– incorporata nel fabbricato o nell’edificio, essendo, di norma, agevolmente smontabile e rimuovibile;

– parte integrante di un fabbricato o di un edificio: in mancanza di una cucina arredata il fabbricato o l’edificio non può dirsi incompleto, diversamente da quanto accadrebbe per l’eventuale mancanza di porte, finestre, tetti, scale e ascensori;

– installata in modo permanente in un fabbricato o in un edificio, potendo essere rimossa senza di per sé distruggere o alterare il fabbricato o l’edificio stesso.

Nel Decreto IVA è preciato che “Il trasporto, la posa in opera, l’imballaggio, il confezionamento, la fornitura di recipienti o contenitori e le altre cessioni o prestazioni accessorie ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, effettuati direttamente dal cedente o prestatore ovvero per suo conto e a sue spese, non sono soggetti autonomamente all’imposta nei rapporti fra le parti dell’operazione principale”.

In merito ai criteri in base ai quali un’operazione possa, agli effetti dell’IVA, qualificarsi accessoria, la Corte di Giustizia UE ha precisato che “una prestazione deve essere considerata accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore”.

Tali principi sono stati recepiti dalla Suprema Corte di Cassazione secondo cui “la prestazione accessoria deve essere strumentale a quella principale e avere il fine di permettere l’effettuazione o la migliore fruizione della prestazione principale; cioè l’elemento decisivo è rappresentato dal fatto che l’operazione accessoria si configuri essenzialmente come un mezzo per il completamento o la realizzazione della operazione principale.

Coerentemente con i predetti principi, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che per individuare le operazioni accessorie occorre verificare concretamente il nesso di dipendenza funzionale con la prestazione principale e il valore comparativo delle varie prestazioni. La stessa risoluzione ha precisato, altresì, che “le operazioni accessorie devono avere la funzione di integrare, completare e rendere possibile la prestazione principale”.

Sulla base di questa ricostruzione, la cessione di una cucina funzionante non può costituire un mezzo per fruire nelle migliori condizioni dell’operazione principale né per la sua realizzazione, ben potendo la cessione di una unità immobiliare concludersi a prescindere dalla fornitura di una cucina arredata.

In altri termini, la cessione di una cucina funzionante non costituisce un elemento senza il quale l’operazione principale di vendita dell’unità immobiliare non sarebbe possibile.

Pertanto, la cessione delle unità abitative di categoria catastale diversa da A1, A8 e A9, costituisce, ai fini IVA, una cessione di beni distinta da quella avente a oggetto la cucina. La cessione di una cucina deve considerarsi come un’operazione distinta dalla cessione dell’unità immobiliare e deve essere assoggettata ad aliquota IVA ordinaria.

Inoltre, una cucina funzionante, completa di tutti gli elementi normalmente impiegati per lo scopo a cui è destinata (elettrodomestici, mobili, sedie, tavoli, cassettiere, mensole, credenze, ripiani, etc.), è composta da un insieme di elementi che, complessivamente intesi, non sembrano possedere le caratteristiche proprie dei beni finiti.

Una cucina arredata, infatti, sebbene sia in grado di conservare una propria individualità, è formata da beni ed elementi che, di norma, non sono destinati a incorporarsi e divenire parte della costruzione.

Pertanto, la cessione della cucina dal produttore o installatore alla società non costituisca un’operazione avente ad oggetto un bene finito. Conseguentemente, detta operazione deve essere assoggettata a IVA con l’aliquota ordinaria.