Fatturazione elettronica: regime premiale soggetti in regime forfetario

Il regime premiale di riduzione di un anno dei termini di accertamento, previsto per i soggetti in regime forfetario che optano per la fatturazione elettronica tramite SDI, non decade in caso di errata emissione di una fattura cartacea seguita da successiva tardiva emissione della medesima fattura in formato elettronico. Resta ferma l’applicazione della sanzione per la tardiva emissione della fattura elettronica. (Agenzia delle Entrate – Risposta 29 luglio 2021, n. 520).

La vicenda esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda un avvocato che si avvale ai fini fiscali, del regime forfetario di determinazione dei redditi, ed ha optato per la fatturazione elettronica tramite SDI, al fine di beneficiare del regime premiale di riduzione di un anno dei termini di accertamento.
Per errore ha emesso una fattura in formato cartaceo, provvedendo ad inviare la fattura elettronica allo SDI oltre il termine di 12 giorni rispetto al momento in cui l’operazione si considera effettuata, quindi in ritardo.
Si chiede se tale evento possa determinare la decadenza del regime premiale.

La disciplina in materia di fatturazione elettronica stabilisce che sono esonerati dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante fattura elettronica tramite SDI i soggetti passivi che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio”, e quelli che applicano il regime forfetario.
Tuttavia, al fine di promuovere l’utilizzo della fatturazione elettronica tramite SDI da parte di tutti gli operatori economici, è stato previsto un regime premiale in favore dei contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, in base al quale il termine di decadenza per l’accertamento è ridotto di un anno.
In proposito, si ricorda che gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla l’avviso di accertamento può essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
La riduzione di un anno del termine ordinario di accertamento a favore di chi applica il regime forfetario è, dunque, subordinata all’avere il fatturato del periodo d’imposta “costituito esclusivamente” da fatture elettroniche emesse tramite SdI. Ne deriva che l’emissione di fatture con modalità diverse, non determina, in linea generale, l’applicazione di alcuna sanzione, salvo la perdita del beneficio ivi contemplato.

Con riferimento al caso esaminato l’Agenzia delle Entrate ha osservato che la tardiva emissione di una fattura non soggetta ad IVA, da parte di un soggetto che applica il regime forfetario, è punita con la sanzione amministrativa compresa tra il cinque ed il dieci per cento dei corrispettivi non documentati o non registrati. Tuttavia, quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito si applica la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000.
L’emissione tardiva riguarda, peraltro, la fattura elettronica, che per i soggetti in regime forfetario non è obbligatoria, fatta eccezione per l’applicazione del regime premiale.
Pertanto, laddove il professionista in regime forfetario intenda conservare – con l’emissione seppur tardiva della fattura elettronica tramite SdI e la definizione della sanzione mediante il ricorso all’istituto del ravvedimento operoso – il requisito del “fatturato costituito esclusivamente in formato elettronico”, l’errore compiuto non comporta di per sé la perdita del regime premiale.
Va da sé, tuttavia, che il documento cartaceo emesso nei confronti del cliente deve essere considerato come una mera quietanza dell’importo versato, priva di rilevanza fiscale.
Quanto poi alla sanzione da definire, laddove il corrispettivo sia tempestivamente registrato ai fini delle imposte dirette, occorre tenere presente che la tardiva emissione della fattura non soggetta ad IVA, oltre i dodici giorni successivi a quello in cui l’operazione si considera effettuata, è punita con la sanzione residuale da 250 a 2.000 euro.

Iva al 10% per gli integratori alimentari liquidi destinati alla salute

Le cessioni di integratori alimentari che si presentano in forma liquida e sono utilizzati per mantenere l’organismo in buona salute possono fruire dell’Iva ridotta, nella misura del 10%, non essendo i beni riconducibili alla categoria degli “sciroppi di qualsiasi natura” che è esclusa dall’applicazione dell’aliquota agevolata (Agenzia entrate – risoluzione 29 luglio 2021. n. 50).

La cessione degli integratori alimentari, in generale, è da ritenersi soggetta ad un’aliquota IVA ridotta solo nel caso in cui i loro componenti siano riconducibili, in base al parere tecnico dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM), ai prodotti indicati nella Tabella A, Parti II, II-bis o III, allegata al D.P.R. n. 633/1972, cui consegue l’applicazione dell’aliquota IVA rispettivamente del 4, del 5 o del 10 per cento.

Gli integratori alimentari che, sulla base dell’analisi della loro composizione ed in considerazione delle specifiche proprietà finalizzate a mantenere l’organismo in buona salute, sono classificati nelle voci doganali residuali 2106 9092 o 2106 9098, seppur commercializzati in forma liquida, non hanno le caratteristiche degli sciroppi di zucchero di qualsiasi natura e, pertanto, rientrano nella previsione dell’aliquota IVA agevolata del 10 per cento di cui al punto 80 della tabella A, parte III, allegata al Decreto IVA.

Conversione del DL Sostegni bis: nuovi bonus

La Legge di conversione (L. n. 106/2021) del DL Sostegni bis (D.L. n. 73/2021), pubblicata nella G.U. n. 176 del 24 luglio 2021, ha previsto anche contributi per i servizi della ristorazione collettiva, un credito d’imposta per gli interventi conservativi su immobili di interesse storico, la proroga del credito d’imposta in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici di cui all’art. 188 del DL Rilancio, un credito d’imposta per il pagamento del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, e contributi a fondo perduto a sostegno del settore della birra artigianale (artt. 43-bis, 65-bis, 67, co.9-bis, 67-bis, 68-quater, D.L n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021).

Contributi per i servizi della ristorazione collettiva

Al fine di mitigare la crisi economica derivante dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, alle imprese operanti nei servizi di ristorazione collettiva sono erogati contributi a fondo perduto nel limite di spesa complessivo di 100 milioni di euro per l’anno 2021.

Credito d’imposta per gli interventi conservativi su immobili di interesse storico

Nello stato di previsione del Ministero della cultura è istituito il Fondo per il restauro e per altri interventi conservativi sugli immobili di interesse storico e artistico, con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, che costituisce limite massimo di spesa.

Il Fondo è finalizzato alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare di interesse storico e artistico, anche in ragione della crisi economica determinata dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.

A valere sulle risorse del Fondo, alle persone fisiche che detengono a qualsiasi titolo immobili di interesse storico e artistico è riconosciuto un credito d’imposta per le spese sostenute negli anni 2021 e 2022 per la manutenzione, la protezione o il restauro dei predetti immobili, in misura pari al 50% degli oneri rimasti a carico delle medesime persone fisiche, fino a un importo massimo complessivo del citato credito di 100.000 euro.

Il credito d’imposta spetta a condizione che l’immobile non sia utilizzato nell’esercizio di impresa, è utilizzabile in compensazione a decorrere dal riconoscimento dello stesso e non è cumulabile con qualsiasi altro contributo o finanziamento pubblico e con la detrazione prevista per le spese sostenute dai soggetti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro delle cose vincolate.

I soggetti beneficiari del credito d’imposta possono, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, dello stesso credito ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Proroga credito d’imposta per l’acquisto della carta dei giornali

Il credito d’imposta in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici è riconosciuto anche per l’anno 2021 nella misura del 10% delle spese sostenute nell’anno 2020 per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite, entro il limite di 30 milioni di euro per l’anno 2021, che costituisce limite massimo di spesa.

Credito d’imposta per il pagamento del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria

Per l’anno 2021, in considerazione degli effetti connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19 e al fine di assicurare la ripresa del mercato della pubblicità effettuata sulle aree pubbliche o aperte al pubblico o comunque da tali luoghi percepibile, è concesso un credito d’imposta, nel limite di spesa di 20 milioni di euro, in favore dei titolari di impianti pubblicitari privati o concessi a soggetti privati, destinati all’affissione di manifesti e ad analoghe installazioni pubblicitarie di natura commerciale, anche attraverso pannelli luminosi o proiezioni di immagini, comunque diverse dalle insegne di esercizio.

Il credito d’imposta è attribuito in misura proporzionale all’importo dovuto dai soggetti ivi indicati, nell’anno 2021, a titolo di canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria per la diffusione di messaggi pubblicitari per un periodo non superiore a sei mesi.

Contributo a fondo perduto a sostegno del settore della birra artigianale

Per l’anno 2021 è riconosciuto un contributo a fondo perduto ai birrifici in misura pari a 0,23 euro per ciascun litro di birra del quantitativo complessivamente preso in carico rispettivamente nel registro della birra condizionata ovvero nel registro annuale di magazzino nell’anno 2020, in base alla dichiarazione riepilogativa.

Differito il termine di invio dati spese sanitarie al Sistema TS

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha prorogato i termini di trasmissione dei dati delle spese sanitarie e veterinarie al Sistema tessera sanitaria, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata, al 30 settembre 2021 (Decreto 23 luglio 2021)

Accogliendo le esigenze rappresentate dalle associazioni di categoria, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha disposto il differimento del termine stabilito dal D.M. del 19 ottobre 2020 per l’invio dei dati al Sistema TS.
In particolare, è stata prorogata dal 31 luglio 2021 al 30 settembre 2021 la scadenza di trasmissione dei dati delle spese sanitarie e veterinarie sostenute nel primo semestre dell’anno 2021 al Sistema TS, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata.

DL Sostegni bis convertito: estesa l’aliquota Iva ridotta

La Legge di conversione (L. n. 106/2021) del DL Sostegni bis (D.L. n. 73/2021), pubblicata nella G.U. n. 176 del 24 luglio 2021, ha introdotto nuove disposizioni in materia di aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto (art. 18-bis, D.L n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021).

Dal 25 luglio 2021 e fino al 31 dicembre 2021, per fronteggiare gli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta dell’imposta sul valore aggiunto di cui alla Tabella A, parte I, numero 4), e parte III, numero 7), allegata al D.P.R. n. 633/1972, negli animali vivi destinati all’alimentazione umana sono compresi anche gli animali vivi ceduti per l’attività venatoria.

In particolare, nella Tabella A:

– parte I, n. 4) sono ricompresi: conigli domestici, piccioni, lepri, pernici, fagiani, rane ed altri animali vivi destinati all’alimentazione umana, api e bachi da seta;

– parte III, n. 7), sono ricompresi: conigli domestici, piccioni, lepri, pernici, fagiani, rane ed altri animali vivi destinati all’alimentazione umana; loro carni, parti e frattaglie, fresche, refrigerate, salate o in salamoia, secche o affumicate; api e bachi da seta; pesci freschi (vivi o morti), refrigerati, congelati o surgelati, destinati all’alimentazione (v.d. ex 01.06, ex 02.04, ex 02.06 e ex 03.01).

Pertanto, a fronte di quanto previsto dalla conversione del DL Sostegni-bis, negli animali vivi destinati all’alimentazione umana, ove previsti, sono compresi anche gli animali vivi ceduti per l’attività venatoria con la conseguente applicazione dell’aliquota Iva agevolata prevista.