Accordo Edili Artigiani Marche: determinato l’EVR

Sottoscritto il 14/1/2020, tra ANAEPA-Confartigianato Imprese Marche, CNA Costruzioni Marche, FIAE Casartigiani Marche, CLAAI Marche e le OO.SS. Marche FENEAL-UIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL, l’ccordo per la verifica dei parametri per l’erogazione dell’EVR

Le Parti territoriali, in attuazione dell’art. 7 del CCRL del 21/12/2015, si sono incontrate allo scopo di verificare l’esistenza dei parametri ai fini della determinazione annuale del valore dell’EVR.
Verificato pertanto, che dei 5 indicatori previsti dal CCRL, 4 risultano positivi e 1 negativo, hanno provveduto a determinare il valore dell’EVR che sarà corrisposto secondo gli importi di seguito indicati:

Livello

EVR dal 1/1/2020

7 32,96
6 28,83
5 24,02
4 22,25
3 20,81
2 18,40
1 16,07

Le parti, dichiarano che l’erogazione dell’EVR 2019, in relazione alla situazione economica generale del sistema edile regionale, sarà riconosciuta dall’1/1/2020 al 30/6/2020.
Infine, concordano di incontrarsi entro il mese di febbraio 2020 al fine di riprendere la discussione per il rinnovo del CCRL.

RdC e percorso di inserimento lavorativo e di inclusione sociale: istruzioni operative

Con circolare n. 187/2020, il Ministero del lavoro fornisce indicazioni operative di attuazione del decreto-legge n. 4/2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 26/2019. Tali indicazioni tengono in considerazione l’accordo in Conferenza Unificata del 1 agosto 2019, in materia di esoneri dagli obblighi connessi alla fruizione del Reddito di Cittadinanza e delle modalità di convocazione dei beneficiari di RdC da parte dei Centri per l’Impiego e dei Comuni.

Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 4/2019, l’erogazione del reddito di cittadinanza è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (DID) da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nonché all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Sono tenuti all’obbligo di partecipazione a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale tutti i componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni, non già occupati e non frequentanti un regolare corso di studi. Sono, pertanto, esclusi da tale obbligo di partecipazione i componenti del nucleo familiare che non siano maggiorenni; siano occupati; frequentino un regolare corso di studi.
Sono inoltre escluse dai medesimi obblighi le seguenti categorie di persone: i beneficiari della pensione di cittadinanza; i titolari di pensione diretta; le persone di età pari o superiore a 65 anni, a prescindere dalla fruizione di un trattamento pensionistico; le persone con disabilità, come definita ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68 e accertata dalle competenti commissioni mediche. Resta ferma tuttavia la possibilità – per i componenti con disabilità dei nuclei familiari beneficiari – di richiedere la volontaria adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale.
Possono altresì essere esonerati dagli obblighi di partecipazione a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale, connessi alla fruizione del RdC le seguenti categorie di persone:
– i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di soggetti minori di 3 anni di età, con la precisazione che non può essere esonerato più di un componente del nucleo familiare;
– i componenti con carichi di cura, valutati con riferimento alla presenza di persone con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE. Sia nel caso di carichi di cura di figli minori di 3 anni di età sia di persone con disabilità grave o non autosufficienza, i componenti del nucleo familiare indicano il soggetto da esonerare in accordo tra loro. In assenza di accordo, la scelta del componente da esonerare è rimessa all’operatore del Servizio Sociale del Comune/Ambito Territoriale competente ovvero del Centro per l’Impiego, tenuto conto della valutazione di occupabilità, con preferenza per il soggetto meno occupabile;
– i lavoratori che conservano lo stato di disoccupazione in caso di svolgimento di attività di lavoro dipendente o autonomo da cui ricavino un reddito corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. 917/1986 – Testo unico delle imposte sui redditi;
– coloro che frequentano corsi di formazione per il raggiungimento della qualifica o del diploma professionale.
Si chiarisce che l’esonero può avvenire in occasione della convocazione dei beneficiari da parte dei Centri per l’Impiego ovvero da parte dei servizi competenti dei Comuni/Ambiti Territoriali.
I soggetti che si trovano in una delle condizioni di esonero come sopra specificate rilasciano un’autocertificazione a sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000 e si impegnano a comunicare il termine del motivo di esonero al servizio che li ha esonerati (Centro per l’Impiego o Servizio Sociale del Comune/Ambito Territoriale competente per il contrasto alla povertà).
Relativamente ai beneficiari esonerabili, come previsto dall’Accordo, si evidenzia che, nel caso dei componenti i nuclei convocati dai servizi competenti per il contrasto alla povertà, l’esonero può essere limitato agli obblighi connessi all’adesione ad un percorso personalizzato di inserimento lavorativo, di cui all’art. 4, comma 8) del D.L. 4/2019, qualora sulla base della valutazione dei bisogni si ritenga comunque opportuno definire per il relativo nucleo familiare un Patto per l’Inclusione sociale. In tali casi l’esonero si definisce “parziale”.
Si ricorda, infine, che si considerano esonerati, in quanto non beneficiari della misura, i componenti del nucleo familiare di cui non si tiene conto nel calcolo del parametro della scala di equivalenza, ai sensi dell’articolo 3, comma 13, del D.L. 4/2019, quali le persone in stato detentivo, le persone ricoverate in strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Amministrazione Pubblica, le persone sottoposte a misure cautelari o condannate per taluni reati gravi.

In sede di Accordo in Conferenza Unificata, sono state definite le seguenti tipologie di persone esonerabili dai soli obblighi di partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo, connessi alla fruizione del Reddito di Cittadinanza: persone che si trovino in condizioni di salute tali da non consentire la partecipazione ad un percorso di inserimento lavorativo, incluse le donne in stato di gravidanza, sulla base di idonea certificazione rilasciata da un medico competente; persone impegnate in percorsi di Tirocini formativi e di orientamento; persone impegnate in tirocini di inclusione sociale.
Come definito dall’Accordo, nel corso del primo appuntamento e, per quanto attiene il Servizio Sociale del Comune/Ambito, prima della stipula del Patto per l’Inclusione Sociale, l’operatore del Comune/Ambito dovrà verificare, insieme con il richiedente il RdC o altro componente il nucleo, le eventuali ragioni di esonero degli altri appartenenti al proprio nucleo, acquisire la documentazione necessaria (autocertificazione ex art. 47 DPR 445/2000 ed eventuale ulteriore documentazione probatoria, quale certificato medico e certificazione circa la condizione di disabilità grave o non autosufficienza, ecc.) a dimostrazione della sussistenza della causa di esonero, e registrare l’informazione sulla piattaforma GePI.
Infine, il beneficiario esonerato dagli obblighi connessi al RdC è tenuto alla comunicazione della cessazione della causa di esonero entro 30 giorni dal verificarsi della stessa. In questa ipotesi, il Servizio Sociale del Comune/Ambito convoca il beneficiario entro 30 giorni dalla comunicazione per la stipula del Patto per l’Inclusione Sociale o per l’integrazione degli impegni previsti nel Patto stesso o per l’integrazione degli impegni previsti nel Patto già sottoscritto dal suo nucleo familiare o per la ripresa delle attività sospese.

Cambia il “credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo”

Dal 2020 l’attuale disciplina del credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo cede il posto alla nuova misura introdotta dalla Legge di bilancio 2020, ovvero, al “credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative” (art. 1, co. 198 -209, L. n. 160/2019).

Il nuovo credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, che effettuano investimenti in una delle attività ammissibili:
– ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico o tecnologico;
– innovazione tecnologica finalizzata alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati;
– design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.

La misura del credito d’imposta è differenziata per ogni tipologia di attività ammissibile:
– per le attività di ricerca e sviluppo, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% per cento della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, il credito d’imposta è riconosciuto, in misura pari al 6% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, subordinatamente all’avvenuto adempimento degli obblighi di certificazione.

In scadenza la contribuzione 4° trimestre al Fondo Arco

Con circolare n. 1/2020, il Fondo Arco ha comunicato la scadenza della contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, prevista per il 20/1/2020.

Seguono gli adempimenti relativi alla scadenza contributiva del 20/1/2020.

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO INDUSTRIA (ANDIL, ASSOBETON): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LATERIZI E MANUFATTI IN CEMENTO PMI (ANIEM, ANIER/CONFIMI IMPRESA): la contribuzione ad ARCO è dell’1,70% a carico dell’azienda e dell’1,50% a carico dell’iscritto.

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO, SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI INDUSTRIA (FEDERLEGNOARREDO): la contribuzione ad ARCO è del 2,10% a carico dell’azienda e dell’1,30% a carico dell’iscritto.

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE PER IL CCNL DEI LAVORATORI DEI SETTORI LEGNO- SUGHERO, MOBILE, ARREDAMENTO E BOSCHIVI FORESTALI PMI (UNITAL-Confapi): la contribuzione ad ARCO a carico dell’azienda è del 2,10% e dell’1,30% a carico dell’iscritto.

Per le aziende che hanno esclusivamente aderenti espliciti, i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019, con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare:
– le contribuzioni relative al trimestre di tutti i dipendenti già iscritti in modo esplicito al 30/09/2019;
– le contribuzioni dovute per i nuovi iscritti in modo esplicito, dal 01/10/2019 al 31/12/2019, nei mesi compresi tra la data di adesione e il 31/12/2019 (il solo TFR per i nuovi iscritti del mese di dicembre 2019) e le quote di iscrizione a carico dei lavoratori.

A titolo esemplificativo:

Già iscritto ad ARCO in modo esplicito al 30/09/2019 – Versamenti relativi al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a ottobre 2019 – TFR dal mese di ottobre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di novembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a novembre 2019 – TFR dal mese di novembre – Contributo a carico lavoratore e azienda dal mese di dicembre- Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)
Lavoratore che ha aderito ad ARCO in modo esplicito a dicembre 2019 – TFR del mese di dicembre – Quota iscrizione: 10,33 € (a carico dei lavoratori)

I contributi devono essere versati sul conto corrente di ARCO entro e non oltre il 20/1/2020 (valuta fissa e disponibilità per ARCO il giorno 20).
Al fine del corretto abbinamento dei contributi è necessario che il bonifico sia effettuato dalle aziende entro e non oltre il 20/1/2020.
L’importo del bonifico deve corrispondere alla somma risultante dalla distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019.
L’importo relativo all’ammontare complessivo dei contributi deve essere bonificato da ciascuna azienda con aderenti al Fondo Pensione.
Per le aziende che hanno anche/solo aderenti taciti i versamenti del 4° trimestre 2019 sono previsti per il 20/1/2020.
I lavoratori dipendenti che non abbiano già espresso precedentemente in maniera tacita o esplicita la propria volontà in ordine al conferimento del TFR, hanno 6 mesi dalla data di assunzione per decidere se trasferire il TFR maturando a forme di previdenza complementare ovvero lasciarlo in azienda (Modalità ESPLICITA).
In caso di mancata scelta formale del lavoratore nei 6 mesi, scatterà il silenzio-assenso: il TFR sarà versato dall’azienda ad ARCO, forma pensionistica prevista dai contratti collettivi (Modalità TACITA).
Le disposizioni di legge prevedono che il TFR conferito tacitamente al Fondo vada a confluire nel comparto di investimento con garanzia (GARANTITO).
Agli aderenti al Fondo silenti, che verseranno il solo TFR, non sarà applicata la quota di adesione di 10,33 €; le aziende non dovranno quindi effettuare la relativa trattenuta.
La distinta di contribuzione relativa al 4° trimestre 2019. con competenza 01/10/2019-31/12/2019, dovrà riportare il solo TFR relativo al trimestre.
A titolo esemplificativo:

LAVORATORE SILENTE – 100% del TFR relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre). Il TFR deve essere versato a decorrere dal mese successivo allo scadere del semestre di scelta sulla destinazione del TFR
LAVORATORE SILENTE, DI PRIMA OCCUPAZIONE ANTECEDENTE AL 29/4/1993 (fino al 30/6/2007 conferiva ad ARCO il minimo previsto dal contratto 30 o 40%) TFR residuo (70% o 60%) relativo al 4° trim. 2019 (ottobre, novembre, dicembre).

N.b. il TFR conferito tacitamente deve essere tenuto separato da quello conferito esplicitamente e ne deve essere data evidenza nella distinta di contribuzione utilizzando un apposito codice (TT)

A norma di quanto previsto dallo Statuto di ARCO, in caso di mancato o ritardato versamento delle contribuzioni, l‘azienda è tenuta a versare al Fondo delle sanzioni.

Più conveniente la cedolare secca sugli affitti a canone concordato

La Legge di Bilancio 2020 ha ridotto al 10 per cento l’aliquota della cedolare secca sugli affitti applicabile in caso di contratti a canone concordato (art. 1, co. 6, L. n. 160/2019)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 l’aliquota applicabile per la cedolare secca sugli affitti dei contratti a canone concordato scende dal 15 al 10 per cento.
In alternativa facoltativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini IRPEF, il proprietario o il titolare di diritto reale di godimento di unità immobiliari abitative locate ad uso abitativo può optare per il regime della “cedolare secca”.
In tal caso, il canone di locazione relativo ai contratti aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione, è assoggettato ad un’imposta, operata nella forma della cedolare secca, sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione; la cedolare secca sostituisce anche le imposte di registro e di bollo sulla risoluzione e sulle proroghe del contratto di locazione.
In base al regime della cedolare secca, sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti l’imposta è applicata nella misura del 21 per cento. La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione.

Per i contratti stipulati secondo le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 3, e 8 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, relativi ad abitazioni ubicate nei comuni di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), del decreto-legge 30 dicembre 1988, n. 551, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 1989, n. 61, e negli altri comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (cd. “contratti a canone concordato”) l’aliquota della cedolare secca si applica nella misura del 10 per cento.