Cessione del credito IVA nel conferimento d’azienda

Con la Risposta all’interpello n. 402 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che nell’ambito di un’operazione di conferimento di ramo d’azienda in cui il dante causa non si estingue, la cessione del credito IVA è ammessa se – anteriormente all’operazione straordinaria – l’attività esercitata dall’azienda o dal ramo d’azienda trasferito sia stata gestita con contabilità separata. In alternativa, il credito può essere ceduto solo se è stato oggetto di preventiva richiesta di rimborso

In presenza di conferimento o cessione d’azienda, è possibile trasferire non solo il credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale, ma anche il credito IVA maturato dall’inizio dell’anno in cui è avvenuta l’operazione di cessione fino alla data in cui quest’ultima produce effetti. Il trasferimento dei crediti IVA, avvenuto in tale contesto, è efficace nei confronti del Fisco, senza che sia necessario osservare la procedura formale di cessione dei crediti IVA.
Ai fini IVA, infatti, nell’ipotesi di operazioni straordinarie o altre trasformazioni sostanziali soggettive (fusione, scissione, conferimento, cessione o donazione di azienda, successione ereditaria, ecc.) si verifica una situazione di continuità tra i soggetti partecipanti all’operazione. In particolare, gli obblighi e i diritti derivanti dall’applicazione dell’IVA, relativi alle operazioni realizzate tramite le aziende o i complessi aziendali trasferiti, sono assunti dalle società beneficiarie del trasferimento. La conferente perde, dunque, ogni legittimazione in ordine al credito IVA che entra nella piena disponibilità della conferitaria, con la conseguenza che la conferente non può chiedere il rimborso dell’IVA pagata in eccedenza, spettando alla conferitaria il recupero dello stesso, attraverso, alternativamente, la richiesta di rimborso o l’utilizzo in compensazione.
Tale previsione, tuttavia, quando non si verifica l’estinzione del dante causa, trova applicazione solo qualora quest’ultima – anteriormente all’operazione straordinaria – abbia gestito con contabilità separata l’attività esercitata dall’azienda o dal ramo d’azienda, poi trasferiti. La gestione con contabilità separata consente, infatti, di individuare chiaramente i dati contabili afferenti all’azienda trasferita, anche al fine di imputarli contabilmente alla beneficiaria.
Qualora, invece, il ramo d’azienda trasferito non sia stato gestito con contabilità separata, l’eccedenza a credito IVA annuale e trimestrale maturato possono essere cedute solo se chieste preventivamente a rimborso.

Comunicato del 10/10/2019 dalla CNCE

La CNCE pubblica un comunicato con i nuovi valori del contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa

Si riporta la tabella di cui al Comunicato CNCE, relativa ai nuovi valori mensili e orari del contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa, in vigore dal 1 ottobre 2019.

TABELLA VALORI MENSILI E ORARI
CONTRIBUTO CONTRATTUALE PREVEDI E PREVIDENZA COOPERATIVA
IMPIEGATI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori mensili

LIVELLI

1° ottobre 2019

8 (*) 25,00
7 20,00
6 18,00
5 15,00
4 14,00
3 13,00
2 11,70
1 10,00

(*) solo per le imprese Cooperative, nel rispetto di quanto previsto all’allegato 10 al CCNL 18/7/2018

OPERAI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori orari (**)

LIVELLI

1° ottobre 2019

a) Operai di produzione
Operaio di quarto livello 0,0959
Operaio specializzato 0,0890
Operaio qualificato 0,0801
Operaio comune 0,0685
b) Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri e inservienti 0,0570
c) Custodi, portinai, guardiani con alloggio 0,0570

APPRENDISTI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE

IMPIEGATI 10 euro mensili
OPERAI 0,07 euro orari (**)

(**) il contributo complessivo di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato al centesimo di euro

Infortunio sul lavoro, la responsabilità di “posizione” del legale rappresentante

La responsabilità “di posizione” del legale rappresentante, in qualità di datore di lavoro alle cui dipendenze lavori l’infortunato, può discendere dall’assenza di deleghe di funzione in materia di valutazione dei rischi e dalla sua assenza in sede al momento dell’infortunio, il che rende ancora più evidente la sua condotta omissiva, avendo il medesimo consentito che il dipendente operi in condizioni di assoluta mancanza dei più elementari presidi in materia di sicurezza (Corte di Cassazione, sentenza 08 ottobre 2019, n. 41217)

Una Corte di appello territoriale aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure e, in particolare, il giudizio di responsabilità nei confronti del legale rappresentante di una società, esercente l’attività di carpenteria-saldature in ferro, per il reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, in danno di un proprio dipendente, che veniva colpito alla testa, rimaneva schiacciato e quindi decedeva, a causa del crollo di una gru a bandiera, presso la sede operativa della società in parola. La Corte territoriale aveva ravvisato la sussistenza del comportamento colposo e del nesso causale a carico del legale rappresentante, oltre che dei soci e dei legali rappresentati della diversa società che ne aveva eseguito il montaggio, per aver messo a disposizione dei propri dipendenti un macchinario intrinsecamente pericoloso, perché non adeguatamente ancorato al suolo e destinato al crollo durante gli esercizi di carico, senza la verifica di prima istallazione, cioè del collaudo prescritto dalla normativa in materia di sicurezza. Altresì, il medesimo era responsabile per aver omesso di valutare i rischi derivanti dalla installazione della gru e per non aver formato adeguatamente il dipendente in relazione al rischio specifico e, in particolare, all’utilizzo di una gru priva dei necessari collaudi di prima installazione.
Avverso tale sentenza propone così ricorso in Cassazione il legale rappresentante, lamentando nella sentenza impugnata un travisamento dei fatti in ordine alla prova che il medesimo avesse messo in esercizio ed a disposizione del dipendente la gru non collaudata; il dipendente, infatti, l’aveva utilizzata a sua insaputa e senza averne il permesso.
Per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile. Il motivo addotto, nella parte in cui mette in discussione la ricostruzione dei fatti con riferimento alla mancanza di collaudo e alla messa in opera, svolge essenzialmente generiche censure in fatto, smentite dalla dinamica dell’infortunio cosi come ricostruita dai giudici di merito, sulla base degli accertamenti dei consulenti tecnici di parte, l’esame dei testi, delle dichiarazioni dei coimputati e della documentazione acquisita. Il motivo esula pertanto dal novero delle censure deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di ricostruzione dell’evento, riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui determinazioni sono insindacabili in Cassazione ove sorrette da motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum. In tema di sindacato del vizio di motivazione, infatti, il compito del giudice di legittimità non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici di merito in ordine all’affidabilità delle fonti di prova, bensì di stabilire se questi ultimi abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, se abbiano fornito una corretta interpretazione di essi, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano esattamente applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre.
Nel caso di specie, la Corte territoriale ha preso in esame tutte le deduzioni difensive ed è pervenuta alle sue conclusioni attraverso un itinerario logico-giuridico in nessun modo censurabile, facendo discendere la responsabilità “di posizione” del legale rappresentante, in qualità di datore di lavoro alle cui dipendenze lavorava l’infortunato. In particolare, non era risultato che l’imputato avesse delegato alcuna funzione in materia di valutazione dei rischi e la sua mancata presenza in cantiere al momento dell’infortunio, lungi dall’escluderne la responsabilità, rendeva ancora più evidente la sua condotta omissiva, avendo egli consentito che un suo dipendente operasse in condizioni di assoluta mancanza dei più elementari presidi in materia di sicurezza.

Il sistema informativo sul Reddito di cittadinanza

È stato adottato il DM n. 108/2019 che istituisce il sistema informativo sul Reddito di cittadinanza. Nell’ambito del sistema informativo del Rdc sono previste due piattaforme, che consentono di gestire i percorsi di reinserimento lavorativo o di inclusione sociale.

Nell’ambito del Sistema informativo operano le seguenti due piattaforme:
a) la piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto per il lavoro, istituita presso l’ANPAL per consentire l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e supportare la realizzazione di percorsi personalizzati di accompagnamento all’inserimento lavorativo. Attraverso la piattaforma i Servizi per il lavoro comunicano con l’ANPAL, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e l’INPS;
b) la piattaforma digitale del Reddito di cittadinanza per il Patto di inclusione sociale, istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il coordinamento dei Servizi competenti per il contrasto alla povertà dei Comuni, in forma singola o associata, al fine di supportare la realizzazione di percorsi personalizzati di accompagnamento all’inclusione sociale e per finalità di verifica del possesso dei requisiti da parte dei beneficiari. Attraverso la piattaforma i Comuni, che si coordinano a livello di Ambito territoriale, comunicano con il Ministero e con INPS.
Il trattamento dei dati avviene nel rispetto dei principi di minimizzazione, integrità e riservatezza dei dati personali, secondo modalità e termini stabiliti nei relativi Piani Tecnici.

Piattaforma del Rdc per il Patto per il lavoro
La piattaforma del RdC per il Patto per il lavoro si compone di tutti gli strumenti necessari per l’attivazione e gestione del patto per il lavoro a favore dei centri per l’impiego. La piattaforma digitale si avvale del sistema di cooperazione applicativa con i sistemi informativi regionali del lavoro per lo scambio delle informazioni, e si compone di due sezioni:
– il Sistema per la gestione dei flussi dati amministrativi e della condizionalità;
– il Sistema per la fruizione continua dei servizi di accompagnamento.

Il Sistema per la gestione dei flussi dati amministrativi e della condizionalità interessa due principali gruppi di flussi informativi:
a) Flussi per l’invio ai sistemi informativi regionali e la ricezione dagli stessi delle informazioni;
b) Flussi per l’invio delle informazioni ad INPS.

Attraverso il flusso di cui alla lettera a), il Sistema, tramite cooperazione applicativa e funzionalità applicative dedicate, mette a disposizione dei Servizi per il Lavoro territorialmente competenti, assicurando accessi selettivi, le informazioni relative a: lista dei beneficiari tenuti alla stipula del patto per il lavoro; comunicazioni pervenute da INPS relative ai casi di revoca o decadenza del beneficio; scheda Anagrafico-Professionale; dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID); curriculum Vitae inseriti dai beneficiari (CV), nell’ambito del Patto per il lavoro; Job Vacancy inserite dalle aziende (JV); appuntamenti fissati dai beneficiari su Portale ANPAL.
Attraverso tale flusso, il Sistema riceve dai Servizi per il Lavoro territorialmente competenti, durante la fase propedeutica alla sottoscrizione del patto per il lavoro nonché alle successive attività, tramite cooperazione applicativa e funzionalità applicative dedicate, le informazioni relative a disponibilità degli uffici per gli appuntamenti; eventi relativi alla condizionalità; aggiornamento della Scheda Anagrafico-Professionale; patti per il Lavoro; misure di politica attiva; comunicazioni obbligatorie.
ANPAL, con riferimento ai flussi per l’invio delle informazioni ad INPS, mette a disposizione di INPS, tramite cooperazione applicativa, le informazioni relative a comunicazioni ai fini della condizionalità; comunicazione obbligatorie inerenti all’assunzione di beneficiari del Reddito di Cittadinanza assunti mediante offerta congrua nell’ambito del percorso sottoscritto con il Patto per il lavoro.

Piattaforma del Rdc per il Patto per l’inclusione sociale
La piattaforma del Rdc per il Patto per l’inclusione sociale si compone di tre sezioni:
a) Sistema gestionale dei Patti per l’inclusione sociale;
b) Controlli anagrafici;
c) Progetti utili alla collettività.

Nella sezione di cui alla lettera a), sono messe a disposizione dei Comuni, che si coordinano a livello di Ambito territoriale, le informazioni di seguito indicate: assegnazione dei nuclei beneficiari agli operatori con funzione di figura di riferimento ai sensi dell’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 (“case manager”); convocazione dei beneficiari; analisi preliminare; quadro di analisi approfondito; patto di inclusione sociale; monitoraggio del patto.

Nella sezione della Piattaforma di cui alla lettera b), sono messe a disposizione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente e, nelle more del suo completamento, dei Comuni le informazioni per la verifica dei requisiti di residenza e soggiorno. Ai fini della verifica del requisito di residenza in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo, ove necessario, le informazioni sono messe a disposizione dei diversi Comuni in cui risulta aver riseduto il singolo dichiarante. Gli esiti della verifica sono messi a disposizione dell’INPS per il tramite della Piattaforma.
La sezione di cui alla lettera c), contiene le informazioni sui progetti attivati dai Comuni nelle forme e con le caratteristiche definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare ai sensi dell’articolo 4, comma 15, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, entro sei mesi dalla data di conversione del decreto in commento.

Piano tecnico di interoperabilità delle Piattaforme del Rdc.

Applicazione del regime forfetario alla terapista-educatrice

Per il Fisco non si ravvisano artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo nei confronti del medesimo datore di lavoro (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 09 ottobre 2019, n. 401)

Nell’istanza esaminata dall’Amministrazione finanziaria, la contribuente dichiara di aver aderito al regime forfettario di cui alla legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dall’articolo 1, commi da 9 a 11, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di bilancio 2019) e chiede un parere in merito all’applicabilità nei suoi confronti della causa ostativa prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d- bis) della citata Legge n. 190 del 2014.
Nel dettaglio la contribuente ha conseguito la laurea di primo livello in terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, per lo svolgimento della professione di terapista in tale area scientifico-sanitaria. Dopo l’ottenimento del titolo, la contribuente ha iniziato parallelamente due attività lavorative: da un lato, in qualità di dipendente di una Cooperativa, ha svolto attività educative e di mediazione della relazione presso alcuni istituti scolastici dell’infanzia, primari e secondari. In particolare, l’istante dichiara di aver curato l’organizzazione e la gestione di progetti educativi personalizzati, fornendo attività di sostegno in favore di bambini con disturbi neuroevolutivi e dell’apprendimento. Dall’altro, in qualità di libera professionista, ha svolto prestazioni domiciliari di riabilitazione neuropsicomotoria per alcuni minori affetti da disturbi dello spettro autistico, attraverso l’applicazione della terapia comportamentale “ABA”, riconosciuta dalle Linee Guida nazionali per il trattamento dell’autismo.
Alla luce di quanto rappresentato dall’istante, non si ravvisano per il Fisco artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo nei confronti del medesimo datore di lavoro; invero, nel caso in esame un’attività di lavoro autonomo svolta nei confronti di soggetti privati e a loro carico continua ad essere svolta sempre nei confronti di soggetti privati, ma a carico dell’ente pubblico per il tramite della cooperativa, datrice di lavoro dell’istante. Pertanto, si ritiene che l’istante possa applicare il regime forfetario di cui all’articolo 1 della legge n. 190 del 2014, ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalle vigenti disposizioni normative.
È appena il caso di precisare che, qualora la contribuente dovesse svolgere a favore della cooperativa un’attività effettivamente riconducibile, ai fini fiscali, a un rapporto di lavoro da cui ritrarre reddito di lavoro dipendente o assimilato a quello di lavoro dipendente, la stessa non potrebbe in ogni caso applicare il regime forfetario in esame già a decorrere dal 2019 in relazione ai predetti redditi.