Contributo a fondo perduto anche alla società in trasformazione involutiva

Il contributo a fondo perduto introdotto dal Decreto Rilancio, soddisfatti i requisiti richiesti, è riconosciuto anche ad una società in trasformazione involutiva o regressiva (Agenzia Entrate – risposta 08 settembre 2020, n. 320)

Il Decreto rilancio, nell’ambito delle misure a sostegno all’impresa e all’economia, ha introdotto un contributo a fondo perduto, erogato direttamente dall’Agenzia delle entrate e destinato ai soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid 19”. In particolare, il cit. articolo prevede che è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, a condizione che:
– nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto (1 gennaio 2019 – 31 dicembre 2019 per i soggetti il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare), l’ammontare dei ricavi derivanti dalla gestione caratteristica, o i compensi derivanti dall’esercizio di arti o professioni, non siano superiori a 5 milioni di euro;
– l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Detto questo, relativamente al caso di specie e avuto riguardo alle operazioni di riorganizzazione, la stessa Agenzia ha avuto modo di chiarire che in relazione ai soggetti aventi causa di un’operazione di riorganizzazione aziendale perfezionata nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, occorre considerare gli effetti di tale evento, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima ricavi o compensi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione del fatturato.

Pertanto, nell’ipotesi in cui, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 ed il 30 aprile 2020, l’attività esercitata da una società di persone prosegua in capo all’unico socio superstite come impresa individuale, la riduzione del fatturato è determinata tenendo in considerazione l’ammontare relativo al 2019 della società di persone esistente prima dell’operazione di riorganizzazione, considerato che, sul piano sostanziale, non si è in presenza di un’attività neocostituita.

Codice tributo “4050” per il versamento delle ritenute degli autonomi

Istituito il codice tributo per il versamento da parte dei lavoratori autonomi, tramite modello F24, delle ritenute d’acconto non operate dai sostituti d’imposta ai sensi dell’articolo 19, comma 1, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 07 settembre 2020, n. 50/E).

Al fine di consentire ai soggetti interessati il versamento delle predette ritenute tramite modello F24, si istituisce il seguente codice tributo:
– “4050” denominato “Ritenute d’acconto non operate versate dai lavoratori autonomi – art. 19, comma 1, D.L. 8 aprile 2020, n. 23”.
In sede di compilazione del modello F24 il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “Importi a debito versati”, indicando nel campo “Anno di riferimento” l’anno d’imposta cui si riferisce la ritenuta, nel formato “AAAA”. Nel campo “Rateazione/regione/prov./mese rif.” sono indicate le informazioni relative all’eventuale rateazione del pagamento, nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate; in caso di pagamento in un’unica soluzione, il suddetto campo è valorizzato con “0101”.

Covid-19: misure di contenimento prorogate al 07 ottobre 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il DPCM 07 settembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 222 del 07 settembre 2020, che proroga al 07 ottobre le misure precauzionali per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 contenute nel DPCM 07 agosto 2020.

Oltre alla proroga delle disposizioni di contenimento previste dal decreto di agosto, il nuovo DPCM prevede le seguenti nuove disposizioni:

– ferma restando la ripresa delle attività dei servizi educativi e dell’attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado secondo i rispettivi calendari, le istituzioni scolastiche continuano a predisporre ogni misura utile all’avvio nonché al regolare svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021, anche sulla base delle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-COV-2, elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità di cui all’allegato 21;

– nelle Università le attività didattiche e curriculari sono svolte nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca, nonché sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di COVID-19;

– le limitazioni agli spostamenti da e per l’estero possono essere altresi superate in caso di ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio/abitazione/residenza di una persona straniera (art. 4, co. 1, lett. f) e h), D.P.C.M. 07/8/2020), anche non convivente, con la quale vi sia una comprovata e stabile relazione affettiva;

– la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario a seguito dell’ingresso nel territorio nazionale dall’estero, di cui all’art. 6, D.P.C.M. 07/08/2020, non trova altresi applicazione agli ingressi per ragioni non differibili, inclusa la partecipazione a manifestazioni sportive e fieristiche di livello internazionale, previa autorizzazione del Ministero della salute e con obbligo di presentare al vettore all’atto dell’imbarco, e a chiunque sia deputato ad effettuare i controlli, l’attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo.

Credito d’imposta botteghe e negozi: più immobili appartenenti a diverse categorie catastali

08 SETT 2020 Il Fisco fornisce chiarimenti per la determinazione del credito d’imposta per botteghe e negozi in caso di contratto avente ad oggetto più immobili appartenenti a diverse categorie catastali (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 08 settembre 2020, n. 321).

Il decreto Cura Italia (art. 65, D.L. n. 18/2020) prevede un credito d’imposta, a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione relativo al marzo 2020 di immobili rientranti nella categoria catastale C/1. Per poter beneficiare del credito d’imposta il locatario deve:
– essere titolare di un’attività economica, di vendita di beni e servizi al pubblico, oggetto di sospensione in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali;
– essere intestatario di un contratto di locazione di immobile rientrante nella categoria catastale C/1.
La finalità della norma è quella di riconoscere, agli esercenti di attività di vendita al dettaglio che hanno dovuto sospendere l’attività, un parziale ristoro dei costi sostenuti per la locazione dell’immobile adibito all’attività al dettaglio e attualmente inutilizzato. Sono escluse le attività non soggette agli obblighi di chiusura, in quanto identificate come essenziali.
In coerenza con la finalità della norma, il credito d’imposta in esame matura a seguito dell’avvenuto pagamento del canone stesso e sono esclusi dall’agevolazione i contratti di locazione di immobili rientranti in altre categorie catastali, seppure con destinazione commerciale.
Precisamente, come si evince dal tenore letterale della norma, restano esclusi dal credito d’imposta i contratti di locazione di immobili rientranti nelle altre categorie catastali, anche se aventi destinazione commerciale, in quanto l’agevolazione riguarda esclusivamente botteghe e negozi.
Tanto permesso, nella fattispecie prospettata l’istante afferma di rivestire la qualità di conduttore in un contratto di locazione avente ad oggetto una pluralità di immobili appartenenti a diverse categorie catastali per i quali è previsto un canone di locazione unitario, solo due di questi immobili sono accatastati nella categoria catastale C/1.
Al riguardo il Fisco, afferma che la fruizione del credito d’imposta qui in esame, ferma restando la sussistenza dei requisiti necessari, è consentita esclusivamente in relazione ai due immobili censiti nella categoria catastale C/1 e che la parte di canone riferibile ai due immobili classificati come C/1 sarà determinato in proporzione alla rendita catastale attribuita agli stessi immobili.

Materiali non tradizionali per interventi sulle facciate: bonus ammesso

Con la Risposta n. 319 dell’8 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il “bonus facciate” è riconosciuto a prescindere dei materiali utilizzati per gli interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici. Per questo sono ammessi anche prodotti sostitutivi dei materiali tradizionali, purché siano rispettate le finalità agevolative degli interventi

Il cd. “Bonus facciate” prevede il riconoscimento di una detrazione d’imposta pari al 90 per cento delle spese documentate, sostenute nell’anno 2020, relative agli interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B.
Nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata, ove non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna, riguardino interventi influenti dal punto di vista termico o interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, gli interventi devono soddisfare i requisiti minimi stabiliti in materia di prestazioni energetiche degli edifici e unità immobiliari e di trasmittanza termica.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che è possibile fruire della detrazione in relazione agli interventi:
– di sola pulitura o tinteggiatura esterna sulle strutture opache della facciata;
– sulle strutture opache della facciata influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
– su balconi, ornamenti o fregi ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura.
Ai fini del riconoscimento della detrazione, gli interventi che possiedono i requisiti per essere considerati agevolabili, possono fruire del beneficio a prescindere dai materiali utilizzati per realizzarli.
Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate, possono ritenersi agevolabili anche gli interventi effettuati con prodotti sostitutivi dei materiali tradizionali, a condizione che risultino assolte le finalità di recupero e decoro delle facciate esterne e di consolidamento dei supporti murari.