Trattamento fiscale del fringe benefit connesso all’esercizio di stock options

Qualora vengano assegnate stock options con un vesting period di 3 anni e la maturazione del diritto all’esercizio avviene nel periodo in cui il lavoratore è fiscalmente residente in Italia, il relativo reddito connesso all’esercizio delle stock options rileva fiscalmente in Italia (Agenzia Entrate – risposta 07 settembre 2020, n. 316).

Il TUIR definisce redditi di lavoro dipendente quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze e sotto la direzione di altri; per la relativa determinazione deve farsi riferimento alla relativa disposizione secondo cui il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.

Rientrano pertanto in tale ultima disposizione anche i compensi in natura, tra i quali vanno annoverate le assegnazioni di titoli e diritti, stimati in base al loro “valore normale”.

Ai fini dell’applicazione dell’imposta nei confronti dei non residenti, va detto che si considerano prodotti in Italia i redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato, compresi i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

La disciplina nazionale, tuttavia, deve essere coordinata con le disposizioni internazionali contenute in accordi conclusi dall’Italia con gli Stati esteri.

Relativamente al caso di specie, si fa specifico riferimento alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, firmata a Roma il 9 marzo 1976 e ratificata con legge 23 dicembre 1978, n. 943 (in breve, “Convenzione” o “Trattato”).

In tal senso, viene in rilievo l’articolo 15 della Convenzione che, coerentemente con la corrispondente previsione del Modello OCSE, nel definire le regole applicabili al lavoro subordinato, prevede al paragrafo 1, che “i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato”.

Al riguardo, il Commentario all’articolo 15 del Modello OCSE (versione 2017) afferma che l’espressione “i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe” include anche i redditi in natura, tra cui colloca, tra l’altro, le stock option e chiarisce che la potestà impositiva dello Stato della fonte è subordinata alla condizione che tali compensi in natura derivino da un’attività di lavoro dipendente svolta in detto Stato, non rilevando l’eventuale diverso momento in cui il reddito è corrisposto e la circostanza che la tassazione avvenga in un periodo d’imposta successivo, in cui il dipendente non lavora più in detto Stato.

Inoltre, secondo il Commentario, stabilire se, e in che misura, una stock option sia ricollegabile ad attività di lavoro dipendente svolta in un dato Stato implica una valutazione che deve essere effettuata in ciascun caso esaminando tutti gli elementi rilevanti, comprese le condizioni contrattuali del piano, correlati alla suddetta attività lavorativa.

In linea con i criteri elaborati dall’OCSE, il collegamento con il territorio italiano si considera sussistente se nel vesting period, ossia nel periodo di maturazione del diritto, il dipendente ha svolto attività di lavoro nel nostro Paese. Qualora sussista tale collegamento, il relativo reddito rileverà fiscalmente in Italia.

Buono mobilità 2020: come ottenerlo

07 SETT 2020 A partire dal 4 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, a ciascun beneficiario è riconosciuto un buono mobilità pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500.Il programma è gestito attraverso una applicazione web, accessibile, previa autenticazione, sia direttamente che dal sito del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che consente la registrazione dei beneficiari e l’accreditamento dei fornitori di servizi di mobilità condivisa a uso individuale, esclusi quelli mediante autovetture, e delle imprese ed esercizi commerciali che vendono biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica. (MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – Decreto 14 agosto 2020 Provvedimento pubblicato nella G.U. 5 settembre 2020, n. 221).

Beneficiari

Possono beneficiare del programma i residenti maggiorenni nei capoluoghi di regione, nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia ovvero nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti che, a partire dal 4 maggio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, acquistano i beni o usufruiscono dei servizi di seguito indicati. Il buono mobilità può essere utilizzato per:
a) l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita;
b) l’acquisto di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica di cui all’art. 33-bis del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8;
c) l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.
I buoni mobilità sono emessi secondo l’ordine temporale di arrivo delle istanze fino ad esaurimento delle risorse disponibili per l’anno 2020.
Il buono mobilità non costituisce reddito imponibile del beneficiario e non rileva ai fini del computo del valore dell’indicatore della situazione economica equivalente.
Il buono mobilità può essere richiesto per una sola volta ed esclusivamente per una delle destinazioni d’uso previste.

Registrazione

Al fine di ottenere il buono mobilità, i beneficiari provvedono a registrarsi sull’applicazione web a partire dal sessantesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del presente decreto e non oltre il 31 dicembre 2020, data ultima anche ai fini dell’acquisto di beni o l’utilizzo di servizi.
L’identità dei beneficiari, in relazione ai dati del nome, del cognome e del codice fiscale, è accertata attraverso SPID, gestito da AGID. A tal fine, gli interessati, qualora non ne siano già in possesso, richiedono l’attribuzione dell’identità digitale ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2014.
All’atto della registrazione, il beneficiario fornisce le necessarie dichiarazioni sostitutive di autocertificazione, rilasciate ai sensi dell’art. 47 decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 e secondo il modello disponibile sulla piattaforma in cui attesta e comunica i requisiti sopra indicati.
In seguito al completamento della registrazione, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso l’applicazione web, attribuisce al beneficiario il buono mobilità.
Il buono mobilità è disponibile nell’area riservata dell’applicazione web dedicata a ciascun beneficiario e può essere utilizzato per l’acquisto di uno solo dei beni o per l’utilizzo di uno solo dei servizi.
Ciascun buono mobilità può essere utilizzato presso i fornitori di beni e di servizi di mobilità inseriti nell’elenco e comporta la riduzione sul prezzo di acquisto del bene o utilizzo del servizio.
I buoni mobilità devono essere utilizzati entro trenta giorni dalla relativa generazione, pena l’annullamento. In caso di annullamento del buono mobilità, il beneficiario può richiedere sull’applicazione web l’emissione di un buono sostitutivo.

Rimborso

Per gli acquisti di beni o l’utilizzo di servizi effettuati a partire dal 4 maggio 2020 e fino al giorno antecedente il sessantesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del presente decreto è previsto il rimborso pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500.
Al fine di ottenere il rimborso, i beneficiari devono presentare istanza registrandosi sull’applicazione web. L’istanza di rimborso deve essere presentata entro e non oltre sessanta giorni dalla operatività dell’applicazione web.
L’identità dei beneficiari, in relazione ai dati del nome, del cognome e del codice fiscale, è accertata attraverso SPID, gestito da AGID. A tal fine gli interessati, qualora non ne siano già in possesso, richiedono l’attribuzione dell’identità digitale.
All’istanza di rimborso è allegata copia della fattura o della documentazione commerciale.
Per ciascun bene acquistato o servizio utilizzato si provvede al rimborso mediante accredito del 60 per cento della spesa sostenuta e fino ad un massimo di euro 500 sul conto corrente, intestato al richiedente, le cui coordinate (IBAN) sono fornite al momento della presentazione dell’istanza di rimborso.

Elenco dei fornitori

I soggetti che erogano servizi di mobilità condivisa a uso individuale, esclusi quelli mediante autovetture, le imprese e gli esercizi commerciali che vendono biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, si accreditano sull’applicazione web a partire dal quarantacinquesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del presente decreto.
I soggetti indicati si autenticano all’applicazione web, utilizzando le credenziali fornite dall’Agenzia delle entrate e indicano la partita I.V.A., il codice ATECO dell’attività svolta, la denominazione e i luoghi dove viene svolta l’attività, la tipologia di servizi offerti e di beni venduti, e qualsiasi altra informazione necessaria a qualificarli come effettivi fornitori dei beni e dei servizi, nonché la dichiarazione che i buoni saranno accettati esclusivamente per gli acquisti consentiti ai sensi della normativa sopra citata.
I soggetti accreditati sono inseriti in un apposito elenco consultabile dai beneficiari attraverso l’applicazione web.
L’avvenuto inserimento nell’elenco implica l’obbligo, da parte dei fornitori di beni e dei servizi di mobilità, di accettazione dei buoni secondo le modalità stabilite dal presente decreto.
In caso di usi difformi del buono elettronico di spesa da quelli previsti dal presente decreto, il gestore della piattaforma procede, in via autonoma, alla cancellazione dall’elenco dei soggetti previsti dal presente articolo, fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalla normativa vigente in materia.
Al fine di agevolare la registrazione di specifiche categorie di esercenti o di determinate istituzioni pubbliche, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può stipulare appositi accordi, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, con regioni e altri enti territoriali e locali, nonché con associazioni di categoria e soggetti ad esse assimilati.
Al fine di consentire l’utilizzo delle credenziali di accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, e la verifica, per il tramite di SOGEI, di eventuali ulteriori dati, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare stipula appositi accordi di cooperazione informatica con l’Agenzia delle entrate senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Importo riconosciuto ai fornitori

A seguito dell’accettazione del buono da parte dei fornitori di beni e di servizi di mobilità inseriti nell’elenco, è riconosciuto agli stessi un importo pari al buono validato. L’importo maturato è registrato nell’area riservata dedicata a ciascuno dei fornitori di beni e di servizi di mobilità presente nell’applicazione web.
I fornitori di beni e di servizi di mobilità emettono uno o più documenti contabili redatti in conformità alle specifiche linee guida pubblicate e consultabili sull’applicazione web, di importo pari al valore dei buoni validati. A seguito dell’acquisizione dei dati dalla specifica area presente nell’applicazione web, nonché dei documenti contabili si provvede alla liquidazione dell’importo maturato dai fornitori di beni e di servizi di mobilità. Il saldo dell’importo maturato può essere richiesto entro e non oltre il 31 marzo 2021.
Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare vigila, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, sul corretto funzionamento del programma e interviene, anche su segnalazione da parte di SOGEI, in caso di eventuali usi difformi o di violazioni delle norme del presente decreto, per la disattivazione del buono mobilità o per la cancellazione dall’elenco, fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalla normativa vigente.

 

Plusvalenze sulla cessione di fabbricati da demolire: trattamento fiscale

Forniti chiarimenti sulla questione se l’atto di cessione di un fabbricato da demolire sia riconducibile alla cessione di un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria e quindi possa generare una plusvalenza imponibile ai sensi dell’art. 67, co. 1, lett. b), del TUIR (Agenzia Entrate – risposta 04 settembre 2020, n. 312).

Recentemente l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’art. 67, co. 1, lett. b), D.P.R. n. 917/1986 (TUIR), include fra i redditi diversi, se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni, esclusi quelli acquisiti per successione e le unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto o la costruzione e la cessione sono state adibite ad abitazione principale del cedente o dei suoi familiari, nonché, in ogni caso, le plusvalenze a seguito di cessioni a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria secondo gli strumenti urbanistici vigenti al momento della cessione.

In precedenza era stato chiarito che la vendita a titolo oneroso di fabbricati ricadenti in un’area oggetto di un piano di recupero, approvato in via definitiva dal Comune, è riconducibile alla fattispecie della cessione di terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria di cui al cit. art. 67, con conseguente tassabilità della plusvalenza a prescindere dal periodo di possesso del cespite.

Tale posizione interpretativa si basa sulla considerazione che se i fabbricati ceduti ricadono in un piano di recupero, da cui notoriamente discende la possibilità di sviluppare in termini di incremento le cubature esistenti, oggetto della compravendita non possano essere più considerati i fabbricati, oramai privi di effettivo valore economico, ma, diversamente, l’area su cui gli stessi insistono, riqualificata in relazione alla potenzialità edificatorie in corso di definizione.

L’Amministrazione finanziaria ha dato applicazione generalizzata al principio espresso nella citata risoluzione, riferendolo anche ad altre casistiche, tra cui le cessioni di fabbricati “da demolire”.

Su tali basi si è dunque operata la riqualificazione dell’oggetto della cessione da ” fabbricato” a “terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria”, con applicazione del trattamento fiscale riservato a quest’ultima ipotesi.

Tale interpretazione seguita dall’Amministrazione finanziaria non ha tuttavia trovato conferma nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui, ai fini dell’imponibilità della plusvalenza, se oggetto del trasferimento a titolo oneroso è un edificio, detto trasferimento non può mai essere riqualificato come cessione di area edificabile, nemmeno quando l’edificio è destinato alla successiva demolizione e ricostruzione.

Bonus locazione botteghe e negozi: precisazioni dal Fisco

Forniti chiarimenti sulla concessione del credito d’imposta locazione botteghe e negozi, introdotto dall’art. 65 del decreto “Cura Italia” (Agenzia delle Entrate – Risposta 07 settembre 2020, n. 318).

La società istante è conduttrice dell’unità immobiliare, classificata come C1, destinata alla vendita al dettaglio di articoli di pelletteria ed accessori.
L’immobile che viene utilizzato dall’istante è un bene pubblico e il contratto è stato stipulato nella forma di concessione.
In merito a ciò, chiede all’Agenzia delle Entrate se può usufruire del credito d’imposta disciplinato dall’art. 65 del decreto “Cura Italia”.
L’art. 65 del D.L. 18/2020 prevede un credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività di impresa, pari al 60% delle spese sostenute a marzo 2020 per canoni di locazione purché relativi ad immobili rientranti nella categoria catastale C/1. Per poter beneficiare del credito d’imposta il locatario deve:
– essere titolare di un’attività economica, di vendita di beni e servizi al pubblico, oggetto di sospensione in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali;
– essere intestatario di un contratto di locazione di immobile rientrante nella categoria catastale C/1.
Con la circolare n. 14/E del 6 giugno 2020, inoltre, sono stati forniti i primi chiarimenti in relazione al credito avente la medesima finalità disciplinato con l’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n.34 (Credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda), nella quale, inoltre, è stato precisato che il legislatore ha assimilato alla locazione, anche l’ipotesi in cui il bene è condotto sulla base di un contratto di leasing operativo, poiché «questo tipo di contratto ha la medesima funzione economica del contratto locazione “tipico”».
Considerata la sostanziale identità delle due agevolazioni, si ritiene che i chiarimenti forniti in relazione al credito d’imposta di cui all’articolo 28 del menzionato Decreto Rilancio, in quanto compatibili, siano riportabili anche in relazione al cd. credito per negozi e botteghe.
Nel caso in oggetto, quindi, a prescindere dalla qualificazione del contratto in essere con il Comune, tenuto conto che la struttura contrattuale rappresentata presenta la medesima funzione economica del contratto locazione “tipico”, l’Agenzia ritiene che l’istante possa fruire del credito d’imposta pari al 60 per cento dei canoni versati relativi di marzo 2020 previsti dal  contratto di concessione stipulato col comune (ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti previsti per la fruizione del cd. credito d’imposta per negozi e botteghe).
Da ultimo rammenta che, al fine di evitare la sovrapposizione in capo ai medesimi soggetti e per le medesime spese, il comma 8 prevede espressamente il divieto di cumulo con il credito d’imposta previsto dall’articolo 65 del decreto legge 17 marzo 2020, n.18 in relazione ai canoni di locazione pagati relativi al mese di marzo.

Come dedurre l’indennità di portafoglio pagata dal promotore finanziario

Con la Risposta ad interpello n. 317 del 2020, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’indennità di “portafoglio” corrisposta dal consulente finanziario alla banca mandante per subentrare ad altro promotore nella gestione e cura di un portafoglio clienti in nome e per conto della stessa mandante rientra tra le spese relative a più esercizi.

Il caso esaminato riguarda un consulente finanziario che, in qualità di mandatario della banca per cui opera, ha ricevuto dalla medesima banca mandante un “portafoglio clienti” a cui fornire assistenza in nome e per conto della mandante, precedentemente gestiti da altri consulenti finanziari. In cambio del portafoglio clienti, il consulente si è impegnato a corrispondere alla mandante un importo in rivalsa pari all’ammontare che la stessa corrisponderà, come indennità di clientela, al consulente finanziario che ha “ceduto” il cliente.
Più precisamente, in base alle norme contrattuali che regolano il rapporto tra la banca ed i consulenti finanziari, le somme versate a titolo di “indennità di portafoglio” costituiscono il prezzo per l’acquisizione della gestione di una parte del pacchetto di clientela facente capo ad un promotore finanziario che si trovi in una delle seguenti condizioni:
– in caso di cessazione del rapporto di agenzia;
– in costanza di rapporto di agenzia, in caso di assegnazione in tutto o parte del portafoglio clienti ad uno o più private banker subentranti;
– in caso di decesso del private banker o nel caso di cessazione del rapporto dovuta a invalidità permanente e totale del private banker stesso.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, date le caratteristiche del negozio sottostante il pagamento dell’indennità di “portafoglio”, non può ritenersi una cessione di clientela del consulente finanziario uscente, bensì una sorta di “diritto allo sfruttamento” della clientela stessa, assimilabile alla “licenza” di utilizzazione di un dato bene. Ciò in quanto, i clienti sono e restano clienti della banca mandante, nel cui interesse i consulenti finanziari concludono contratti e forniscono assistenza.
Di conseguenza l’indennità che il consulente finanziario si impegna a corrispondere alla banca mandante per subentrare nella gestione di un portafoglio clienti, in nome e per conto della stessa mandante, ai fini della determinazione del proprio reddito (di impresa), deve ritenersi riconducibile alle spese relative a più esercizi.
Secondo l’articolo 108 del TUIR, tali spese sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio.