Rientro in Italia di docenti/ricercatori: per l’agevolazione serve la residenza all’estero

I docenti e i ricercatori possono accedere al regime agevolato di cui all’art. 44, D.L. n. 78/2010 laddove siano in grado di comprovare su base convenzionale di aver avuto effettivamente la residenza all’estero prima del trasferimento in Italia e sempreché risultino soddisfatti tutti gli altri requisiti richiesti dalla disciplina (tra le quali, quella di aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblicio privati o università) (Agenzia Entrate – risposta 11 settembre 2020, n. 341).

La disciplina degli incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero prevede l’esclusione dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo del 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Il regime agevolativo trova applicazione nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei cinque periodi d’imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

Per quanto concerne i requisiti soggettivi, i docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata, al verificarsi delle seguenti condizioni:

– essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;

– essere stati non occasionalmente residenti all’estero;

– aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;

– svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;

– acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Condizione necessaria per l’applicazione dell’agevolazione in commento, tra le altre, è che il ricercatore acquisisca e mantenga la residenza in Italia.

La disposizione non si rivolge soltanto ai cittadini italiani che intendono rientrare in Italia, ma interessa in linea generale tutti i ricercatori residenti all’estero, che trasferendosi nel territorio nazionale possono favorire lo sviluppo della ricerca in Italia in virtù delle loro particolari conoscenze scientifiche.

Laddove il contribuente sia in grado di comprovare su base convenzionale di aver avuto effettivamente la residenza all’estero prima del trasferimento in Italia e sempreché risultino soddisfatti tutti gli altri requisiti richiesti dalla disciplina (tra le quali, quella di aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblico privati o università, lo stesso potrà beneficiare dell’agevolazione.

Condizioni di deducibilità degli accantonamenti Tfm per gli amministratori di società

Affinché siano deducibili in ciascun periodo d’imposta, gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori di società devono essere previsti da atto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che stabilisca anche l’ammontare (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 17367 del 2020)

ILCASO

La controversia esaminata dalla Corte di Cassazione riguarda un avviso di accertamento emesso nei confronti della società per il recupero a tassazione delle somme dedotte nel periodo d’imposta a titolo di accantonamento per il trattamento di fine mandato degli amministratori in assenza delle condizioni previste dalla normativa.
La contestazione dell’Ufficio si basa sul principio che l’accantonamento in favore dell’amministratore dell’indennità di fine mandato è deducibile quale componente negativa di reddito solo se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto. Previsione, quest’ultima non riscontrata nella fattispecie.
I giudici di merito hanno accolto il ricorso della società ritenendo che gli accantonamenti dei compensi degli amministratori fossero inerenti ai costi dell’impresa e, quindi, deducibili. Secondo i giudici la spettanza e la deducibilità di tali compensi è determinata dal consenso che si forma tra le parti, senza che l’Amministrazione finanziaria abbia alcun potere di valutazione di congruità.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici di merito, la Corte di Cassazione ha osservato che in tema di deducibilità ai fini IRES ed IRAP, quali componenti negativi di reddito, degli accantonamenti effettuati dalla società in favore dei propri amministratori al fine del trattamento di fine mandato, l’art. 105 TUIR al comma 1 stabilisce che gli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto e ai fondi di previdenza del personale dipendente sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell’esercizio in conformità alle disposizioni legislative e contrattuali ed al successivo comma 4 estende tali disposizioni anche agli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui alla lettera c), articolo 17, TUIR, ossia alle indennità derivanti dalla cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (tra le quali rientra, dunque, il trattamento di fine mandato).
In base al combinato disposto delle suddette disposizioni, dunque, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che possono essere dedotte in ciascun esercizio, secondo il principio di competenza, le quote accantonate per il trattamento di fine mandato, previsto in favore degli amministratori delle società, purché la previsione di detto trattamento risulti da un atto scritto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che ne specifichi anche l’importo.
In mancanza di tali presupposti trova applicazione il principio di cassa, che stabilisce la deducibilità dei compensi spettanti agli amministratori delle società nell’esercizio nel quale sono corrisposti.

Per completezza si osserva che l’indennità corrisposta – sia in denaro che in natura – in occasione della cessazione del mandato dell’amministratore della società, ai fini IRPEF, va assoggettata al regime di tassazione separata solo laddove l’indennità risulti da atto scritto avente data certa anteriore all’avvio del rapporto (fatta salva da parte dell’Ufficio l’applicazione della tassazione ordinaria laddove quest’ultima fosse più favorevole), mentre deve ritenersi soggetta al regime di tassazione ordinaria ove manchi l’atto scritto.

Attestazione requisiti Startup e PMI innovative: ravvedimento per mancato deposito

Forniti chiarimenti sul mancato deposito della attestazione di mantenimento dei requisiti abilitanti delle startup e delle PMI innovative e sulla possibilità di ricorso al ravvedimento operoso (ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 10 settembre 2020, n. 1/V).

Tutte le startup e le PMI avevano la possibilità di depositare entro il 31 luglio 2020 la attestazione di mantenimento dei requisiti.
Entro sessanta giorni dalla perdita dei requisiti le start-up innovative o l’incubatore certificato e le PMI innovative sono cancellati dalla sezione speciale del registro delle imprese, con provvedimento del conservatore impugnabile, permanendo l’iscrizione alla sezione ordinaria del registro delle imprese. Alla perdita dei requisiti è equiparato il mancato deposito della dichiarazione.
Il Ministero dello Sviluppo Economico nella citata circolare n. 1/V evidenzia che “eccezionalmente”, considerate le condizioni particolari, si potrebbe invocare l’applicazione del principio del cd ravvedimento operoso. Tale istituto come noto opera nel lasso di tempo intercorrente tra la scadenza dei termini entro cui l’obbligo doveva essere adempiuto e l’avvio del procedimento amministrativo sanzionatorio.
Vertendosi, in subjecta materia nell’applicazione di una sanzione reale (la cancellazione), fino al momento in cui le Camere non avviano il procedimento di cancellazione (che deve comunque avvenire entro sessanta giorni), è ammesso il ravvedimento operoso della società, con deposito tardivo della attestazione de quo.
Le Camere di Commercio devono inviare una PEC di recall a tutte le startup e PMI iscritte nella sezione speciale con invito a trasmettere tardivamente, entro brevissimo termine, alle stesse l’attestazione del mantenimento dei requisiti. Trascorso il termine assegnato, presunta e ritenuta la volontà della società di non confermare i requisiti, gli Uffici procederanno alla cancellazione.

Covid-19: salva l’agevolazione prima casa

La sospensione dei termini relativi all’agevolazione prima casa, disposta dall’art. 24, D.L. n. 23/2020 (cd. “Decreto Liquidità), opera anche in relazione al “termine di un anno entro il quale il contribuente che abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale, deve procedere alla vendita dell’abitazione ancora in suo possesso, purché quest’ultima sia stata, a sua volta, acquistata usufruendo dei benefici prima casa” (Agenzia Entrate – risposta 11 settembre 2020, n. 345).

Con le agevolazioni per l’acquisto della “prima casa” di abitazione è prevista l’applicazione dell’imposta di registro nella misura del 2% per i trasferimenti e la costituzione di diritti reali di godimento che hanno per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9, ove ricorrano le condizioni previste.

La medesima agevolazione trova applicazione anche qualora il contribuente abbia provveduto all’acquisto di nuova abitazione entro un anno dalla vendita di precedente abitazione acquistata con l’agevolazione prima casa.

Pertanto, il contribuente decade dalle agevolazioni fiscali in relazione al nuovo acquisto, se non vende entro l’anno l’abitazione agevolata pre-posseduta.

Detto questo, per far fronte all’emergenza da Covid-19, è stato emanato il D.L. n. 23/2020 (cd. “Decreto Liquidità”) recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali, che ha disciplinato, tra l’altro, la sospensione dei termini relativi all’agevolazione “prima casa”, prevedendo che i termini previsti ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della prima casa, sono sospesi nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020.

A riguardo è stato chiarito che la norma, allo scopo di impedire la decadenza dal beneficio, attese le difficoltà nella conclusione delle compravendite immobiliari e negli spostamenti delle persone, dovute all’emergenza epidemiologica da COVID-19, dispone la sospensione, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31dicembre 2020, dei termini per effettuare gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio “prima casa” e ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della “prima casa”.

Tra i termini oggetto di sospensione, è compreso quindi anche il termine di un anno entro il quale il contribuente che abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale, deve procedere alla vendita dell’abitazione ancora in suo possesso, purché quest’ultima sia stata, a sua volta, acquistata usufruendo dei benefici “prima casa”.

Pertanto, in caso di immobile acquistato nel mese di maggio 2019, con termine per l’alienazione dell’immobile pre-posseduto scadente nel mese di maggio 2020, il contribuente può fruire del periodo di sospensione dei termini. Il termine per la suddetta alienazione riprende a decorrere dal 1°gennaio 2021.

IVA agevolata su impianti termici a concentrazione solare

Gli impianti termici a concentrazione solare, in grado di produrre anche energia elettrica per il tramite del calore devono ritenersi soggetti ad aliquota Iva agevolata del 10 per cento (Agenzia delle Entrate – Principio di diritto 14 settembre 2020, n. 15).

Le disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto prevedono l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 10%, tra gli altri, agli “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica”.
L’applicazione dell’analoga aliquota ridotta è riconosciuta anche ai beni, escluse materie prime e semilavorate, forniti per la costruzione dei suddetti impianti e alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione degli impianti medesimi.
Con riferimento all’ambito applicativo delle disposizioni agevolative, l’Agenzia delle Entrate afferma che l’aliquota Iva agevolata deve essere riconosciuta agli impianti termici ad energia solare, in grado di produrre anche energia elettrica per il tramite del calore, cd. “Impianti CSP”.
L’acronimo CSP sintetizza la definizione Concentrating Solar Power, che contraddistingue una tipologia di impianto che utilizza una tecnologia (che sperimenta una diversa variante tecnologica di campo solare) basata su specchi di forma leggermente concava.
Da un punto di vista tecnico, si tratta di un impianto il cui intero processo consente, utilizzando come input l’energia solare, di immagazzinare calore-energia. Il prodotto finito di tale impianto può essere quindi il calore stesso oppure il calore convertito in altre forme energetiche, ovvero energia elettrica.
In altri termini, l’impianto CSP è un “impianto termico ad energia solare”, che però attraverso il calore è in grado di produrre anche energia elettrica.
In considerazione del processo di funzionamento dell’impianto CSP, l’Agenzia delle Entrate ritiene che lo stesso integri le caratteristiche degli impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica a cui la normativa IVA riconosce l’aliquota agevolata, ed in particolare:
– la fonte di natura solare;
– il processo di conversione dell’energia solare, al fine di immagazzinare calore-energia, producendo energia termica;
– la produzione di energia elettrica per il tramite del calore.
Emerge, dunque, che l’impianto CSP, senza dubbio, sfrutta la fonte solare-fotovoltaica, seppure nella specifica modalità con ricevitore lineare e che il prodotto finito di tale impianto può essere, quindi, il calore stesso (energia termica) oppure il calore convertito in altre forme energetiche, ovvero energia elettrica (per un utilizzo immediato oppure programmato).
In conclusione, l’aliquota IVA agevolata del 10% deve ritenersi applicabile all’impianto CSP, in quanto ricompreso nella più ampia categoria di impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica.