Cancellazione della seconda rata IMU per le attività sospese

Abolizione del versamento della seconda rata dell’IMU, in scadenza entro il 16 dicembre 2020, in considerazione di quanto contenuto nel D.P.C.M. 24 ottobre 2020, che ha disposto la sospensione o la limitazione dell’esercizio di diverse attività, in ragione del perdurare degli effetti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (Art. 11, Bozza Decreto “Ristori”)

In considerazione degli effetti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19, per l’anno 2020, non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU) di cui all’articolo 1, commi da 738 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, concernente gli immobili e le relative pertinenze in cui si esercitano le attività indicate nella tabella allegata al decreto, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate nei medesimi immobili.
L’abolizione del versamento della seconda rata dell’IMU, in scadenza entro il 16 dicembre 2020, introdotta dalla norma in commento, si aggiunge a quella già stabilita dall’art. 78 del D. L. n. 104 del 2020, in considerazione di quanto contenuto nel D.P.C.M. 24 ottobre 2020, che ha disposto la sospensione o la limitazione dell’esercizio di diverse attività, in ragione del perdurare degli effetti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
A questo proposito si deve sottolineare che le nuove disposizioni non sono dirette a superare quanto già statuito dal citato art. 78 che restano ferme per espressa dizione normativa.
Per cui, le fattispecie già contemplate dall’art. 78, che non prevedono la condizione della corrispondenza tra il proprietario dell’immobile e il gestore dell’attività ivi esercitata, continuano ad applicarsi secondo tale disposizione, indipendentemente dal fatto che le stesse siano ricomprese nella tabella allegata al presente decreto e che la norma preveda in generale la suddetta condizione.
La norma mira a sostenere economicamente gli operatori dei vari settori interessati con l’esenzione di un’imposta il cui versamento graverebbe negativamente sulla liquidità degli stessi, e pertanto – come già previsto per le altre attività beneficiate dall’art. 78 del D. L. n. 104 del 2020 – richiama il rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modifiche.
Inoltre, è previsto, per il ristoro ai comuni delle minori entrate derivanti dall’applicazione del beneficio, l’incremento del Fondo di cui all’art. 177 del D. L. n. 34 del 2020 di 96,4 milioni di euro per l’anno 2020 e conseguentemente si dispone uno slittamento dei termini per l’adozione dei decreti di ristoro di cui al comma 5 del citato art. 78 del D. L. n. 104 del 2020 che possono essere adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Sostegno allo sport dilettantistico dal Decreto Ristori

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport (art. 3, D.L. 28 ottobre 2020, n. 137).

Al fine di far fronte alla crisi economica delle associazioni e società sportive dilettantistiche determinatasi in ragione delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze il “Fondo per il sostegno delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche” le cui risorse sono trasferite al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, per essere assegnate al Dipartimento per lo Sport.
Il finanziamento del predetto Fondo è determinato nel limite massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020, che costituisce limite di spesa ed è destinato all’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività istituzionale a seguito dei provvedimenti statali di sospensione delle attività sportive.
La norma intende garantire un adeguato supporto economico in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività istituzionale a seguito dei provvedimenti statali di sospensione delle attività sportive.

Nel Decreto Ristori misure a sostegno degli operatori turistici e della cultura

Il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137 (cd. “Decreto Ristori”), pubblicato nella G.U. n. 269 del 28 ottobre 2020, all’art. 5 ha previsto ulteriori misure a sostegno degli operatori turistici e della cultura a causa dell’impatto dell’emergenza da Covid-19 sull’economia del settore e sull’occupazione.

Il comparto turistico è stato tra quelli più duramente colpito dalle rigorose misure di confinamento e di restrizione dei viaggi imposte dalla pandemia da coronavirus. Uno degli effetti immediati della crisi è stato, infatti, il blocco dei flussi turistici. Le perdite subite dal settore sono destinate a perdurare nel tempo, oltre che per le misure restrittive ancora in atto, anche per i timori di contagio che, verosimilmente, limitano i viaggi a scopo turistico anche in un prossimo futuro con una prospettiva di ripresa più lenta rispetto ad altri settori. Tale constatazione ha fatto ritenere necessarie ulteriori azioni di sostegno per non aggravare i pesanti impatti sull’economia del settore, sull’occupazione diretta e sull’indotto.

Di fatto, l’art. 5 del DL Ristori, ha incrementato di 100 milioni il fondo di parte corrente di cui all’art. 89, co. 1, D.L. n. 18/2020, conv. con modif. in L. n. 27/2020.

Il fondo di cui all’art. 182, D.L. n. 34/2020, conv. con modif. in L. n. 77/2020, istituito nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, è incrementato di 400 milioni di euro per l’anno 2020.

Il fondo di cui all’art. 183, co. 2, D.L. n. 34/2020, conv. con modif. in L. n. 77/2020, istituito nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo è incrementato di 50 milioni di euro per l’anno 2020.

Limitatamente ai contratti di acquisto di titoli di accesso per spettacoli dal vivo, le disposizioni di cui all’articolo 88, co. 1 e 2, D.L. n. 18/2020, conv. con modif. In L. n. 27/2020 si applicano fino al 31 gennaio 2021.

Inoltre, il bonus vacanze viene riconosciuto anche per il 2021 per coloro che non ne hanno usufruito nel 2020.

E-commerce: importazione di beni di valore trascurabile B2C

Con la Circolare n. 40/2020 l’Agenzia delle Dogane fornisce istruzioni sulle modalità di iscrizione nell’elenco “E-commerce P4I-B2C”, ai fini dell’autorizzazione alla procedura di semplificazione delle formalità dichiarative per le importazioni di merci non unionali di valore trascurabile destinate a consumatori finali, derivanti da vendite a distanza tramite piattaforma e-commerce.

PROCEDURA DICHIARATIVA SEMPLIFICATA

Fino all’entrata in vigore delle norme di cui al cd. pacchetto IVA (prevista a Luglio 2021), i soggetti che effettuano operazioni di introduzione nel territorio nazionale di merci non unionali, relative a spedizioni di modico valore (cd. valore trascurabile, sotto la soglia dei 22 €) originate da transazioni commerciali derivanti da vendite a distanza di beni mediante l’uso di una interfaccia elettronica, quale un mercato virtuale (market place), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, possono accedere a procedure dichiarative a dati ridotti, a seguito di ottenimento di specifica autorizzazione.
L’autorizzazione è rilasciata in via preventiva ed ha validità annuale.
I soggetti autorizzati sono iscritti in un apposito Elenco istituito presso la Direzione Dogane denominato “E-commerce P4I-B2C” (platform for import – business to consumer).

RICHIESTA DI ISCRIZIONE NELL’ELENCO “E-COMMERCE P4I-B2C”

Nelle more della procedura per la gestione informatizzata dell’Albo, ai fini dell’ammissione alla semplificazione, è necessario presentare apposita istanza all’Ufficio delle dogane competente sul luogo in cui è tenuta o è accessibile la contabilità principale del richiedente ai fini doganali, attestando la sussistenza dei seguenti requisiti soggettivi e condizioni oggettive di operatività:
1. effettuazione di un numero minimo di 50.000 singoli mensili di importazione;
2. possesso dell’autorizzazione per lo sdoganamento presso “luogo approvato” nonché per “destinatario autorizzato transito”;
3. utilizzo del codice EORI e possesso dell’autorizzazione AEO;
4. tracciabilità della filiera dall’origine del flusso logistico nel Paese terzo alla consegna della merce sul territorio nazionale, con possibilità di identificare precisamente le fasi dello spostamento delle merci;
5. possibilità per l’Agenzia delle Dogane di accedere, ai fini dei controlli doganali, alla piattaforma logistica entro cui vengono svolte le operazioni, messa a disposizione dal soggetto;
6. organizzazione del magazzino e possesso di apparecchiatura scanner X-Ray dotata di tecnologia CT (tomografia computerizzata) – ovvero l’impegno a dotarsi di tale strumentazione nel termine di 3 mesi dal rilascio dell’autorizzazione – per consentire controlli massivi e non intrusivi della merce;
7. predisposizione di un sistema e di procedure di controllo interno che siano anche in grado di impedire/intercettare la presentazione di Dichiarazioni doganali contenenti errori e/o inesattezze e che rendano disponibili all’Autorità doganale l’accesso completo ad ogni flusso logistico.

Ai fini della verifica del possesso dei suddetti requisiti, l’Agenzia delle Dogane precisa che al momento della presentazione dell’istanza è necessario essere già in possesso dell’autorizzazione per lo sdoganamento presso luogo approvato e come destinatario autorizzato transito, nonché dell’autorizzazione AEO.
Per quanto riguarda il numero minimo delle operazioni, l’Ufficio tiene conto del numero di operazioni effettuate nel mese precedente alla presentazione dell’istanza, oppure, qualora tale dato non fosse rappresentativo della reale operatività, della media delle operazioni effettuate nei precedenti sei mesi. Nel caso in cui le operazioni indicate non siano svolte, ma si intenda svolgerle con la semplificazione richiesta, la verifica è effettuata dopo un mese dalla data di iscrizione.
Le merci oggetto della semplificazione, all’arrivo presso l’Ufficio di primo ingresso nel territorio doganale dell’Unione, dopo l’esecuzione dei previsti controlli di sicurezza selezionati, vengono vincolate al regime di transito per lo spostamento presso i magazzini autorizzati.
Con riferimento alla tracciabilità dei prodotti devono essere descritte e documentate le modalità con le quali ciò viene garantito nella gestione informatizzata dei dati.
In relazione al sistema di controllo interno, viene richiesto di effettuare periodicamente, anche a posteriori, il contatto con il destinatario finale al fine di verificare la correttezza dei dati e delle informazioni dichiarate, con particolare riferimento al valore di transazione. La frequenza e il numero di operazioni da verificare saranno indicate nel disciplinare di servizio che terrà conto del volume delle operazioni dichiarate e della tipologia di traffico (origini e tipologie della merce).

Una volta presentata l’istanza di iscrizione nell’elenco E-commerce P4I-B2C, la richiesta è sottoposta ad una fase istruttoria per la valutazione di accoglimento o il rigetto. In caso di accoglimento, l’iscrizione nel predetto elenco è disposta entro 10 giorni dal termine dell’istruttoria, con conseguente abilitazione alle relative semplificazioni.

COMPILAZIONE SEMPLIFICATA DICHIARAZIONI

Nella compilazione semplificata della dichiarazione di importazione devono essere osservati i seguenti criteri:
– campo 37.2 “Regime”. Codice C07 (Spedizioni di valore trascurabile);
– campo 2 “Speditore”. Generalità dello speditore con lo stesso livello di dettaglio presente nel sistema del dichiarante;
– campo 8 “Destinatario”. Generalità del destinatario della spedizione con indirizzo e Codice fiscale se conosciuto;
– Campo 31 “Descrizione delle merci”. Descrizione dettagliata della merce, almeno col lo stesso livello di dettaglio presente nel sistema dell’operatore;
– campo 33 “Codice delle merci”. Codice convenzionale 9990 9909 00.
Nel campo 8 potrà in deroga essere prevista la compilazione con il codice EORI del soggetto dichiarante solo qualora l’Ufficio delle Dogane riscontri la possibilità dal sistema di gestione interno di associare la dichiarazione alle generalità del destinatario.

La compilazione semplificata in ogni caso non è applicabile:
– per le importazioni di merci per le quali è richiesto il controllo di altri presidi che intervengono nelle attività di sdoganamento (servizio fitosanitario, PIF, USMAF, etc.);
– per le merci soggette a specifici divieti e restrizioni.

Plusvalenza accertata dalla definizione agevolata dell’acquirente

Con la Sentenza n. 22728 del 2020, la Corte di Cassazione ha affermato l’illegittimità dell’accertamento con il quale il Fisco determina una plusvalenza tassabile non dichiarata, assumendo quale corrispettivo di vendita ai fini IRPEF del venditore, il valore attribuito a seguito di definizione agevolata effettuata dall’acquirente in relazione al procedimento di rettifica dell’imposta di registro avviato nei suoi confronti.

La controversia ha origine dall’avviso di accertamento, con il quale è stata contestata la mancata indicazione nella dichiarazione del redditi della plusvalenza conseguente alla cessione di un immobile, determinata assumendo quale corrispettivo della cessione l’importo della definizione agevolata relativa all’imposta di registro, effettuata dal solo acquirente, senza contraddittorio con il venditore, in relazione al procedimento di rettifica avviato nei soli confronti dell’acquirente.
I giudici tributari hanno ritenuto corretta, nei confronti del venditore, la ripresa a tassazione IRPEF della plusvalenza derivante dalla cessione dell’immobile, effettuata in base al prezzo di mercato risultante dalla definizione operata dall’acquirente ai fini dell’imposta di registro, affermando che spettasse al venditore dimostrare di avere venduto a un prezzo inferiore.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, decidendo nel merito in favore del contribuente.

Il contribuente ha dedotto una violazione delle norme in materia di rettifica delle dichiarazioni reddituali delle persone fisiche, per aver attribuito rilevanza, nella determinazione del corrispettivo di vendita ai fini IRPEF dell’alienante, alla definizione agevolata relativa all’imposta di registro, effettuata dal solo acquirente, senza contraddittorio con l’altra parte del contratto, e comunque riferita al valore di mercato del bene, e non al prezzo effettivamente conseguito, rilevante per l’imposta di registro ma non ai fini IRPEF.
Riguardo agli accertamenti in rettifica delle dichiarazioni reddituali delle persone fisiche, la Corte di Cassazione ha osservato che secondo la normativa (art. 38, co. 3, DPR n. 600 del 1973), l’incompletezza, la falsità e l’inesattezza dei dati indicati nella dichiarazione, …, possono essere desunte dalla dichiarazione stessa, dal confronto con le dichiarazioni relative ad anni precedenti e dai dati e dalle notizie in possesso dell’amministrazione anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti.
Con specifico riferimento all’accertamento di plusvalenze tassabili, inoltre, è stato disposto espressamente (art. 5, co. 3, D.Lgs. n. 147 del 2015) che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale.
In altri termini, tale previsione esclude la possibilità per l’Amministrazione di procedere all’accertamento in via induttiva della plusvalenza patrimoniale, realizzata a seguito della cessione di immobili o di aziende, solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro, dovendo l’Ufficio individuare ulteriori indizi, gravi, precisi e concordanti, che supportino tale accertamento. Per di più, detta preclusione deve ritenersi applicabile con effetto retroattivo per tutti i casi non definitivi.
Ciò trova giustificazione, precisa la Corte Suprema, nel fatto che la base imponibile ai fini IRPEF è data – non già dal valore del bene ceduto, come avviene per l’imposta di registro, ma – dalla differenza tra corrispettivo percepito nel periodo d’imposta e prezzo di cessione, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo.