Welfare aziendale su base contrattuale per la Metalmeccanica – Artigianato del Veneto

 

Entro la fine di Marzo 2021 il contratto regionale della metalmeccanica artigianato del Veneto prevede l’assegnazione Welfare aziendale su base contrattuale

 

Il CIRL regionale del Veneto ha prevista la messa a disposizione dì strumenti di welfare aziendale del valore di:
– 80,00 € per operai, Impiegati, quadri (10,00 € mensili) ;
– 64,00 € per apprendisti professionalizzanti (8,00 € mensili).
Per i lavoratori a tempo parziale il cui orario di lavoro concordato è pari o inferiore al 50% del normale orario di lavoro nel mese di maturazione il valore spettante è convenzionalmente il seguente :
– 40,00 € per operai, impiegati, quadri (5 € mensili)
– 32,00 € per apprendisti professionalizzanti (4 € mensili).
Per I lavoratori il cui orario di lavoro a parttime concordato è nel mese di maturazione superiore al 50% spettano i valori totali
Per i lavoratori assunti con contratto intermittente la quota sarà,dovuta per intero o al 50% sulla base dell’orario di lavoro in ragione della prestazione effettivamente svolta in ciascun mese del periodo di riferimento, utilizzando il medesimo criterio del part time di cui sopra.
Hanno diritto agli strumenti di welfare aziendale i lavoratori in forza all’1/7/2020 in proporzione all’attività effettivamente

svolta nel periodo di riferimento di otto mesi dall’1/7/2020 e fino al 28/2/2021.
Ai fini della maturazione della quota mensile spettante rileva il superamento della metà dei giorni lavorabili In ciascun mese del periodo.
Una giornata s’intende lavorata anche in presenza di una sola ora di effettivo lavoro nel giorno considerato. Si considerano come lavorate le giornate di assenza per congedo di maternità/paternità (ex astensione obbligatoria per maternità), quelle per Infortunio sul lavoro avvenuto all’interno dell’azienda, quelle per esercizio di permessi retribuiti per assemblee e per l’esercizio di cariche sindacali.
L’assegnazione avverrà entro la fine di Marzo 2021 e spetterà in base al maturato anche caso di cessazione anticipata del rapporto. 

Assegno ordinario del FIS, la verifica del requisito occupazionale in caso di prima richiesta

Ai fini dell’accesso all’assegno ordinario del FIS con causale COVID-19 per periodi dal 1° gennaio 2021 al 30 giugno 2021 (L. n. 178/2020), per le domande proposte da datori di lavoro che non abbiano precedentemente richiesto l’assegno ai sensi delle discipline del D.L. Agosto e del D.L. Ristori, la condizione di avere una media superiore ai 5 addetti va verificata con riguardo al semestre precedente la data di inizio del periodo di sospensione. Diversamente, è possibile tenere conto del requisito occupazionale posseduto dal datore di lavoro al momento della definizione della prima domanda (Inps, messaggio 23 febbraio 2021, n. 769)

A seguito del rilascio delle prime istruzioni per la gestione delle domande relative ai trattamenti di integrazione salariale previsti dalla Legge di bilancio 2021 (L. 30 dicembre 2020, n. 178), con riferimento alle aziende rientranti nel campo di applicazione del Fondo di integrazione salariale (FIS), nonché dei Fondi di solidarietà bilaterali che prevedono tale requisito, è stato specificato che l’assegno ordinario è concesso anche ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 addetti nel semestre precedente la data di inizio del periodo di sospensione.
Al riguardo, tuttavia, detta condizione si applica esclusivamente le domande proposte da datori di lavoro che non hanno precedentemente richiesto l’accesso all’assegno ordinario ai sensi delle discipline introdotte dal D.L. 14 agosto 2020, n. 104 (Decreto Agosto) e dal D.L. 8 ottobre 2020, n. 137 (D.L. Ristori).
Diversamente, ai fini della presentazione delle istanze di assegno ordinario per periodi dal 1° gennaio 2021, rimangono valide le indicazioni fornite in precedenza, secondo cui per la valutazione delle richieste di assegno ordinario per periodi che presentino o meno soluzione di continuità, è possibile tenere conto del requisito occupazionale posseduto dal datore di lavoro al momento della definizione della prima domanda.
In ogni caso, è possibile per i datori di lavoro richiedere un riesame degli eventuali provvedimenti di reiezione adottati dalla Struttura territoriale.

ANF: maggiorazione degli importi in caso di nucleo con componenti inabili

Con messaggio 22 febbraio 2021, n. 754, anche in considerazione delle richieste di chiarimenti pervenute, l’INPS fornisce precisazioni in merito all’accertamento e alla revisione dell’inabilità, prevista dalla normativa in materia di Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) in favore dei soggetti minorenni inabili o maggiorenni inabili a proficuo lavoro, componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione.

L’articolo 2, comma 2, del DL n. 69/1988, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 153/1988, nel disporre che l’assegno per il nucleo familiare spetta in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare secondo specifiche tabelle, precisa che i livelli di reddito di tali tabelle sono aumentati per i nuclei familiari che “comprendono soggetti che si trovino, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro, ovvero, se minorenni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età”.
Le disposizioni fornite dall’Inps in materia di accertamento dell’inabilità ai fini dell’ANF prevedono che la certificazione medica presentata a corredo della domanda sia esaminata dall’Ufficio medico legale di Sede anche per i soggetti fruitori dell’indennità di frequenza al fine di valutare l’effettiva “incapacità del minore a compiere gli atti della propria età” o, nel caso di componente maggiorenne, la “inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro”.
Dal punto di vista amministrativo, il riconoscimento del diritto alle maggiorazioni degli importi ANF è vincolato alla preventiva autorizzazione da parte delle Strutture territoriali dell’Istituto, acquisito il parere dell’Ufficio medico legale, e, in generale, la durata di godimento del predetto diritto non supera mai la data di revisione prevista nel verbale sanitario o comunque la data indicata dal responsabile sanitario di sede (cfr. messaggio n. 3604/2019).
La sospensione delle visite per l’accertamento sanitario degli stati di invalidità e disabilità, determinata dalla crisi epidemiologica in corso, sta comportando il dilatarsi dei tempi di attesa per il rinnovo dell’autorizzazione alla maggiorazione degli importi ANF nelle more dell’iter sanitario di revisione. L’Istituto al riguardo ricorda che l’articolo 25, comma 6-bis, DL 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114 ha introdotto elementi di semplificazione dell’iter sanitario amministrativo per l’accertamento in questione: “Nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura”. Le istruzioni operative in merito sono state fornite con la circolare n. 127/2016.
Il riconoscimento, quindi, della maggiorazione degli importi ANF al richiedente lavoratore, in caso di componente inabile nel nucleo familiare o di inclusione nel nucleo di un soggetto maggiorenne inabile a proficuo lavoro (che diversamente sarebbe escluso in quanto maggiorenne), tra la data di scadenza del verbale rivedibile e il completamento dell’accertamento sanitario, in presenza degli altri requisiti normativamente previsti, sarà accolto provvisoriamente in attesa della conclusione dell’iter sanitario di revisione.
Qualora all’esito della revisione sia confermato che il componente il nucleo familiare, se maggiorenne, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a un proficuo lavoro ovvero, se minorenne, che abbia difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età, in presenza degli altri requisiti normativamente previsti, la domanda sarà accolta con decorrenza dalla data di presentazione della relativa istanza.
Laddove invece all’esito della revisione non risulti confermato lo stato di inabilità del soggetto interessato, si procederà alla reiezione della domanda di autorizzazione ANF per la maggiorazione dei livelli dalla data dell’accertamento sanitario.
Le Strutture territoriali, alla luce degli appena citati chiarimenti, riesamineranno i provvedimenti già adottati e le istanze già pervenute e non ancora definite.

Decontribuzione Sud per l’anno 2021, le indicazioni Inps per la fruizione

Con circolare n. 33/2021, l’Inps fornisce le indicazioni e le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla misura Decontribuzione Sud, limitatamente al periodo 1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021, a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della Commissione europea. Per quanto attiene al periodo dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2029, occorrerà attendere l’esito dell’ulteriore procedimento di autorizzazione.

Al fine di contenere il perdurare degli effetti straordinari sull’occupazione, determinati dall’epidemia da COVID-19 in aree caratterizzate da gravi situazioni di disagio socio-economico, e di garantire la tutela dei livelli occupazionali, è disposto il beneficio della decontribuzione per i rapporti di lavoro dipendente, a condizione che la sede di lavoro sia collocata in una delle seguenti regioni: Abruzzo; Basilicata; Calabria; Campania; Molise; Puglia; Sardegna; Sicilia. Per sede di lavoro si intende l’unità operativa presso cui sono denunciati in Uniemens i lavoratori. L’esonero è previsto sino al 31 dicembre 2029, con una diversa modulazione dell’intensità della misura:
– 30% fino al 31 dicembre 2025;
– 20% per gli anni 2026 e 2027;
– 10% per gli anni 2028 e 2029.
Per sede di lavoro si intende l’unità operativa presso cui sono denunciati in Uniemens i lavoratori. L’agevolazione in parola è stata concessa, per effetto dell’adozione della decisione di autorizzazione della Commissione europea, limitatamente al periodo 1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021. Per quanto attiene al periodo dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2029, occorrerà invece attendere l’esito dell’ulteriore procedimento di autorizzazione.
Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, con esclusione del settore agricolo, dei datori di lavoro che stipulino contratti di lavoro domestico e degli ulteriori soggetti espressamente esclusi:
– enti pubblici economici;
– gli istituti autonomi case popolari trasformati in enti pubblici economici ai sensi della legislazione regionale;
– enti trasformati in società di capitali, ancorché a capitale interamente pubblico, per effetto di procedimenti di privatizzazione;
– ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per la trasformazione in aziende di servizi alla persona (ASP), e iscritte nel registro delle persone giuridiche;
– aziende speciali costituite anche in consorzio;
– consorzi di bonifica;
– consorzi industriali;
– enti morali;
– gli enti ecclesiastici;
– le imprese operanti nel settore finanziario.
Al fine di garantire la legittima fruizione dello sgravio nelle ipotesi in cui un datore di lavoro, titolare di una matricola il cui indirizzo è coincidente con la sede legale in regioni non oggetto di decontribuzione, presenti una o più unità operative ubicate nelle suddette regioni, è necessario che la Struttura Inps territorialmente competente, a seguito di specifica richiesta da parte del datore di lavoro interessato e dopo aver effettuato i dovuti controlli, inserisca nelle caratteristiche contributive della matricola aziendale il codice di autorizzazione “0L”, recante il significato di “Datore di lavoro che effettua l’accentramento contributivo con unità operative nei territori del Mezzogiorno”. Pertanto, le Strutture territoriali, dopo aver verificato, mediante la consultazione delle comunicazioni obbligatorie, che la prestazione lavorativa si svolge in una sede di lavoro ubicata all’interno delle regioni ammesse e che tale unità operativa risulta regolarmente associata al datore di lavoro e registrata all’interno dell’apposita sezione del “Fascicolo elettronico aziendale”, possono attribuire o prorogare il codice di autorizzazione “0L”con data inizio validità dal 1° gennaio 2021 e con fine validità al 31 dicembre 2021.
Riguardo all’applicabilità dell’esonero ai rapporti di somministrazione, il beneficio non è riconoscibile allorquando il  lavoratore in somministrazione, pur svolgendo la propria attività lavorativa in unità operative dell’azienda utilizzatrice ubicate nelle aree svantaggiate, sia formalmente incardinato presso un’agenzia di somministrazione situata in una regione diversa da quelle ammesse ad usufruire dello sgravio. In sostanza, ai fini del legittimo riconoscimento della decontribuzione, rileva la sede di lavoro del datore di lavoro e non dell’utilizzatore. Qualora, invece, l’agenzia di somministrazione abbia sede legale o operativa in una delle regioni svantaggiate, l’esonero può essere fruito dalla predetta agenzia; ciò, a prescindere da dove effettivamente il lavoratore presti la propria attività lavorativa. Al fine della corretta applicazione della misura, anche per l’agenzia di somministrazione vale il rispetto di tutti i presupposti legittimanti.
Con riferimento ai lavoratori marittimi, categoria gente di mare (art. 115, Codice della navigazione), tenuti a svolgere la propria attività lavorativa a bordo delle navi, le imprese armatoriali possono beneficiare dell’esonero contributivo per i lavoratori marittimi che siano imbarcati su navi iscritte nei compartimenti marittimi ricadenti nelle regioni svantaggiate.
L’esonero si applica nella misura del 30% della contribuzione datoriale prevista, senza individuazione di un tetto massimo mensile, fino al 31 dicembre 2021, per i rapporti di lavoro subordinati sia instaurati che instaurandi. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Non sono oggetto di sgravio le seguenti contribuzioni:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di Tesoreria (art. 1, co. 755, L. 27 dicembre 2006, n. 296);
– il contributo, ove dovuto, al FIS e ai Fondi di solidarietà bilaterale, anche alternativi (artt. 26, 27, 28 e 29, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148), nonché ai Fondi di solidarietà territoriali intersettoriali della Provincia autonoma di Trento e di Bolzano-Alto Adige (art. 40, D.Lgs. n. 148/2015), nonché al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (D.M. n. 95269/2016);
– il contributo previsto, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, co. 4, L. 21 dicembre 1978, n. 845).
La misura c.d. Decontribuzione Sud non ha natura di incentivo all’assunzione e, pertanto, non è soggetta all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione (art. 31, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 150). Sostanziandosi in un beneficio contributivo, invece, il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al possesso della regolarità contributiva (DURC), all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e al rispetto degli altri obblighi di legge, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
Configurandosi poi come aiuto di Stato, l’agevolazione è concessa nei limiti ed alle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea, recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” (c.d. Temporary Framework):
– aiuti di importo non superiore a 1.800.000 euro per impresa, al lordo di qualsiasi imposta o altro onere;
– aiuti concessi a imprese non già in difficoltà al 31 dicembre 2019 (art. 2, punto 18), Regolamento (UE) n. 651/2014) ovvero concessi a microimprese o piccole imprese già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non destinatarie di aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione;
– aiuti concessi entro il 31 dicembre 2021;
– soggetti non beneficiari di agevolazioni di cui è obbligatorio il recupero in esecuzione di una decisione della Commissione europea e che non sono stati restituiti (c.d. clausola Deggendorf).
In ragione dell’entità della misura di sgravio, lo stesso è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta, sempre che non vi sia un espresso divieto di cumulo previsto da altra disposizione. La suddetta cumulabilità trova applicazione sia con riferimento ad altre agevolazioni di tipo contributivo (ad esempio, incentivo all’assunzione di over 50 disoccupati da almeno 12 mesi) che con riferimento agli incentivi di tipo economico (ad esempio, incentivo all’assunzione di disabili o incentivo all’assunzione di beneficiari di NASpI). Al riguardo, laddove si intenda cumulare la Decontribuzione Sud con altri regimi agevolati riguardanti i medesimi lavoratori, la stessa trova applicazione in via residuale sulla contribuzione residua datoriale, non esonerata ad altro titolo.
I datori di lavoro interessati, che intendono fruire dell’agevolazione, espongono, fino al mese dicembre 2021, i lavoratori per i quali spetta l’agevolazione, valorizzando, secondo le consuete  modalità, l’elemento <Imponibile> e l’elemento <Contributo> della sezione <DenunciaIndividuale>. In particolare, nell’elemento <Contributo> deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile previdenziale del mese. Per esporre il beneficio spettante devono essere valorizzati all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, va inserito il valore “ACAS”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n. 104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’esonero relativo al solo mese di gennaio 2021. La valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nel flusso Uniemens di competenza febbraio 2021.
I dati suesposti nell’Uniemens sono poi riportati, a cura dell’Inps, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure come segue:
– con il codice “L540”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n.104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020”;
– con il codice “L543”, avente il significato di “Arretrato Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n.104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020 – mese di gennaio 2021”.

Siglati accordi di rinnovo del CCNL Ferrovie dello Stato

Lo scorso 18 febbraio sono stati firmati degli accordi con Agens e FSI per il riconoscimento di un importo una tantum relativo al periodo 2018-2020 e si è convenuto di proseguire il confronto per il rinnovo del CCNL della Mobilita area contrattuale delle Attività Ferroviarie del 16.12.2016.

Ai lavoratori in forza nelle aziende che applicano il CCNL della Mobilità/Area contrattuale Attività Ferroviarie del 16/12/2016 alla data di stipula del presente accordo, ad integrale copertura del periodo 1/1/2018 – 31/12/2020, viene riconosciuto un importo lordo pro-capite una tantum nelle misure di seguito indicate:

Livello/Parametro

Importo lordo “Una Tantum” (euro)

Q1 1.193,57
Q2 1.048,68
A 1.014,19
B1 965,89
B2 924,50
B3 910,70
C1 890,00
C2 876,20
D1 862,40
D2 834,81
D3 821,01
E1 807,21
E2 772,71
E3 758,91
F1 703,72
F2 689,92

Gli importi dell’una tantum di cui sopra non avranno riflessi su nessun istituto contrattuale o di legge.
Dette somme saranno corrisposte in due tranches di pari importo con le retribuzioni dei mesi di aprile e giugno 2021, in proporzione ai mesi di servizio prestati nel periodo di riferimento, arrotondando a mese intero la frazione di mese superiore a 15 giorni.
Per i lavoratori occupati negli appalti/subappalti di cui all’art. 16 del CCNL Mobilità/Area AF del 16/12/2016, le modalità (eventuale rateizzazione e relative tempistiche) per la corresponsione dei suddetti importi potranno essere definite con accordo a livello aziendale da raggiungere entro marzo 2021.
A tal fine, le aziende interessate dovranno dare comunicazione della volontà di attivare il negoziato di cui al precedente capoverso alle Segreterie Nazionali delle Organizzazioni sindacali stipulanti il presente accordo entro il 10/3/2021.
In caso contrario gli importi di cui al presente punto 2 saranno corrisposti in due tranches di pari importo con i ruoli paga dei mesi di aprile e di giugno 2021.
Resta inteso che per i medesimi lavoratori occupati negli appalti/subappalti di cui all’art. 16 del CCNL Mobilità/Area AF del 16/12/2016, le somme di cui al presente punto 2 saranno erogate al netto di quanto già eventualmente corrisposto dall’appaltatore cessante ai sensi dell’art. 16, punto 5, del CCNL stesso.
Nel condividere l’esigenza di fornire risposte qualificate all’evoluzione del mercato e del business in relazione .all’elevato livello di competitività ed alla crescente dinamicità dei contesti di riferimento, le Parti convengono di proseguire, entro il primo trimestre del 2021, con specifici incontri finalizzati a definire il rinnovo del CCNL della Mobilità/Area contrattuale Attività Ferroviarie del 16/12/2016 in coerenza con le previsioni dell’Accordo Interconfederale 9/3/2018 e nel pieno rispetto dei principi e delle finalità dello stesso.
Si è convenuto di proseguire il confronto per il rinnovo del CCNL della Mobilita area contrattuale delle Attività Ferroviarie del 16/12/2016, trattando i seguenti punti:
Smart working: A far data dalla conclusione dell’attuale fase emergenziale, ferme restando le previsioni dell’accordo del 20/4/2018 e le successive modalità applicative adottate, i lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, indipendentemente dall’anzianità aziendale e dalla tipologia contrattuale e il cui ruolo e le relative mansioni non siano incompatibili con tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, potranno lavorare in smart working per un minimo di 6 ed un massimo di 11 giornate nel mese, anche frazionabili. Si conferma che il numero di giornate di smart working, la loro pianificazione é la frazionabilità faranno concordati tra il responsabile e il lavoratore.
L’adesione allo smart Working avverrà esclusivamente su base volontaria e avrà una durata di 24 mesi.

Agevolazioni per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: A partire dal 2021, la somma complessiva annua pari a € 100,00 messa a disposizione di ciascun lavoratore occupato a tempo indeterminato, compresi i lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante, ai sensi dell’art. 22, punto 1, del Contratto aziendale di Gruppo FS Italiane del 16/12/2016, potrà essere destinata alla fruizione delle specifiche misure di welfare presenti nella piattaforma aziendale con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria, ai sensi di quanto previsto in materia dal D.P.R. n. 917/1986 (TUIR). In particolare, in aggiunta alle misure già previste, la suddetta somma potrà essere utilizzata per ulteriori voci di welfare quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rimborso degli interessi su mutui e prestiti, del trasporto pubblico locale, voucher o buoni acquisto.

Una Tantum. Welfare: Stante l’impossibilità di attribuire il Premio di Risultato 2020 anche in ragione della mancata sottoscrizione di accordi per la definizione dello stesso così come illustrato in premessa, ai lavoratori occupati nell’anno 2020 nelle Società del Gruppo FS Italiane cui si applica il présente accordò e in forza alla data di sottoscrizione dello stesso nelle medesime Società sarà riconosciuto a titolo, di “Una Tantum Welfare“, a copertura del periodo 1/1/2020 – 31/12/2020, un importo complessivo pari a € 400,00 per tener conto del rapporto professionale con il quale i lavoratori interessati hanno contribuito, anche nel pieno dell’emergenza sanitaria, ad assicurare la continuità aziendale.
Ciascun lavoratore potrà utilizzare l’Una Tantum Welfare a partire dal mese di giugno 2021 destinando l’importo spettante ad una o più delle seguenti misure:
– servizi di welfare presenti sulla piattaforma aziendale con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria, ai sensi di quanto previsto in materia dagli artt. 51 e 100 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) ed in aggiunta alla somma annua di cui al punto 1 dell5 art 22 del Contratto aziendale di Gruppo, come integrato dalla precedente lett. B). In particolare, la suddetta somma potrà essere utilizzata per misure di welfare quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rimborso spese scolastiche, servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, rimborso degli interessi su mutui e prestiti, del trasporto pubblico locale, voucher o buoni acquisto;
– Fondo Pensione Complementare Eurofer in aggiunta alla somma annua di cui al punto 2.3 dell’art. 22 del Contratto aziendale di Gruppo;
– acquisto dei pacchetti aggiuntivi con validità annuale dell’assistenza sanitaria integrativa di cui al punto 3 dell’art. 22 del Contratto aziendale di Gruppo.

inoltre è stato sottoscritto il “Protocollo di intesa per la qualità del lavoro negli appalti dei servizi ferroviari”. Con tale accordo si è voluto sostenere la necessità di assicurare la più qualificata partecipazione imprenditoriale nel rispetto delle leggi nazionali e comunitarie, valorizzando le scelte presenti nel codice dei contratti e nelle norme contrattuali che individuano modalità di assegnazione dei servizi basati su criteri di qualità e sostenibilità sociale ed ambientale.