Fisco: Sismabonus e attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto

In materia di Sismabonus acquisti, in merito all’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato al SUAP, a differenza di quanto previsto per l’asseverazione attestante la riduzione delle classi di rischio sismico, non è richiesto che la stessa sia presentata entro la entro la data di stipula del rogito (Agenzia delle entrate – Risposta 08 ottobre 2021, n. 688).

La detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche, mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici – anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano – dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classe di rischio inferiore, spetta agli acquirenti le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, anche se l’asseverazione non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
In tale evenienza, ai fini della detrazione è necessario che la predetta asseverazione sia presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito dell’immobile oggetto degli interventi di riduzione del rischio sismico.
Con riferimento, invece, ai termini di presentazione dell’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto dal direttore dei lavori, quest’ultimo e il collaudatore statico, ove nominato per legge, all’atto dell’ultimazione dei lavori strutturali e del collaudo, attestano, per quanto di rispettiva competenza, la conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato, come asseverato dal progettista.
L’asseverazione e le attestazioni sono depositate presso lo sportello unico e consegnate in copia al committente, per l’ottenimento dei benefici fiscali.
In merito all’attestazione di conformità degli interventi eseguiti al progetto depositato al SUAP, a differenza di quanto previsto per l’asseverazione attestante la riduzione delle classi di rischio sismico, non è richiesto che la stessa sia presentata entro la entro la data di stipula del rogito.
Ne consegue che, fermo restando il rispetto delle disposizioni urbanistiche in materia, nel caso in cui l’immobile sia stato acquistato dall’istante a maggio 2020 da un’impresa di costruzioni, il contribuente nel presupposto che abbia presentato al SUAP, entro la data del rogito, l’asseverazione può accedere all’agevolazione del cd. “Sisma bonus acquisti”.

In G.U. il “DL Capienze”

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 241 dell’08 ottobre 2021 il D.L. 08 ottobre 2021 recante disposizioni urgenti, in vigore dall’ 11 ottobre 2021, per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l’organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali.

Teatri, cinema, concerti

In zona bianca, per gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi anche all’aperto, la capienza consentita è del 100% di quella massima autorizzata sia all’aperto che al chiuso.

Inoltre l’accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19.

Musei

Nelle strutture museali è stata eliminata la distanza interpersonale di un metro.

Sport

La capienza consentita per assistere alle competizioni sportive non può essere superiore al 75% di quella massima autorizzata all’aperto e al 60% al chiuso.

Discoteche

La capienza nelle sale da ballo, discoteche e locali assimilati non può essere superiore al 75% di quella massima autorizzata all’aperto e al 50% al chiuso.

Nei locali al chiuso deve essere garantita la presenza di impianti di aerazione senza ricircolo dell’aria.

Sanzioni

In caso di violazione delle regole su capienza e green pass nei settori di spettacoli, eventi sportivi e discoteche, la chiusura si applica dalla seconda violazione.

INPS: applicazione della maggiore aliquota e/o rinuncia alle detrazioni d’imposta

È possibile per i pensionati effettuare la richiesta per l’applicazione della maggiore aliquota e/o per la rinuncia alle detrazioni d’imposta (INPS – Messaggio 08 ottobre 2021, n. 3404)

I beneficiari delle prestazioni pensionistiche e previdenziali interessati all’applicazione dell’aliquota più elevata degli scaglioni annui di reddito e/o al non riconoscimento, in misura totale o parziale, delle detrazioni d’imposta per reddito, di cui all’art. 13 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR – altre detrazioni), sono tenuti a darne comunicazione all’INPS ogni anno.
Al riguardo, si rende noto che le relative richieste possono essere inoltrate all’Istituto compilando l’apposita dichiarazione on line accedendo al servizio dedicato “Detrazioni fiscali – domanda e gestione” disponibile sul sito www.inps.it.
Si comunica inoltre che, a partire dal 15 ottobre 2021, sarà possibile acquisire le suddette richieste anche per il periodo d’imposta 2022.
Resta fermo che in assenza di esplicita comunicazione, l’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, procederà, ai sensi della normativa vigente, ad applicare le aliquote per scaglioni di reddito e a riconoscere le detrazioni d’imposta, di cui al citato articolo 13 del TUIR, sulla base del reddito erogato.

Trattamento fiscale dell’integrazione del prezzo di una cessione di quote societarie

Il presupposto impositivo della plusvalenza si origina con il momento di “perfezionamento del trasferimento” della proprietà della partecipazione o del titolo che si distingue da quello relativo “all’incasso del corrispettivo”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 08 ottobre 2021, n. 686)

Ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lettere c) e c-bis) del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Tuir) costituiscono redditi diversi di natura finanziaria le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni e titoli assimilati da parte di persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in qualità di lavoratore dipendente.
Il successivo articolo 68 del Tuir stabilisce le modalità di quantificazione delle plusvalenza che è costituita, in linea generale, dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il costo di acquisto della partecipazione, aumentato di ogni onere inerente la produzione.
A decorrere dal 1° gennaio 2019, anche le plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni sociali di natura “qualificata” sono soggette all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 26 per cento (cfr. articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461 e articolo 1, comma 1005, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
Al riguardo, si ricorda che antecedentemente a tali modifiche, le plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate erano tassate parzialmente con aliquota IRPEF progressiva, concorrendo alla formazione del reddito complessivo per il 40 per cento del loro ammontare complessivo se realizzate fino al 31 dicembre 2008, per il 49,72 per cento se realizzate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2017 e, infine, per il 58,14 per cento se realizzate a decorrere dal 1° gennaio 2018.
Come chiarito in numerosi documenti di prassi, le plusvalenze si intendono realizzate nel momento in cui si perfeziona la cessione a titolo oneroso delle partecipazioni, titoli e diritti piuttosto che nell’eventuale diverso momento in cui viene liquidato il corrispettivo della cessione (Cfr. circolari 24 giugno 1998 n. 165/E, 28 marzo 2012, n. 11/E e 27 giugno 2014, n. 19/E).
In sostanza, il presupposto impositivo della plusvalenza si origina con il momento di “perfezionamento del trasferimento” della proprietà della partecipazione o del titolo che si distingue da quello relativo “all’incasso del corrispettivo”.
Ne consegue che, in sostanza, il momento di realizzo della plusvalenza consente di determinare il regime di tassazione applicabile, mentre quello in cui il corrispettivo viene percepito determina, sulla base del principio di cassa, il periodo d’imposta in cui il reddito deve essere assoggettato a tassazione.

Pensione privilegiata ordinaria per causa di servizio: non si applica l’esenzione

La pensione privilegiata ordinaria riconosciuta a seguito di infermità o lesioni per fatti di servizio, avendo la sua causa genetica nel rapporto di dipendenza, deve essere considerata reddito di lavoro; pertanto non può beneficiare dell’esenzione IRPEF prevista per le pensioni di natura “risarcitoria”, quali le pensioni di guerra. (Corte di Cassazione – Ordinanza 05 ottobre 2021, n. 26912).

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguarda l’applicabilità dell’esenzione IRPEF, prevista dall’art. 34, co. 1, del DPR n. 601 del 1973 per le pensioni di guerra a natura “risarcitoria”, alla pensione privilegiata percentualistica dei militari riconosciuta a seguito di infermità o lesioni dipendenti da causa di servizio.
Nella fattispecie il contribuente ha presentato istanza di rimborso dell’IRPEF applicata sulla pensione privilegiata di cui all’art. 67, co. 2 e 3, del DPR n. 1092 del 1973, ritenendo che la stessa avesse natura “risarcitoria” e, pertanto, riconducibile al regime di esenzione previsto art. 34, co. 1, del DPR n. 601 del 1973.
L’Agenzia delle Entrate ha rigettato la richiesta di rimborso, rilevando che detta tipologia di pensione ha natura “reddituale”, e quindi non può beneficiare dell’esenzione IRPEF, riservata alle pensioni di natura “risarcitoria”.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso del contribuente avverso il diniego di rimborso dell’IRPEF, affermando che la pensione privilegiata ordinaria, ascrivibile a causa di servizio, risulta commisurata alla base pensionabile, costituita dall’ultimo trattamento economico e, pertanto, non ha natura risarcitoria, ma reddituale. Secondo i giudici, l’esenzione deriva dall’esistenza di un rapporto di servizio obbligatorio che riconosce il diritto al trattamento pensionistico solo in riferimento alla gravità della menomazione, senza alcuna relazione con un pregresso trattamento retributivo.

Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari, evidenziando la natura reddituale delle pensioni privilegiate ordinarie dei militari ascrivibili a causa di servizio di cui all’art. 67, commi 2 e 3, del DPR n. 1092 del 1973.
Il regime di esenzione previsto dall’art. 34, del DPR n. 601 del 1973 stabilisce che “le pensioni di guerra di ogni tipo e denominazione e le relative indennità accessorie, gli assegni connessi alle pensioni privilegiate ordinarie, le pensioni connesse alle decorazioni dell’ordine militare d’Italia e i soprassoldi connessi alle medaglie al valor militare sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”.
La Corte Suprema ha osservato che detta norma è stata dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non estende l’esenzione dall’IRPEF alle pensioni privilegiate ordinarie tabellari spettanti ai militari di leva (Corte Costituzionale – Sentenza n. 387 dell’11 luglio 1989).
Il giudice delle leggi ha distinto:
a) la pensione di guerra, che presuppone l’invalidità o la morte, per causa di guerra, dei militari delle forze armate e dei cittadini estranei all’apparato della difesa, è “commisurata solo all’entità del danno subito” e, quindi, ha carattere squisitamente risarcitorio e non reddituale, con la conseguenza che è esclusa dalla base dei reddito imponibile;
b) la pensione privilegiata ordinaria che “presuppone infermità o lesioni, ascrivibili a causa di servizio, sofferte da dipendenti, civili o militari, dello Stato”, ed è “commisurata alla base pensionabile, costituita dall’ultimo trattamento economico” e, quindi, non presenta … carattere risarcitorio, bensì reddituale”, donde “la negata irragionevolezza di un trattamento fiscale che esenta la pensione di guerra, quale erogazione di indennità a titolo di risarcimento di danni, dall’imposizione sul reddito delle persone fisiche, mentre ricomprende in tale imposizione, quale reddito (differito) di lavoro dipendente, le pensioni privilegiate ordinarie (civili e militari)”;
c) la “pensione privilegiata ordinaria tabellare erogata in caso di menomazioni riportate a causa del servizio militare di leva”, costituita da “un trattamento del tutto peculiare”, sia perché “si innesta su un rapporto di servizio obbligatorio”, sia perché “la sua entità non è correlata al pregresso trattamento retributivo, ma alla gravità della menomazione della capacità di lavoro subita in occasionalità necessaria con la prestazione del servizio di leva”. Da qui la natura non reddituale della pensione privilegiata ordinaria “militare tabellare”; natura che la diversifica dalle pensioni privilegiate ordinarie comuni, le quali presentano invece carattere reddituale (di retribuzione differita), mentre la rende assimilabile alle pensioni di guerra in ragione della comune funzione risarcitoria.
Con tale pronuncia, dunque, la Corte Costituzionale ha limitato l’estensione dell’esenzione soltanto alle pensioni privilegiate ordinarie “tabellari” erogate in caso di menomazioni riportate a causa del servizio militare di leva in ragione della obbligatorietà del rapporto di servizio cui le menomazioni sono connesse e del carattere non reddituale della erogazione, correlata non già al trattamento retributivo, ma alla gravità della menomazione subita.
Tale natura non reddituale distingue la pensione privilegiata ordinaria “militare tabellare” assimilata alle pensioni di guerra, in ragione, appunto, della comune funzione risarcitoria, dalla pensione privilegiata ordinaria “comune”, avente viceversa mero carattere reddituale.
In altri termini, a differenza della pensione di guerra di natura risarcitoria, le pensioni privilegiate ordinarie a seguito di infermità o lesioni per fatti di servizio hanno natura “previdenziale”, essendo dirette ad assicurare un trattamento di quiescenza di contenuto remunerativo al termine di un rapporto d’impiego o di servizio, e non si diversificano dall’ordinario trattamento di quiescenza se non nel quantum in ragione della menomazione all’integrità personale derivante dal fatto di servizio. Pertanto, non è possibile enucleare nell’unica prestazione pensionistica una componente risarcitoria a carattere non reddituale e, quindi, l’intera pensione, avendo la sua causa genetica nel rapporto di dipendenza, deve essere considerata reddito di lavoro imponibile.