Definite le istruzioni per l’accesso al Tax credit tessile, moda e accessori

Definite le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta previsto dall’art. 48-bis, D.L. n. 34/2020 (DL Rilancio) a favore degli esercenti dei settori tessile, della moda e degli accessori, che, a causa del lockdown delle attività determinato dall’emergenza da Covid-19, hanno registrato rimanenze finali di magazzino superiori rispetto ai periodi ante-pandemia (Agenzia Entrate – provvedimento 11 ottobre 2021, n. 262282).

Con il modello approvato dall’Agenzia delle Entrate “Comunicazione dell’incremento del valore delle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori”, i soggetti aventi diritto comunicano all’Agenzia delle Entrate l’incremento del valore delle rimanenze finali di magazzino nel periodo d’imposta di spettanza del beneficio rispetto alla media del triennio precedente, al fine di consentire l’individuazione della quota effettivamente fruibile del credito d’imposta, in proporzione alle risorse disponibili.

La comunicazione deve essere inviata esclusivamente con modalità telematiche, direttamente dal contribuente oppure avvalendosi di un soggetto incaricato della trasmissione delle dichiarazioni mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate.

A seguito della presentazione della comunicazione viene rilasciata, entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che ha trasmesso la comunicazione, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.

Con successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate saranno definiti i termini per l’invio della comunicazione con riferimento al periodo d’imposta:

– in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al D.P.C.M. 09 marzo 2020;

– in corso al 31 dicembre 2021.

Al Centro Operativo Servizi Fiscali di Cagliari è demandata la competenza per gli adempimenti conseguenti alla gestione della Comunicazione.

Il credito d’imposta è pari al 30% del valore delle rimanenze finali di magazzino (art. 92, co. 1, D.P.R. n. 917/1986), eccedente la media del medesimo valore registrato nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di spettanza del beneficio, risultante dall’ultima comunicazione validamente presentata, in assenza di successiva rinuncia.

Ai fini del rispetto del limite di spesa, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro 10 giorni dalla scadenza dei termini di presentazione.

Detta percentuale è ottenuta:

– con riferimento al periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al D.P.C.M. 09 marzo 2020, rapportando il limite complessivo di spesa, pari a 95 milioni di euro, all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti;

– con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021, rapportando il limite complessivo di spesa, pari a 150 milioni di euro, all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti.

Nel caso in cui l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti risulti inferiore al limite di spesa, la percentuale è pari al 100%.

Il credito d’imposta è utilizzabile dai beneficiari esclusivamente in compensazione (art. 17, D.Lgs. n. 241/1997), nel periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, a partire dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento che rende nota la percentuale per il calcolo del medesimo beneficio.

Relativamente alle comunicazioni per le quali l’ammontare del credito d’imposta sia superiore a 150.000 euro il credito è utilizzabile in esito alle verifiche previste dal D.Lgs. n. 159/2011.

L’Agenzia delle entrate comunica l’autorizzazione all’utilizzo del credito d’imposta qualora non sussistano motivi ostativi.

In ogni caso, il credito è utilizzabile:

– con riferimento al periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al D.P.C.M. 09 marzo 2020, entro il 31 dicembre 2021 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare ed entro la fine del periodo d’imposta successivo a quello di maturazione per i soggetti diversi dai precedenti;

– con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021, entro il 31 dicembre 2022 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare ed entro la fine del periodo d’imposta successivo a quello di maturazione per i soggetti diversi dai precedenti.

Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:

– il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;

– nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo fruibile, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il relativo modello F24 è scartato.

Con successiva risoluzione sono impartite le istruzioni per la compilazione del modello F24.

Lavoratori impatriati: opzione per l’estensione del regime agevolato

L’opzione che consente di estendere il regime agevolato dei lavoratori impatriati per ulteriori cinque anni, introdotta dal cd. “decreto Crescita”, può essere esercitata dal 1° gennaio al 30 giugno dell’anno successivo al termine del primo quinquennio di fruizione dell’agevolazione. (Agenzia delle Entrate – Risposta 12 ottobre 2021, n. 703).

Il caso riguarda il periodo in cui è possibile esercitare l’opzione per estendere di ulteriori cinque anni la fruizione del regime speciale per i “lavoratori impatriati”.
Nella fattispecie, il contribuente è un cittadino italiano, rientrato in Italia con la famiglia il 15 aprile 2019 alle dipendenze di una società con la qualifica di managing director, e fruisce del regime per i “lavoratori impatriati dal periodo d’imposta 2019.
Intende esercitare l’opzione per estendere l’agevolazione di ulteriori cinque anni al termine del primo quinquennio di fruizione dell’agevolazione.
Avendo due figlie, di cui la minore compie 18 anni nel luglio 2021, si chiede se l’opzione può essere validamente esercitata entro luglio 2021.

Il regime agevolato per i lavoratori impatriati prevede una tassazione agevolata per i redditi di lavoro prodotti in Italia da soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato a condizione che:
– non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnino a risiedere in Italia per almeno due anni;
– l’attività lavorativa sia svolta prevalentemente nel territorio italiano.
L’agevolazione si applica a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza nel territorio dello Stato, e per i quattro periodi successivi.
È possibile estendere la fruizione del regime agevolato per ulteriori cinque anni, con tassazione nella misura del 50 per cento del reddito imponibile (10 per cento se il soggetto ha almeno tre figli minorenni o a carico), in presenza di specifici requisiti quali, alternativamente:
– avere almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, oppure
– l’acquisto di un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia direttamente da parte del lavoratore oppure da parte del coniuge, del convivente o dei figli, anche in comproprietà, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento.
L’opzione per estendere la fruizione del regime agevolato per ulteriori cinque anni, può essere esercitata altresì dalle persone fisiche che:
a) durante la loro permanenza all’estero sono state iscritte all’AIRE ovvero sono cittadini dell’UE;
b) hanno acquisito la residenza fiscale italiana prima del 30 aprile 2019;
c) al 31 dicembre 2019 risultino già beneficiari del regime speciale per i lavoratori impatriati.

L’opzione si perfeziona con il pagamento di un importo commisurato ai redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo agevolabili prodotti nel periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se al momento di esercizio della stessa il lavoratore soddisfa, alternativamente, specifici requisiti: ha almeno un figlio minorenne (anche in affido preadottivo) ovvero è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia dopo il trasferimento, nei 12 mesi precedenti o entro 18 mesi dalla data di esercizio dell’opzione, pena la restituzione del beneficio addizionale fruito, senza applicazione di sanzioni. L’unità immobiliare può essere acquistata direttamente dal lavoratore oppure dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

Riguardo al periodo di esercizio dell’opzione, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la stessa non può essere esercitata prima del decorso del primo quinquennio di fruizione dell’agevolazione.
Con riferimento al caso esaminato, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha escluso la possibilità di esercitare l’opzione nei termini indicati. Considerato che il primo quinquennio agevolato si conclude nel 2023, infatti, l’esercizio dell’opzione potrà essere effettuato a partire dal 1° gennaio 2024 ed entro il 30 giugno 2024, semprechè al momento dell’opzione sussistano le condizioni previste (avere almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo o, alternativamente, essere diventato proprietario di un’unità immobiliare di tipo residenziale dopo il trasferimento nel territorio dello Stato, nei 12 mesi precedenti o nei 18 mesi successivi all’opzione).

Superbonus: acquisto di case antisismiche e asseverazione

Gli acquirenti delle case antisismiche possono beneficiare del Superbonus anche in presenza di un’asseverazione predisposta con il modello previgente, ferma restando la sussistenza degli ulteriori requisiti (Agenzia delle entrate – Risposta 11 ottobre 2021, n. 697).

Nel caso di specie, il contribuente insieme al coniuge, in data 11 febbraio 2021, ha acquistato, da una società di costruzioni, una unità immobiliare situata in zona sismica 3.
Il procedimento amministrativo per l’ottenimento del permesso a costruire è stato avviato in data 14 marzo 2019, volturato a nome della Società venditrice in data 20 agosto 2019 e, successivamente, è stata inoltrata al predetto SUAP la Segnalazione Certificata di Inizio Attività in variante. Pertanto, la richiesta della voltura del titolo autorizzativi non rappresenta l’avvio di una nuova procedura quanto piuttosto il mero subentro della società costruttrice nel permesso a costruire. Nel presupposto che non si tratti di una nuova procedura autorizzatoria, in considerazione che la stessa è stata avviata prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni che hanno esteso l’agevolazione anche agli immobili ubicati nei Comuni ricadenti in zona sismica 2 e 3 dai precedenti proprietari, la società costruttrice risulta legittimata a presentare l’asseverazione prima della stipula del rogito al fine di consentire agli acquirenti di beneficiare delle detrazioni.
Tuttavia, affinché gli acquirenti persone fisiche delle unità immobiliari possano beneficiare del Superbonus per l’acquisto di Case antisismiche, è necessario che i requisiti sussistano nel periodo di vigenza della norma. Conseguentemente, la maggiore detrazione (aliquota al 110 per cento) prevista dal decreto Rilancio, è applicabile esclusivamente alle spese sostenute successivamente alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio e fino al periodo di vigenza della detrazione (30 giugno 2022).
Nel caso prospettato, considerato che il modello B è stato presentato entro la data del rogito dalla società di costruzione, che è subentrata al titolo edilizio presentato dai precedenti proprietari, l’Istante potrà beneficiare della relativa detrazione. Tale detrazione spetta in misura del 110 % in relazione alle somme corrisposte a saldo, sostenute in data 11 febbraio 2021, mentre in relazione alle altre somme sostenute prima del 1° luglio 2020 in base alle diverse misure di detrazione previste dal decreto legge n. 63 del 2013, fino alla concorrenza della somma massima ammissibile di detrazione pari a 96.000 del prezzo corrisposto.
Inoltre, l’Istante potrà esercitare l’opzione per la cessione o per lo sconto in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante e, a tale fine, non sarà necessario attestare la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Pertanto, non sarà necessario predisporre una nuova asseverazione secondo il modello approvato con il decreto n. 329 del 2020, essendo sufficiente produrre l’asseverazione già consegnata dall’impresa costruttrice entro la data del rogito.
In particolare, in caso di cessione del credito, dovranno essere compilate e inviate all’Agenzia delle entrate due distinte comunicazioni, entrambe riferite all’anno 2021:
– una per la cessione della detrazione “ordinaria”, nella quale non sarà necessario indicare né l’apposizione del visto di conformità, né gli estremi dell’asseverazione;
– l’altra per la cessione della detrazione del 110% (Superbonus), nella quale dovranno essere indicati, tra l’altro, l’apposizione del visto di conformità e gli estremi dell’asseverazione.

Pronte le istruzioni per fruire del bonus teatro e spettacoli

L’Agenzia definisce modalità, contenuti e termini di presentazione della comunicazione da inviare per usufruire dell’agevolazione, le domande possono essere inviate in via telematica dal 14 ottobre al 15 novembre 2021. (Agenzia delle entrate – Provvedimento 11 ottobre 2021, n. 262278)

Il bonus, introdotto dal Dl Sostegni, è riconosciuto a favore delle imprese che effettuano attività teatrali e spettacoli dal vivo, anche attraverso l’utilizzo di sistemi digitali e utilizzabile esclusivamente in compensazione. Ai soggetti che operano in questo settore e che hanno subito, nell’anno 2020, una riduzione del fatturato di almeno il 20% rispetto al 2019, è riconosciuto un credito di imposta pari al 90% delle spese sostenute nel 2020, che spetta anche se le attività sopra indicate hanno avuto luogo attraverso l’utilizzo di sistemi digitali per la trasmissione di opere dal vivo, quali rappresentazioni teatrali, concerti, balletti. Con il provvedimento in oggetto si definiscono i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta e si approva il modello di comunicazione, con le relative istruzioni. La comunicazione delle spese ammissibili potrà essere inviata esclusivamente con modalità telematiche, direttamente dal contribuente oppure tramite un soggetto incaricato della trasmissione delle dichiarazioni, dal 14 ottobre 2021 al 15 novembre 2021. Dopo aver ricevuto le comunicazioni delle spese ammissibili con l’indicazione del credito teorico, l’Agenzia determina la quota percentuale del credito effettivamente fruibile, in rapporto alle risorse disponibili. La percentuale sarà resa nota con successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia da emanare entro il 25 novembre 2021.

Cessione ultraquinquennale di un immobile detenuto da società semplice

Non sono imponibili i redditi compresi nelle somme attribuite ai soci in esito allo scioglimento della Società Semplice nei limiti in cui derivino esclusivamente dalla cessione di unità immobiliari possedute da oltre cinque anni (Agenzia delle Entrate – Risposte 08 ottobre 2021, n. 689 e 691).

La questione sottoposta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda il trattamento fiscale della plusvalenza realizzata da una società semplice a seguito della cessione di immobili detenuti da oltre cinque anni, nonché le somme liquidate ai soci per effetto dello scioglimento della società riconducibili alla predetta cessione.
Due le ipotesi esaminate: in un caso i soci della società semplice sono tutte persone fisiche, nell’altro la compagine sociale è composta da persone fisiche e da una società in accomandita semplice (socio di maggioranza).

Secondo la disciplina stabilita dal codice civile (art. 2249), la società semplice non può svolgere attività commerciale.
Sotto il profilo fiscale, ne consegue, che i redditi prodotti dalla società semplice sono qualificati in ragione della loro fonte di produzione e concorrono al reddito complessivo come sommatoria dei redditi appartenenti a ciascuna categoria reddituale al netto degli oneri deducibili, con esclusione dei redditi assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o di imposta sostitutiva e dei redditi esenti.
Il reddito complessivo così determinato è dichiarato con propria dichiarazione dalla società semplice quale autonomo centro di imputazione di situazioni giuridicamente rilevanti, ma l’assoggettamento ad imposta avviene – in forza del principio di imputazione per trasparenza di cui all’articolo 5 del Tuir – direttamente in capo a ciascun socio in proporzione alla propria quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dall’effettiva percezione dello stesso.
La netta distinzione tra il momento dell’assoggettamento ad imposta di tale reddito direttamente in capo al socio e il momento della percezione materiale dello stesso comporta che le successive movimentazioni di redditi già tassati rappresentino mere movimentazioni patrimoniali, prive di qualsiasi rilevanza ai fini impositivi.
Limitatamente agli utili già imputati per trasparenza in capo ai soci, infatti, le successive distribuzioni determinano esclusivamente un effetto indiretto, vale a dire una variazione del costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione.
Diversamente, la tassazione definitiva in capo alla società semplice in ragione della presenza di redditi esenti o assoggettati ad imposizione sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo di imposta comporta che tali importi non concorrano al reddito complessivo imponibile della società (e alla relativa imputazione per trasparenza) e la successiva distribuzione degli stessi non subisca alcuna imposizione e non incida neppure sul costo fiscalmente conosciuto della partecipazione.
Nelle ipotesi di scioglimento del rapporto sociale, sono qualificati come redditi di partecipazione i redditi compresi inter alia nelle somme attribuite ai soci in dipendenza di liquidazione della società, per la parte che eccede il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione delle azioni o quote annullate.
Considerate le peculiarità della società semplice, nel caso di scioglimento, non assumono rilievo le eventuali attribuzioni di importi – opportunamente documentate – che non hanno concorso alla determinazione del reddito complessivo della società semplice perché esenti, o assoggettati ad imposizione sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

In relazione alle questioni esaminate, tenuto conto della normativa di riferimento, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per la plusvalenza realizzata in caso di cessione di un immobile detenuto da società semplice da più di cinque anni non sussiste il presupposto impositivo, considerato che secondo il TUIR (art. 67, co. 1, lett. b)) si qualifica come “redditi diversi” la plusvalenza realizzata mediante cessione a titolo oneroso di beni immobili acquistati o costruiti da non più di cinque anni. In assenza del presupposto impositivo, dunque, in capo alla società semplice non si realizza alcun reddito imponibile.
Ne consegue che non si verifica alcuna imputazione per trasparenza di reddito di partecipazione in capo ai soci, sia persone fisiche che società di persone.
La conseguente distribuzione ai soci delle somme derivanti dalla predetta cessione non può dar luogo a tassazione in capo agli stessi in quanto le somme attribuite derivano da redditi che non sono imponibili in capo alla società semplice.
Più precisamente, afferma l’Agenzia delle Entrate, devono ritenersi non imponibili i redditi compresi nelle somme che saranno attribuite ai soci in esito allo scioglimento della società semplice nei limiti in cui esse derivino esclusivamente dalla cessione di unità immobiliari possedute da oltre un quinquennio.
A tal fine è irrilevante che il socio sia una persona fisica o una società in accomandita semplice.