Controllo a distanza dei lavoratori: le tutele dello Statuto e del Codice privacy

Non è possibile attivare sistemi con funzioni di controllo a distanza dei lavoratori senza aver adottato tutte le tutele previste dallo Statuto dei lavoratori e dal Codice privacy.

Lo ha ribadito il Garante relativamente al reclamo di un dipendente di una società di trasporto pubblico che lamentava il monitoraggio del personale tramite il sistema di gestione delle telefonate del call center dedicato al customer care.
La società interessata aveva giustificato l’utilizzo di tali strumenti tecnologici con la necessità di verificare gli standard qualitativi e di gestire eventuali reclami, precisando di averne informato i lavoratori e i sindacati.
In seguito a un’attività ispettiva è però emerso che i dipendenti in realtà non erano stati adeguatamente informati.
Detto sistema non si limitava alla gestione delle telefonate, ma consentiva la registrazione, il riascolto delle telefonate e la conservazione per un tempo imprecisato anche di altre informazioni relative all’attività lavorativa del singolo operatore, come la durata delle telefonate, i numeri contattati, data e ora della chiamata.
Tali caratteristiche del software, che configuravano un’attività di controllo a distanza dei dipendenti, non lo rendevano classificabile come semplice “strumento di lavoro”, ma richiedevano per la sua implementazione uno specifico accordo sindacale o, in alternativa, l’autorizzazione dell’Ispettorato.
Il Regolamento europeo consente l’impiego di strumenti che possono comportare il monitoraggio sul posto di lavoro solo qualora vengano adottate, nel rispetto delle norme di settore, misure appropriate e specifiche a salvaguardia della dignità e dei diritti fondamentali dei lavoratori interessati.
Diversamente, l’azienda di trasporto aveva trattato i dati dei dipendenti in modo non conforme ai principi di minimizzazione e di limitazione del periodo di conservazione dei dati, e non aveva neppure adottato misure tecniche e organizzative adeguate a garantire la riservatezza e l’integrità dei dati personali trattati.

Ulteriori disposizioni attuative per la rottamazione avvisi bonari

Ulteriori disposizioni attuative circa la definizione agevolata delle somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni introdotta dal DL Sostegni (Agenzia Entrate – Provvedimento 03 dicembre 2021, n. 345838).

L’articolo 5, commi 1-9, D.L. n. 41/2021 ha introdotto la possibilità di definire in via agevolata le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni.
La misura agevolativa è rivolta ai soggetti con partita IVA attiva al 23 marzo 2021 che, a causa della situazione emergenziale dovuta all’epidemia di Covid-19, hanno subìto una riduzione maggiore del 30 per cento del volume d’affari dell’anno 2020 rispetto al volume d’affari dell’anno precedente. Al riguardo, la norma prevede che, per i soggetti non tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA, si faccia riferimento, in luogo del volume d’affari, all’ammontare dei ricavi e compensi risultante dalle dichiarazioni dei redditi trasmesse entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2020.
Con il provvedimento n. 345838/2021 si dispone che le dichiarazioni dei redditi da prendere a riferimento per confrontare l’ammontare dei ricavi e compensi sono quelle relative ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020. In questo modo possono accedere alla definizione anche quei soggetti che, ai fini delle imposte sui redditi, hanno un periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare.
In proposito, al fine di preservare l’omogeneità dei valori da porre a confronto, si considera l’ammontare dei ricavi e compensi relativi ai periodi d’imposta 2019 e 2020 anche nel particolare caso in cui il contribuente risulti non tenuto alla presentazione della dichiarazione IVA per uno solo dei due periodi.
Inoltre, al fine di concedere ai contribuenti destinatari delle proposte di definizione agevolata un congruo lasso di tempo per compilare e inviare l’autodichiarazione, l’Agenzia ha disposto la modifica del punto 2.2 del provvedimento del n. 275852/2021, prevedendo che la predetta autodichiarazione debba essere presentata entro 60 giorni dall’approvazione del relativo modello (che avverrà con successivo provvedimento direttoriale) ovvero, se il termine è più favorevole, entro 60 giorni dal pagamento dell’intero importo o della prima rata delle somme richieste con la comunicazione degli esiti oggetto di definizione agevolata.

Quota di servizio contrattuale per il CCNL Agenzie immobiliari

Con la retribuzione del mese di dicembre deve essere effettuato il versamento della quota trimestrale di servizio contrattuale all’’EBNAIP, l’Ente Bilaterale del CCNL degli agenti immobiliari

ll funzionamento di tali prestazioni è assicurato da un contributo indicato con la sigla QSC, Quota di servizio contrattuale, fissato nella misura dell’ 1,90% della retribuzione mensile da calcolarsi per 14 mensilità, così ripartito:
– 0,30% a carico dei lavoratori;
– 1,60% a carico dei datori di lavoro;
La QSC nella sua interezza fa parte della retribuzione ordinaria al lavoratore.
– una Quota Forfetaria obbligatoria di € 12,00 mensili, per dodici mensilità, a carico del datore di lavoro.
Detta quota determina l’adesione contrattuale dell’impresa datoriale al CCNL e, allo stesso tempo, copre il diritto alle prestazioni di assistenza integrativa a favore del legale rappresentante dell’impresa datoriale, soggetto che deve essere dichiarato al momento dell’iscrizione all’EBNAIP e che, nel caso di variazione, deve essere oggetto di comunicazione all’EBNAIP tramite l’indirizzo PEC ebnaip@pec.it.
Le quote di contributo a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro pari all’ 1,90% della retribuzione mensile come sopra calcolate e la Quota Forfetaria, saranno versate trimestralmente sul c/c intestato a EBNAIP – ENTE BILATERALE NAZIONALE AGENTI IMMOBILIARI PROFESSIONALI presso l’ISTITUTO BANCARIO BPER BANCA S.P.A.:

coordinate IBAN: IT67Y0538703224000035325223.
Il versamento della QSC dovrà essere effettuato trimestralmente con la retribuzione dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre, rispettivamente entro il 16 aprile, 16 luglio, 16 ottobre, 16 gennaio e nelle causali di versamento dovrà essere indicata la voce QSC cui il versamento fa riferimento specificando:
– QSC riferita al 1°, o 2°, o 3° o 4° trimestre e l’anno relativo;
– il cognome, il nome e il codice fiscale del lavoratore;
– la denominazione e il codice fiscale dell’impresa datoriale;
Il versamento della Quota Forfetaria deve essere effettuato trimestralmente separatamente dalla QSC, ma in concomitanza del versamento della stessa, specificando:
– Quota Forfetaria di € 36,00 riferita al 1°, o 2°, o 3° o 4° trimestre e l’anno relativo;
– la denominazione e il codice fiscale dell’impresa datoriale;
– il cognome, il nome e il codice fiscale del legale rappresentante.
In concomitanza, va obbligatoriamente effettuata la registrazione dei versamenti del trimestre nell’area riservata del sito web dell’EBNAIP.
Le quote di assistenza contrattuale sono dovute da tutte le imprese di mediazione immobiliare e creditizia in quanto, essendo parte economica del CCNL, vengono erogate prestazioni di welfare contrattuale che sono indispensabili a completare il trattamento economico e normativo del lavoratore.
Le prestazioni assicurate dalla bilateralità rappresentano un diritto contrattuale di ogni singolo lavoratore.

L’azienda, aderendo alla bilateralità ed ottemperando ai relativi obblighi contributivi, assolve ogni suo obbligo in materia nei confronti dei lavoratori.
nel caso in cui il datore di lavoro non versi la QSC, il lavoratore ha diritto alla erogazione diretta da parte dell’azienda datrice di lavoro di prestazioni equivalenti a quelle erogate da EBNAIP, anche per assistenza integrativa, oltre al risarcimento del danno.
Le aziende che non versano la QSC sono quindi tenute ad erogare a ciascun lavoratore un importo forfetario pari al 2,40% della retribuzione mensile di fatto, da calcolarsi per 14 mensilità, garantendo al dipendente le prestazioni di assistenza sanitaria in alternativa all’EBNAIP.
Tale importo, non è assorbibile e rappresenta un elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.) che incide su tutti gli istituti retributivi di legge e contrattuali, compresi quelli indiretti o differiti e il TFR. Tale importo dovrà essere erogato con cadenza mensile e mantiene carattere aggiuntivo rispetto alle prestazioni dovute ad ogni singolo lavoratore.
Una volta effettuata l’adesione al CCNL con l’iscrizione al sito e/o una volta iniziati i versamenti, nell’ipotesi di successivi mancati versamenti della QSC, il datore di lavoro è tenuto a versare obbligatoriamente all’EBNAIP gli importi arretrati non corrisposti, comprese le Quote Forfetarie non versate.In tale ipotesi, se sarà stata effettuata al lavoratore la ritenuta in busta paga pari allo 0,30% della retribuzione, il mancato versamento configura come inadempienza nei confronti del dipendente.Pur aderendo al CCNL, nell’ipotesi della mancata registrazione del dipendente e quindi del mancato versamento della QSC, il datore di lavoro è tenuto a versare al dipendente l’importo forfetario pari al 2,40% della retribuzione mensile di fatto.

Operai Agricoli della Provincia di L’Aquila: retribuzioni vigenti

Firmato il 28/10/2021, tra Confagricoltura L’Aquila (UPA), Coldiretti L’Aquila, CIA (Provincia Aquila – Teramo) e FLAI-CGIL L’Aquila, FAI-CISL Abruzzo-Molise, UILA-UIL L’Aquila, l’accordo per il rinnovo del CIPL per gli Operai Agricoli e Florovivaisti della Provincia di L’Aquila. Dall’1/11/2021 si applicano le nuove retribuzioni

Il presente accordo decorre dall’1/1/2020 e scadrà il 31/12/2023.

Retribuzioni
Le parti convengono con decorrenza dall’1/11/2021, un aumento della retribuzione pari all’1,8%.

Operai Agricoli e Florovivaisti a Tempo Determinato – Tabella della retribuzione giornaliera in vigore dall’1/11/2021

Area

Qualifica

Salario provinciale al 1/4/2019

3 elemento 30,44% al 1/4/2019

Totale salario Prov.le al 1/4/2019

Aumento CPL 1,80%

3° Elem. 30,44%

Totale salario dal 1/11/2021

T.F.R. al 1/4/2019

Paga Oraria

I Spec. Super 63,22 19,24 82,46 1,48 0,45 84,40 5,58 12,98
I Specializzato 61,50 18,72 80,22 1,44 0,44 82,10 5,43 12,63
I Qual. Super 58,31 17,75 76,06 1,37 0,42 77,85 5,15 11,98
II Qualificato 55,90 17,02 72,92 1,31 0,40 74,63 4,94 11,48
II Comune 51,06 15,54 66,60 1,20 0,36 68,11 4,51 10,49
III Comune “A” 39,91 12,15 52,06 0,94 0,29 53,28 3,53 8,20

– T.F.R.: 8,63% del Salario Provinciale, escluso il terzo elemento
– 3° Elemento: 5,45% Festività + 8,33% Ferie + 8,33% Tredicesima + 8,33% Quattordicesima = (30,44%)
– Trattenute a carico del lavoratore:: IVS 8,84% + CAC 0,20% + FIMIAV 0,65%

Operai Agricoli e Florovivaisti a Tempo Indeterminato – Tabella della retribuzione mensile in vigore dall’1/11/2021

Area

Qualifica

Salario Prov.le al 1/4/2019

Aumento 1,8% CPL

Totale Salario all’1/11/2021

I Specializ. Super 1599,25 23,99 1623,24
I Specializzato 1533,58 23,00 1556,58
II Qualificato super 1474,65 22,12 1496,77
II Qualificato 1402,99 21,04 1424,03
III Comune 1283,23 19,25 1302,48

– Trattenute a carico lavoratore: IVS 8,84% + CAC 0,20% + FIMlAV 0,65%

Rimborso spese ai docenti in d.a.d.: trattamento fiscale

Le somme corrisposte dall’Ente al proprio personale scolastico a titolo di rimborso delle spese funzionali allo svolgimento della didattica a distanza (d.a.d.), documentate ed anticipate dai dipendenti per l’acquisto di dispositivi IT, per la connessione alla rete, per il consumo di toner e carta, costituiscono emolumenti esenti se l’ammontare del rimborso è determinato con modalità analitiche, sulla base di criteri oggettivi. L’istanza per chiedere tale rimborso è esente dall’imposta di bollo. (Agenzia delle Entrate – Risposta 3 dicembre 2021, n. 798).

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda il trattamento fiscale delle somme rimborsate dal datore di lavoro ai docenti in relazione alle spese da questi ultimi sostenute per lo svolgimento della didattica a distanza (d.a.d.).
Le somme corrisposte, in particolare, sono destinate a rimborsare le spese documentate e anticipate dal personale scolastico per l’acquisto di “dotazioni IT” e per i consumi funzionali allo svolgimento della didattica a distanza.
Il rimborso è erogato sulla base di apposita domanda degli aventi diritto.
L’ammontare del rimborso è determinato sulla base di criteri oggettivi ed analitici che permettono di determinare per ciascuna tipologia di spesa (dotazione IT, carta, toner, connessione internet) la quota di costi risparmiati dal datore di lavoro e sostenuti dal lavoratore. In particolare, per determinare tale importo, sono considerate le seguenti variabili:
– prezzo d’acquisto delle dotazioni IT;
– vita media utile delle dotazioni IT;
– “costo orario” dell’IT in funzione del rapporto delle due variabili precedenti (prezzo/vita media);
– costi risparmiati al datore di lavoro (carta, usura e manutenzione, connessione alla rete);
– ore di utilizzo dell’IT, sia per l’attività formativa che per quella aggiuntiva ad essa connessa.
Il metodo di determinazione del costo si fonda in parte, su dati statistici e ricerche di mercato (ad esempio, la quantificazione della vita media utile dei dispositivi IT e la quantificazione dei costi medi per il consumo della carta e per la connessione alla rete) e in parte sulla rilevazione dei dati concernenti le ore impiegate dal personale nella didattica a distanza. In base a tale metodo è determinato il “costo orario” delle dotazioni IT e il ” costo orario” collegato al risparmio per l’Ente per il mancato acquisto di carta, toner, manutenzione e internet.
Si chiede quale sia il trattamento fiscale applicabile al rimborso ai fini delle imposte sui redditi e alla domanda ai fini dell’imposta di bollo.

Secondo il principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, sia gli emolumenti in denaro sia i valori corrispondenti beni, servizi ed opere offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti, costituiscono redditi imponibili e, in quanto tali, concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.
Ne discende, in linea generale, che tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente.
In relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese erogati dai datori di lavoro, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– in generale, possono essere esclusi da imposizione quei rimborsi che riguardano spese, diverse da quelle sostenute per produrre il reddito, di competenza del datore di lavoro anticipate dal dipendente (ad esempio, per l’acquisto di beni strumentali di modico valore, quali la carta per la fotocopiatrice o la stampante, le pile della calcolatrice, etc.);
– non concorrono alla formazione della base imponibile del dipendente, le somme che non costituiscono arricchimento per il lavoratore (ad esempio, gli indennizzi ricevuti a mero titolo di reintegrazione patrimoniale) e le erogazioni effettuate per un esclusivo interesse del datore di lavoro;
– non sono da assoggettare a tassazione come reddito di lavoro dipendente, le somme rimborsate ai telelavoristi per i costi del collegamento telefonico, essendo sostenute dal dipendente in telelavoro per raggiungere le risorse informatiche del datore di lavoro e, quindi, per poter espletare l’attività lavorativa.
Le spese sostenute dal lavoratore e rimborsate dal datore in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile “solo” nell’ipotesi in cui il legislatore abbia previsto un criterio volto a determinarne la quota che, dovendosi ritenere riferibile all’uso nell’interesse del datore di lavoro, può essere esclusa dall’imposizione.
Qualora il legislatore non abbia provveduto ad indicare un criterio ai fini della determinazione della quota esclusa da imposizione, al fine di evitare che il rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente, i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato che nel caso esaminato, il rimborso riconosciuto dall’Ente ai dipendenti per l’utilizzo dei dispositivi IT si basa su parametri oggettivi diretti a determinare i costi risparmiati dall’ente che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente nell’espletamento della propria attività lavorativa.
Pertanto, in ragione della modalità di determinazione analitica delle somme, le somme erogate a titolo di rimborso ai docenti in d.a.d. devono ritenersi non imponibili ai fini IRPEF.

Per quanto riguarda l’applicazione dell’imposta di bollo alla domanda presentata dal dipendente per ottenere il rimborso, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che si tratta di rimborsi relativi a spese che il dipendente sostiene non nel proprio personale interesse, ma in quello del proprio datore di lavoro. Pertanto, la domanda deve ritenersi riconducibile all’ipotesi contemplata dalla nota 3 all’articolo 3 della Tariffa allegata d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, che stabilisce l’esenzione per le istanze concernenti rapporti di impiego prodotte dai dipendenti degli uffici controindicati alla amministrazione competente.