Definizione agevolata, nessuna efficacia sulla rideterminazione dei contributi Inps a percentuale

La chiusura di una lite fiscale mediante presentazione della domanda di definizione agevolata (art. 39, co, 12, D.L. n. 98/2011) non incide in alcun modo sul contenuto dell’atto di accertamento dell’Agenzia delle entrate e non ne importa definitività, sicchè neppure ha efficacia sulla rideterminazione totale o parziale del presupposto impositivo a fini extra-fiscali, del calcolo dei contributi previdenziali a percentuale sul reddito (Corte di Cassazione, ordinanza 25 agosto 2020, n. 17652)

Una Corte d’appello territoriale aveva confermato la sentenza di prime cure, dichiarando infondata l’opposizione avverso un avviso di addebito per il pagamento all’Inps Gestione Commercianti dei contributi a percentuale, emesso sulla base di un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Ad avviso della Corte, dinanzi alla Commissione tributaria competente era cessata la materia del contendere relativa all’avviso di accertamento impugnato, per effetto della presentazione della domanda di definizione agevolata (art. 39, co, 12, D.L. n. 98/2011), il che aveva comportato la definitività dell’accertamento reddituale anche ai fini contributivi.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il lavoratore, che lamenta l’erronea valutazione giuridica operata dalla Corte di merito circa gli effetti dell’avvenuta definizione della lite fiscale pendente, laddove, invece, spettava comunque all’Inps la prova della fondatezza della propria pretesa creditoria, non potendosi affermare la defìnitività dell’accertamento tributario in tema di importi contributivi.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. Difatti, come già affermato in passato nella giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza n. 8376/2013), la tesi secondo cui la chiusura della lite fiscale mediante condono non determini il definitivo accertamento del maggior reddito imponibile, è stata, di recente, chiaramente ribadita (Corte di Cassazione n. 21541/2019). In particolare, si è affermato che il condono tributario ex art. 39, co. 12, D.L. n. 98/2011, ha natura deflattiva esclusivamente del contenzioso fiscale e non è rinvenibile alcun elemento che permetta di ritenere che la definizione concordata del giudizio tributario estenda gli effetti sulla rideterminazione totale o parziale del presupposto impositivo accertato dall’Agenzia anche a fini extrafiscali, quali i contributi previdenziali calcolati a percentuale sul reddito. Neanche appare percorribile una diversa soluzione interpretativa, in via analogica, in quanto il dettato normativo è effetto di una precisa scelta del Legislatore il quale, laddove ha inteso estendere ai contributi previdenziali gli effetti della definizione degli accertamenti compiuti dall’Agenzia delle Entrate, lo ha previsto espressamente, come per la mediazione (art. 17-bis D.Lgs. n. 346/1992) o l’accertamento definito con adesione (art. 2, co. 3, D.Lgs. n. 218/1997).
Diversamente da tali istituti, comportanti una rideterminazione del reddito imponibile, l’unico effetto della definzione agevolata ex art. 39, co. 12, D.L. 98/2011, è costituito dalla chiusura della lite fra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate, a fronte del pagamento di un importo pari ad una percentuale ridotta dell’imposta in contestazione. Tuttavia, la definizione concordata non incide in alcun modo sul contenuto dell’atto di accertamento dell’Agenzia e non importa definitività, propriamente detta, dell’accertamento compiuto dall’Agenzia, la cui efficacia, ai fini extra-fiscali del calcolo dei contributi Inps a percentuale sul maggiore reddito, rimane impregiudicata.

Incentivi fiscali per il rientro in Italia di docenti/ricercatori residenti all’estero

04 SETT 2020 Il contribuente che abbia trasferito la residenza in Italia nel periodo d’imposta 2020 per svolgere l’attività di ricercatore presso un’università italiana, lo stesso, laddove risultino soddisfatti gli altri requisiti previsti dalla disciplina de qua, può beneficiare dell’agevolazione fiscale per i redditi prodotti in Italia a decorrere dall’anno d’imposta 2020 e per i cinque periodi d’imposta successivi, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 03 settembre 2020, n. 307).

Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il novanta per cento degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato».
Le disposizioni (…) si applicano (…) nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei cinque periodi d’imposta successivi sempre che permanga la residenza fiscale in Italia».
Per quanto concerne i requisiti soggettivi, i docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata, al verificarsi delle seguenti condizioni:
a) essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
b) essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
c) aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
d) svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
e) acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
La norma risponde alla duplice esigenza di porre rimedio al c.d. fenomeno della “fuga dei cervelli” e di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico del Paese.
Condizione necessaria per l’applicazione dell’agevolazione in commento, tra le altre, è che il ricercatore acquisisca e mantenga la residenza in Italia.
Per quanto riguarda il requisito della residenza fiscale nel territorio dello Stato, la stessa si applica ai soggetti che trasferiscono la residenza in Italia, ai sensi dell’articolo 2 del TUIR, il quale considera residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato la residenza o il domicilio ai sensi del codice civile. Le condizioni appena indicate sono tra loro alternative; pertanto, la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.
La disposizione non si rivolge soltanto ai cittadini italiani che intendono rientrare in Italia, ma interessa in linea generale tutti i ricercatori residenti all’estero, che trasferendosi nel territorio nazionale possono favorire lo sviluppo della ricerca in Italia in virtù delle loro particolari conoscenze scientifiche.
Per integrare il requisito della attività all’estero, la norma richiede che essa sia stata svolta presso una università o un centro di ricerca, pubblico o privato, per quanto riguarda l’attività da svolgere in Italia non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori.
Si deve, pertanto, ritenere che non assuma rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente, che, per l’attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca.
Nella fattispecie l’Istante, cittadino straniero, dichiara di essere un ricercatore che, dal 1° gennaio 2020, si è trasferito in Italia per svolgere l’attività di “ricercatore a tempo determinato di tipo B” presso un’università italiana.
L’Istante fa presente di aver completato il dottorato nel suo Paese natio e poi di aver lavorato come ricercatore (postdoc) per 34 mesi, prima, e 26 mesi, dopo, in due Paesi europei. Tanto premesso, l’Istante chiede di sapere se può beneficiare dell’agevolazione fiscale in esame, considerando che non ha mai avuto la residenza in Italia e che è in Italia per la prima volta.
Con riferimento al caso di specie, nel presupposto che l’Istante abbia trasferito la residenza in Italia nel periodo d’imposta 2020 per svolgere l’attività di ricercatore presso un’università italiana, si ritiene che lo stesso, laddove risultino soddisfatti gli altri requisiti previsti dalla disciplina de qua, può beneficiare dell’agevolazione fiscale per i redditi prodotti in Italia a decorrere dall’anno d’imposta 2020 e per i cinque periodi d’imposta successivi, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

Misure per il Comune di Lampedusa e Linosa

Approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per far fronte a esigenze indifferibili connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Nel testo, in particolare, sono previste misure di sostegno alle isole Pelagie (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 03 settembre 2020).

In considerazione dell’andamento dei flussi migratori e delle conseguenti misure di sicurezza sanitaria necessarie per la prevenzione del contagio da COVID-19, il decreto-legge approvato prevede, per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio del Comune di Lampedusa e Linosa, la sospensione fino al 21 dicembre 2020 dei versamenti dei tributi nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Fruizione oraria del congedo Covid-19: indicazioni

Si forniscono indicazioni istruzioni in materia di diritto alla fruizione del congedo COVID-19 e di permessi indennizzati di cui alle legge 104, modificati per numero di giornate ed estensione del periodo di fruizione dal Decreto Rilancio.

Come noto, in sede di conversione del DL Rilancio, è stat prevista la possibilità di fruire del congedo COVID-19 in modalità oraria, solo per i lavoratori dipendenti e non anche i lavoratori autonomi o gli iscritti alla Gestione separata, ed interessa le domande aventi ad oggetto la fruizione di congedo COVID-19 in modalità oraria nel periodo dal 19 luglio 2020 al 31 agosto 2020. Le domande possono avere ad oggetto fruizioni di congedo COVID-19 in modalità oraria effettuate antecedentemente alla data di presentazione delle stesse, purché relative a periodi ricadenti all’interno dell’arco temporale sopra individuato.
Il congedo COVID-19 in modalità oraria può essere fruito da entrambi i genitori purché la fruizione avvenga in maniera alternata. Ne consegue che il congedoCOVID-19 orario è incompatibile con la fruizione, nello stesso giorno, di congedo COVID-19 giornaliero da parte dell’altro genitore. Sono invece compatibili due richieste di congedo COVID-19 in modalità oraria nello stesso giorno da parte dei due genitori, purché le ore di fruizione all’interno della stessa giornata non si sovrappongano.
In merito alla compatibilità del congedo COVID-19 ad ore con altri congedi, permessi o prestazioni, l’Istituto richiama le indicazioni contenute nel messaggio n. 1621/2020 con le seguenti precisazioni:
– il congedo COVID-19 in modalità oraria è incompatibile con la fruizione del congedo parentale giornaliero da parte dell’altro genitore per lo stesso minore. Risulta invece compatibile con la fruizione di congedo parentalead ore da parte dell’altro genitore per lo stesso minore, purché le ore all’interno della stessa giornata non si sovrappongano.
Risulta altresì compatibile, per il soggetto richiedente, fruire nello stesso giorno di congedo COVID-19 ad ore e di congedo parentale ad ore;
– il congedo COVID-19 in modalità oraria è compatibile anche con riposi giornalieri della madre e del padre fruiti nella stessa giornata dal richiedente o dall’altro genitore;
– il congedo COVID-19 in modalità oraria è compatibile con la fruizione da parte dell’altro genitore, per lo stesso figlio e nelle stesse giornate, dei permessi 104, del prolungamento del congedo parentale di cui all’articolo 33 del D.lgs n. 151/2001 o del congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del medesimo decreto legislativo; ciò in quanto si tratta di benefici diretti a salvaguardare due situazioni diverse non contemporaneamente tutelabili tramite l’utilizzazione di un solo istituto.
Infine, la fruizione del congedo COVID-19 in modalità oraria non cambia le disposizioni di compatibilità con il bonus baby-sitting/centri estivi.

La domanda di congedo COVID-19 in modalità oraria deve essere presentata in modalità telematica, utilizzando la procedura per la presentazione delle domande di congedo parentale a ore ordinario, selezionando la specifica opzione “COVID-19”.
Nella domanda di congedo COVID-19 ad ore pertanto il genitore dichiara:
– il numero di giornate di congedo COVID-19 da fruire in modalità oraria;
– il periodo all’interno del quale queste giornate intere di congedo COVID-19 sono fruite in modalità oraria.
Il periodo all’interno del quale si intende fruire delle ore di congedo COVID-19 dovrà essere contenuto all’interno di un mese solare.
Tale periodo dovrà essere ricompreso all’interno dell’intervallo temporale che intercorre dal 19 luglio 2020 al 31 agosto 2020. Pertanto, nel caso in cui il periodo all’interno del quale si intende fruire delle ore di congedo COVID-19 sia a cavallo tra il mese i luglio 2020 ed il mese di agosto 2020, dovranno essere presentate due domande.
Considerato che l’indennizzo del congedo COVID-19 continua ad essere erogato in modalità giornaliera, la fruizione oraria deve comunque essere ricondotta ad una giornata intera di congedo. Dunque, se le ore che compongono un giorno di congedo COVID-19 sono fruite su più giornate di lavoro, nella domanda che si presenta all’Istituto dovrà essere dichiarato di fruire di 1 giorno di congedo COVID-19 all’interno di un arco temporale di riferimento (dalla data x alla data y) nello stesso mese solare.

Contratto di espansione: la natura e le caratteristiche dell’intervento di CIGS

L’intervento di CIGS collegato al Contratto di espansione è da ricondurre alla causale della riorganizzazione aziendale, in quanto uno dei criteri istruttori riguarda la necessaria previsione del recupero occupazionale dei lavoratori interessati alle sospensioni o riduzioni di orario, nella misura minima del 70% (art. 1, co. 1, lett. f), D.M. n. 94033/2016), anche attuato con il riassorbimento presso unità diverse della stessa impresa o di imprese terze. Di qui, l’applicazione del contributo addizionale, l’operatività del termine decadenziale per il conguaglio dei trattamenti, l’esclusione di dirigenti, lavoratori a domicilio, apprendisti di 1° e 3° livello dai lavoratori beneficiari del trattamento (Inps, circolare 03 settembre 2020, n. 98)

Come noto, il contratto di espansione si rivolge alle imprese con organico superiore alle 1.000 unità, già rientranti nell’ambito di applicazione della Cigs, che si trovino nella necessità di intraprendere percorsi di reindustrializzazione e riorganizzazione, con conseguenti modifiche strutturali dei processi aziendali, per recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico. Per utilizzare lo strumento contrattuale, le aziende devono avviare una procedura di consultazione sindacale finalizzata alla stipula ed alla sottoscrizione del contratto di espansione in sede governativa, con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale oppure con le loro rappresentanze sindacali aziendali (RSA) o con la rappresentanza sindacale unitaria (RSU). Il contratto consente alle imprese di immettere forze nuove nel proprio organico e, parallelamente, avviare un percorso di riqualificazione e di aggiornamento delle competenze professionali del personale in forza, difficilmente utilizzabile in maniera produttiva in conseguenza dello sviluppo tecnologico avviato. A tal riguardo, le imprese dispongono di due opzioni:
– con i soggetti che si trovino a non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia o da quella anticipata e che hanno maturato il requisito minimo contributivo, concordare un’uscita anticipata dall’azienda, attraverso la risoluzione dei rapporti di lavoro. Per tale fattispecie di interruzione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto al versamento del c.d. ticket (art. 2, co. 31, L. n. 92/2012);
– per i lavoratori che non possono aderire allo scivolo pensionistico, al fine di garantire loro un’adeguata attività formativa, procedere a riduzioni orarie con ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale.
Ai fini del requisito occupazionale, rileva la media dei lavoratori occupati nel semestre precedente la data di presentazione della richiesta di intervento di integrazione salariale, ivi inclusi i periodi di sosta di attività e di sospensioni stagionali; per le aziende di nuova costituzione, analogamente ai casi di trasferimento di azienda, il requisito si determina in relazione ai mesi di attività, se inferiori al semestre. Il computo deve riguardare la singola impresa, anche se articolata in più unità aziendali dislocate sul territorio nazionale, e non i gruppi di imprese o i raggruppamenti temporanei di imprese (RTI). Devono essere ricompresi i lavoratori di qualunque qualifica, non applicandosi gli specifici criteri di computo previsti per i lavoratori a tempo determinato (art. 27, D.Lgs. n. 81/2015), mentre sono esclusi i lavoratori somministrati, i tirocinanti e gli stagisti. Il lavoratore assente, ancorché non retribuito, è escluso dal computo solo nel caso in cui in sua sostituzione sia stato assunto un altro lavoratore, poichè in tal caso è computato il sostituto.
In merito alla natura dell’intervento di Cigs, esso è riconducibile alla causale della riorganizzazione aziendale (art. 21, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 148/2015), considerato che il programma di formazione deve contenere la previsione del recupero occupazionale dei lavoratori interessati alle sospensioni o riduzioni di orario, nella misura minima del 70% (art. 1, co. 1, lett. f), D.M. n. 94033 del 13 gennaio 2016), anche attuato con il riassorbimento presso unità diverse della stessa impresa o di imprese terze. Di qui, l’applicazione del contributo addizionale, l’operatività del termine decadenziale per il conguaglio dei trattamenti (artt. 1, 5 e 7, D.Lgs. n. 148/2015), l’esclusione delle seguenti tipologie di lavoratori da quelli beneficiari del trattamento di Cigs:
– dirigenti;
– lavoratori a domicilio;
– apprendisti con contratto differente da quello di tipo professionalizzante.
Altresì, ai fini dell’accesso alla misura, i lavoratori beneficiari devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione.
L’intervento straordinario di integrazione salariale può essere richiesto per un periodo non superiore a 18 mesi, anche non continuativi, e non è conteggiabile nel quinquennio di riferimento, in deroga a limiti di durata complessivi e specifici (artt. 4 e 22, D.Lgs. n. 148/2015). In ogni caso, tale periodo rileva ai fini della determinazione dell’aliquota contributiva del contributo addizionale nel caso in cui l’azienda sia autorizzata a fruire di altri periodi di integrazione salariale ordinaria o straordinaria nel quinquennio mobile.
Per tutti gli eventi di Cigs gestiti con il sistema del “Ticket”, le aziende devono indicare il codice evento “CSR” (“Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria Richiesta”), sia in caso di Cassa Integrazione richiesta e non ancora autorizzata, sia dopo aver ricevuto l’autorizzazione; altresì, deve essere indicato il codice “T” in <TipoEventoCIG>.
Per il conguaglio delle prestazioni anticipate, i datori di lavoro espongono il codice “L046”, avente il significato di “Conguaglio CIGS per aziende art. 41 D.lgs. n. 148/2015 (contratto espansione)”, nell’elemento <DenunciaAziendale>, <ConguagliCIG>, <CIGAutorizzata>, <CIGStraord>, <CongCIGSACredito>, <CongCIGSAltre>, <CongCIGSAltCaus>, e l’importo posto a conguaglio nell’elemento <CongCIGDAltImp>.
Per quanto riguarda l’esposizione degli importi dovuti a titolo di contributo addizionale, i datori di lavoro utilizzano il nuovo codice causale “E602”, avente il significato di “Ctr. Addizionale CIG Straordinaria D.lgs 148/2015 art. 41 (contratto espansione)”, presente nell’elemento <CongCIGSCausAdd> di <ConguagliCIG>, <CIGAutorizzata>, <CIGStraord>, <CongCIGSADebito>.

Foto di Andrew Neel su PEXELS