Progetti di R&S economia circolare: proroga dei termini per la presentazione delle domande

Prorogati al 10 dicembre 2020 i termini per la presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per l’economia circolare(MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Comunicato 14 novembre 2020)

Con decreto direttoriale 6 novembre 2020 è stato prorogato il termine per la presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare, fissato con decreto direttoriale 5 agosto 2020.

Conseguentemente a tale proroga, il termine iniziale di invio delle domande di agevolazioni è posticipato al 10 dicembre 2020. La procedura di compilazione guidata delle domande sarà resa disponibile a partire dalle ore 12.00 del 30 novembre 2020.

 

Rientra nel bonus facciate l'”altana veneziana”

Gli interventi effettuati sull’altana veneziana, salvo il rispetto di tutti i requisiti e l’effettuazione degli adempimenti previsti, possono essere ammessi al c.d. “bonus facciate” (Agenzia delle Entrate – Risposta 12 novembre 2020, n. 543).

L’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, Legge 17 luglio 2020, n. 77 (cd. «Decreto rilancio») ha introdotto nuove disposizioni in merito alla detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, a fronte di specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici nonché delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici (c.d. “superbonus”).
L’articolo 121 del medesimo Decreto rilancio ha introdotto la possibilità di optare, in luogo della fruizione diretta della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dal fornitore dei beni o servizi (cd. “sconto in fattura”) o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.
La circolare n. 24/E del 2020, al paragrafo 7.2, ha chiarito che gli interventi per i quali è possibile optare per la cessione della detrazione o per lo sconto in fattura, ai sensi del citato articolo 121, sono gli interventi di:
a) recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del TUIR;
b) efficienza energetica indicati nell’articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013 (c.d. “ecobonus”), nonché gli interventi di efficienza energetica che danno diritto al “superbonus”;
c) adozione di misure antisismiche di cui all’articolo 16 del medesimo decreto legge n. 63 del 2013 (c.d. “sismabonus”), compresi quelli che danno diritto al “superbonus”;
d) recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna, per i quali spetta il c.d. “bonus facciate” introdotto dall’articolo 1, comma 219 e 220, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;
e) installazione di impianti fotovoltaici indicati nell’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del TUIR, compresi quelli che danno diritto al “Superbonus”;
f) installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici di cui all’articolo 16-ter del citato decreto legge n. 63 del 2013, compresi quelli che danno diritto al Superbonus.
Nel caso di specie, l’istante afferma di voler effettuare spese per interventi rientranti nelle tipologie di cui alle lettere a), b) e d) summenzionate e chiede se è possibile optare per la cessione del credito o per lo sconto in fattura previsti dal citato articolo 121, pur essendo l’istante medesimo un contribuente in regime forfetario.
L’Agenzia ritiene che l’istante, contribuente c.d. “forfetario”, salvo il rispetto di tutti i requisiti per la fruizione delle agevolazioni in parola e l’effettuazione degli adempimenti previsti, potrà esercitare l’opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura ai sensi dell’articolo 121 del Decreto rilancio.
Con riferimento all’ammissibilità al c.d. “bonus facciate” delle spese per interventi sull’elemento architettonico denominato “altana veneziana”, l’Agenzia osserva che la detrazione per gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti – c.d. “bonus facciate” – è stata introdotta dall’articolo 1, commi da 219 a 224 della legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di bilancio 2020).
Con riferimento all’ambito oggettivo di applicazione, la circolare n. 2/E del 14 febbraio 2020, al paragrafo 2, ha precisato che “la detrazione è ammessa a fronte del sostenimento delle spese relative ad interventi finalizzati al recupero o restauro della “facciata esterna”, realizzati su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, compresi quelli strumentali […].
In particolare, la detrazione spetta per:
– interventi di sola pulitura o tinteggiatura esterna sulle strutture opache della facciata;
– interventi sulle strutture opache della facciata influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio;
– interventi, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura, su balconi, ornamenti o fregi.
La ratio della normativa in esame, dunque, è incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi, favorendo altresì interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
L’agevolazione, pertanto, riguarda gli interventi effettuati sull’involucro esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno)”.
Alla luce di quanto sopra l’Agenzia, considerata la particolarità dell’elemento architettonico denominato “altana veneziana” e tenuto conto che si tratterebbe di un elemento “assimilabile ad un balcone che sta in aggetto alla facciata, ossia ad un elemento architettonico aggiunto […] chiaramente percepibile dal suolo pubblico” che, dunque, “contribuisce senza dubbio al decoro dell’edificio”, ritiene che gli interventi effettuati sull’altana medesima, salvo il rispetto di tutti i requisiti e l’effettuazione degli adempimenti previsti, possano essere ammessi al c.d. “bonus facciate”.

Automezzi speciali amessi al “bonus investimenti 4.0”

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la possibilità di fruire del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi riconducibili al modello “Industria 4.0” in relazione all’acquisto di mezzi di trasporto speciali caratterizzati da funzioni automatizzate, quali autocompattatori, autospazzatrici, autobetoniere e betonpompa (Risposte 12 novembre 2020, nn. 542 e 544)

La Legge di Bilancio 2020 (art. 1, co. da 184 a 197, della Legge n. 160 del 2019) ha ridefinito la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0, mediante l’introduzione di un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, parametrato al costo di acquisizione degli stessi, da utilizzare esclusivamente in compensazione (cd. “bonus investimenti 4.0”).
Il “bonus investimenti 4.0” ha sostituito i precedenti benefici costituiti dal “super ammortamento” e dall’ “iper ammortamento” in relazione agli investimenti in beni strumentali nuovi con le caratteristiche del modello “Industria 4.0”, destinati a strutture produttive localizzate sul territorio dello Stato, effettuati dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Sotto il profilo oggettivo, i beni per i quali è possibile fruire del beneficio sono specificamente individuati in relazione alle caratteristiche funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello «industria 4.0».

Con due distinte istanze di interpello è stato chiesto se rientrino tra i beni agevolabili, in particolare:
– autobetoniera e betonpompa, acquistati da impresa operante nel settore edile con esercizio dell’attività di trasporto di merci su strada;
– autocompattatori e autospazzatrici acquistati da impresa operante nel settore dei rifiuti urbani.
Per tutti i mezzi indicati viene dedotta la riconducibilità alla fattispecie “macchine, anche motrici e operatrici, strumenti e dispositivi per il carico e lo scarico, la movimentazione, la pesatura e la cernita automatica dei pezzi, dispositivi di sollevamento e manipolazione automatizzati, AGV e sistemi di convogliamento e movimentazione flessibili, e/o dotati di riconoscimento dei pezzi (ad esempio RFID, visori e sistemi di visione e meccatronici)”.
Con particolare riferimento agli autocompattatori e alle autospazzatrici, viene precisato che saranno collegati al sistema informativo aziendale che consentirà in telemetria di avere in tempo reale una serie di parametri (un PLC dotato di sensori collegati alle attrezzature del mezzo che consente di avere dati su consumi, localizzazione, cicli di carico e scarico dei rifiuti, ore di lavoro, monitoraggio degli stili di guida, segnalazione delle anomalie di funzionamento e delle sicurezze) per valutare la tipologia di lavoro, gli intervalli di manutenzione, la logistica del mezzo.

La riconducibilità dei beni tra quelli agevolabili non può prescindere dall’accertamento di natura tecnica di sussistenza delle caratteristiche tecnologiche riferibili al paradigma 4.0, formalizzato attraverso il parere del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).
Tenuto conto delle caratteristiche tecniche, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il “bonus investimenti 4.0” deve ritenersi applicabile ai suddetti beni limitatamente alla parte qualificabile alla stregua di “macchina” ai sensi della c.d. “Direttiva Macchine”. In particolare:
– per quanto riguarda l’autobetoniera e la betonpompa, al costo riferibile all’insieme delle componenti ed attrezzature idonee a realizzare lo specifico “lavoro” di carico e scarico dei materiali di impiego dell’attività edilizia (calcestruzzo preconfezionato) e che, inoltre, possono completare, anche durante il loro spostamento su mezzi di trasporto, il ciclo produttivo del calcestruzzo;
– per quanto riguarda gli autocompattatori, al costo riferibile alle componenti e alle attrezzature idonee a realizzare lo specifico “lavoro” di raccolta e compattazione dei rifiuti;
– per quanto riguarda le autospazzatrici, al costo riferibile alle componenti e alle attrezzature idonee a realizzare lo specifico “lavoro” di lavaggio/spazzatura delle strade.
A tal fine, peraltro, non è comunque di ostacolo la circostanza che tali componenti e attrezzature siano installate su di un bene che si qualifica come “veicolo”, in quanto tale escluso in via di principio dalla disciplina agevolativa.

L’Agenzia ha precisato, altresì, che ai fini del riconoscimento del beneficio l’impresa è tenuta a produrre una perizia tecnica semplice rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono tali requisiti e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione inferiore a 300.000,00 euro, l’onere documentale può essere adempiuto attraverso una dichiarazione resa dal legale rappresentante.

Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro: esclusi i locali extra

13 NOV 202 Il bonus di cui all’art. 120 del Decreto rilancio non trova applicazione per l’esercente che vuole fare diversi lavori fra cui adeguare un porticato esterno rendendolo utilizzabile anche d’inverno, realizzare un vano seminterrato da destinare a deposito, fare un percorso interno protetto per il trasporto dei materiali dal piano interrato al locale vero e proprio, creare un’ulteriore zona esterna per la stagione estiva (Agenzia Entrate – risposta 12 novembre 2020, n. 545).

L’art. 120 del decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020) ha introdotto un credito d’imposta, in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, destinato ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico.

Le spese in relazione alle quali spetta il cd. credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi, quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. Nello specifico:

– gli interventi agevolabili sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2, tra cui rientrano espressamente:

a) quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Sono ricomprese in tale insieme gli interventi edilizi funzionali alla riapertura o alla ripresa dell’attività, fermo restando il rispetto della disciplina urbanistica;

b) gli interventi per l’acquisto di arredi finalizzati a garantire la riapertura delle attività commerciali in sicurezza (cosiddetti “arredi di sicurezza”).

– gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative, tra cui sono ricompresi quelli relativi allo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura (c.d. termoscanner) dei dipendenti e degli utenti.

In relazione agli interventi agevolabili, l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 20/E ha avuto modo di precisare che:

– deve trattarsi esclusivamente degli interventi necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2;

– devono essere prescritti da disposizioni normative o previsti dalle linee guida per le riaperture delle attività elaborate da amministrazioni centrali, enti territoriali e locali, associazioni di categoria e ordini professionali.

Alla luce di tali affermazioni, emerge che il bonus trova applicazione per gli interventi necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie, stabiliti da disposizioni normative o dalle linee guida delle amministrazioni e pertanto è escluso per l’esercente che vuole fare diversi lavori fra cui adeguare un porticato esterno rendendolo utilizzabile anche d’inverno, realizzare un vano seminterrato da destinare a deposito, fare un percorso interno protetto per il trasporto dei materiali dal piano interrato al locale vero e proprio, creare un’ulteriore zona esterna per la stagione estiva.

Fondo di garanzia PMI e Nuova Sabatini, chiarimenti ABI

Forniti chiarimenti in merito alla cumulabilità, sugli stessi costi ammissibili, tra gli aiuti del “Fondo di garanzia” sotto vigenza del Quadro temporaneo e le agevolazioni “Nuova Sabatini” (ABI – Circolare 10 novembre 2020, n. 2301).

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito alcuni chiarimenti sulla possibilità di cumulare gli aiuti concessi dalla “Nuova Sabatini” con le garanzie pubbliche del Fondo di garanzia per le PMI, di cui alla legge n. 662 del 1996, concesse nell’ambito del Quadro Temporaneo sugli aiuti di Stato (c.d. “Temporary Framework”), che insistono sullo stesso progetto e sugli stessi costi ammissibili.
In particolare, il Ministero conferma la possibilità che sui finanziamenti in discorso si possa acquisire la copertura del Fondo al 90%, secondo quanto previsto dalla lettera c), comma 1 dell’articolo 13 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (c.d. “DL Liquidità”), come convertito dalla legge n. 40 del 2020, purché vengano rispettati i vincoli previsti dalla normativa in termini di importo massimo del finanziamento garantito.
L’ammontare del finanziamento, sommato agli altri finanziamenti garantiti ai sensi della Sezione 3.2 del Temporary Framework, non può dunque superare alternativamente:
1. il doppio della spesa salariale annua del beneficiario per il 2019 o per l’ultimo anno disponibile. Nel caso di imprese costituite a partire dal 1° gennaio 2019, l’ammontare del finanziamento non può superare i costi salariali annui previsti per i primi due anni di attività;
2. il 25 per cento del fatturato totale del soggetto finanziato nel 2019;
3. il fabbisogno per i costi del capitale di esercizio e per i costi di investimento nei successivi 18 mesi, nel caso di piccole e medie imprese, e nei successivi 12 mesi, nel caso di imprese con numero di dipendenti non superiore a 499; tale fabbisogno è attestato mediante apposita autocertificazione resa dal beneficiario.
L’aiuto rappresentato dalla garanzia del Fondo può essere cumulato con quello relativo alla “Nuova Sabatini” concesso a valere sugli stessi costi, entro il limite delle intensità massime stabilite, per le imprese appartenenti a settori diversi da agricoltura e pesca, dall’art. 17 “Aiuti per gli investimenti delle PMI” del Regolamento di esenzione (UE) n. 651/2014.
Ai fini della determinazione dell’ammontare del cumulo, per quanto riguarda la garanzia del Fondo, occorre considerare esclusivamente l’aiuto registrato nella Sezione 3.1 del Temporary Framework rappresentato dallo sconto del premio di garanzia; si ricorda infatti che secondo quanto previsto al comma 1, lettera a) del richiamato articolo 13 del DL Liquidità, l’accesso alle richiamate garanzie è gratuito.
L’aiuto – in termini di Equivalente Sovvenzione Lordo (ESL) – è indicato dal Gestore del Fondo nelle lettere di ammissione alla garanzia pubblica e può essere inserito dalla banca convenzionata nella piattaforma informatica del Ministero, dedicata alla “Nuova Sabatini”.
Al riguardo, l’ABI fa presente che l’ammontare dell’aiuto riportato in alcune delle lettere di ammissione alla garanzia del Fondo non è corretto in quanto si è verificata un’anomalia nel calcolo dello stesso.
Le banche possono comunque inserire tale ammontare nel portale del Ministero, in attesa di modificarlo una volta ricevuta dal Gestore del Fondo la comunicazione di rettifica dell’aiuto.
Il Ministero precisa, infine, che sui finanziamenti ex “Nuova Sabatini” non è invece possibile acquisire la copertura del Fondo al 100%, secondo quanto previsto dalla lettera m), comma 1 dell’articolo 13 del DL Liquidità, in quanto, per tali finanziamenti, sulla base di quanto stabilito dal Temporary framework, l’aiuto associato è rappresentato dall’importo della garanzia concessa e, dunque, per effetto della integrale copertura, dall’importo totale del medesimo finanziamento; circostanza, questa, che preclude ogni possibilità di cumulo con altri aiuti.