Patent box e deduzione forfettaria IRAP dall’IRES

Forniti chiarimenti sulle variazioni in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni di imposta 2015 e 2016 e sul criterio di imputazione della riduzione della deduzione forfettaria IRAP dall’IRES in caso di presentazione di dichiarazione integrativa IRAP “a favore” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 10 febbraio 2021, n. 9/E).

Le variazioni in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni di imposta 2015 e 2016, possano essere indicate nelle dichiarazioni integrative, ai fini IRPEF/IRES e IRAP, relative al periodo d’imposta 2016, sempreché non sia stata presentata istanza di rimborso ai sensi dell’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Le variazioni in diminuzione sconteranno le aliquote IRPEF/IRES e IRAP vigenti per l’anno d’imposta 2016 (Circolare del 7 aprile 2016, n. 11).
Per ciò che concerne gli effetti derivanti dalla fruizione del beneficio da patent box sull’ammontare della deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES, l’articolo 6, comma 1, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, (di seguito anche “DL 185/2008”) stabilisce che “A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008, è ammesso in deduzione ai sensi dell’articolo 99 del testo unico delle imposte sui redditi (…) un importo pari al 10 per cento dell’imposta regionale sulle attività produttive determinata ai sensi degli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446, forfettariamente riferita all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati”.
Nel caso di presentazione di dichiarazione integrativa IRAP a favore a seguito della sottoscrizione di un accordo di ruling da patent box, si determina in capo al contribuente l’obbligo di ridurre la deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES, di cui ha eventualmente beneficiato ai sensi del citato articolo 6.
Il legislatore ha assunto il cd principio di cassa quale criterio cardine per determinare la quota di IRAP deducibile dalla base imponibile IRES. Tale conclusione è stata confermata dall’Amministrazione finanziaria in diversi documenti di prassi. Nello specifico, l’Agenzia delle entrate, nella circolare 16/E/2009 (e nello stesso senso si è espressa anche nella circolare 8/E/2013), ha affermato che “Con gli stessi criteri si potrà tener conto anche dell’IRAP versata nell’anno interessato dalla rideterminazione della base imponibile a fronte di versamenti effettuati a seguito di ravvedimento operoso, ovvero di iscrizione a ruolo di imposte dovute per effetto della riliquidazione della dichiarazione o di attività di accertamento.”
Al riguardo l’Agenzia è del parere che il principio di cassa richiamato dalle disposizioni legislative in materia di deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES debba essere applicato anche nel caso in cui l’IRAP dovuta per un determinato anno di imposta venga poi rettificata “a favore”.
Ritiene corretto, in particolare, imputare la riduzione della citata deduzione forfettaria nel periodo d’imposta in cui il credito IRAP emerso in sede di dichiarazione integrativa “a favore” diviene utilizzabile.

Covid-19: Puglia in zona gialla

Il Ministero della Salute, con l’ordinanza del 09 febbraio 2021 ha disposto, con decorrenza 11 febbraio 2021, il passaggio della regione in Puglia in zona gialla.

In base alle Ordinanze del Ministro della salute del 29 gennaio 2021 e del 09 febbraio 2021 e con lo scadere della vigenza dell’ordinanza del 22 gennaio 2021, sono attualmente ricomprese:

– nell’area gialla: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto;

– nell’area arancione: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia, Umbria;

– nell’area rossa: nessuna Regione.

Meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione

Il Fisco ha fornito i primi chiarimenti in tema di meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione (decreto legislativo del 30 luglio 2020, n. 100 – recepimento Direttiva “DAC 6”) (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 10 febbraio 2021, n. 2)

Di recente, sono stati avviati a livello internazionale specifici progetti, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, volti a stabilire obblighi di comunicazione dei cosiddetti “meccanismi transfrontalieri”, ossia schemi di pianificazione fiscale aggressiva, che comprendono anche meccanismi finalizzati a compromettere il funzionamento dello scambio automatico di informazioni sui conti finanziari (Common Reporting Standard – CRS) o l’identificazione delle persone fisiche titolari effettive di asset e redditi schermati da strutture opache.
Ulteriore finalità perseguita da tali progetti è quella della “deterrenza”, poiché l’obbligo di comunicazione, nonché le conseguenze derivanti dalla violazione dello stesso, scoraggia i partecipanti dall’elaborare, proporre ed attuare schemi, accordi o progetti soggetti a tale obbligo.
Nell’ambito di queste iniziative, occorre evidenziare quelle realizzate in seno all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), sia nell’ambito del progetto OCSE/G20 “Base Erosion and Profit Shifting” (BEPS), sia nell’ambito dello scambio automatico di informazioni a livello di Global Forum on Transparency and Exchange of information.
Ci si riferisce in particolare:
– all’azione 12 del progetto “Base Erosion and Profit Shifting” (BEPS) denominata “Mandatory Disclosure Rules” – (di seguito “Report MDRs azione 12”);
– alle “Model Mandatory Disclosure Rules for CRS Avoidance Arrangements and Opaque Offshore Structures” (di seguito “Report MDRs”).
In particolare il “Report MDRs azione 12” contiene raccomandazioni per gli Stati volte all’introduzione di regimi di comunicazione obbligatoria da parte degli operatori (intermediari e contribuenti), e relativo scambio tra le rispettive autorità fiscali, di informazioni sui meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva, con particolare riguardo alle imposte oggetto del progetto BEPS. Tra le finalità di dette misure vi è quella di permettere alle Amministrazioni fiscali di disporre di informazioni tempestive, complete e pertinenti sui possibili rischi fiscali connessi alle strategie che i contribuenti intendono adottare.
Del pari, il Report MDRs disegna un analogo sistema di raccolta e scambio di informazioni relativamente a schemi idonei a rendere inefficace il funzionamento del CRS o volti a fornire ai titolari effettivi “schermi” attraverso strutture non trasparenti.
Le suddette raccomandazioni OCSE sono state recepite in ambito europeo con la Direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018 (Direttiva DAC 6), recante la modifica della Direttiva 2011/16/UE per quanto concerne lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.
Peraltro, la citata Direttiva suggerisce che gli Stati Membri possano avvalersi del Report MDRs per l’interpretazione della medesima. Nel dare attuazione alle parti della presente direttiva che disciplinano i meccanismi di elusione del CRS e i meccanismi che coinvolgono persone giuridiche o istituti giuridici o ogni altra struttura analoga, gli Stati membri potrebbero avvalersi dei lavori dell’OCSE e, più specificamente, dei suoi modelli di norme sulla comunicazione obbligatoria di informazioni per far fronte ai meccanismi di elusione del CRS e alle strutture offshore opache, e dei relativi commenti, quale fonte illustrativa o interpretativa, al fine di assicurare un’applicazione coerente in tutti gli Stati membri, nella misura in cui tali testi sono allineati alle disposizioni del diritto dell’Unione.
La Direttiva DAC 6, in particolare, introduce l’obbligo per gli Stati Membri di scambiare in maniera automatica le informazioni sui meccanismi transfrontalieri soggetti a notifica da parte degli intermediari e dei contribuenti che attuano il meccanismo. In pratica, tale scambio viene effettuato mediante la messa a disposizione delle informazioni in un registro centrale sicuro al quale hanno accesso tutti gli Stati membri.
Secondo la Direttiva, lo scambio automatico di informazioni ha luogo entro un mese a decorrere dalla fine del trimestre in cui le informazioni sono state comunicate all’Amministrazione. Il primo scambio automatico, per effetto dell’opzione esercitata dall’Italia ai sensi della Direttiva 2020/876/UE del Consiglio, per affrontare l’urgente necessità di rinvio dei suddetti termini, a causa della pandemia di Covid-19, è effettuato entro il 30 aprile 2021 e riguarda le informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica comunicati nel primo trimestre 2021, nonché quelli attuati tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 e comunicati entro il 30 gennaio 2021 e quelli la cui prima fase è stata attuata tra la data di entrata in vigore e la data di applicazione della Direttiva, cioè i meccanismi transfrontalieri attuati a decorrere dal 25 giugno 2018.
Nell’ordinamento è stata data attuazione alla Direttiva DAC 6 con il decreto legislativo del 30 luglio 2020, n. 100, cui ha fatto seguito il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2020.
La fissazione delle modalità tecniche per la comunicazione delle informazioni sui meccanismi transfrontalieri da parte di intermediari e contribuenti è disciplinata dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 364425 del 26 novembre 2020.
Con la circolare in oggetto, si forniscono i primi chiarimenti in merito all’applicazione delle norme per la comunicazione delle informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica, con particolare riguardo all’ambito di applicazione soggettivo e oggettivo delle disposizioni e dei criteri che rendono un meccanismo transfrontaliero soggetto all’obbligo di comunicazione da parte degli intermediari o dei contribuenti.
La presente circolare tiene conto dei contributi pervenuti in termini di proposte di modifiche e integrazioni a seguito della pubblica consultazione avviata in data 28 dicembre 2020 e conclusasi in data 15 gennaio 2021. Dai predetti contributi sono stati enucleati i principi indispensabili per elaborare la presente circolare, recante i primi chiarimenti in merito alla interpretazione delle disposizioni rilevanti. Con successivi documenti di prassi saranno forniti chiarimenti a quesiti specifici contenuti nei predetti contributi.
Si precisa che le esemplificazioni contenute nella presente circolare hanno a oggetto le modalità e le condizioni sottese agli obblighi di comunicazione, mentre l’appuramento di eventuali violazioni e le relative contestazioni dovranno fondarsi sull’analisi dei fatti e circostanze del singolo caso. Del pari, tali esemplificazioni non debbono essere intese in alcun modo come punto di riferimento per l’interpretazione delle rilevanti discipline impositive cui eventualmente viene fatto riferimento.
È necessario inoltre ricordare, in questo contesto, che la mancata reazione dell’Amministrazione finanziaria a fronte della comunicazione del meccanismo transfrontaliero da parte dell’intermediario o del contribuente non comporta l’accettazione della validità o del trattamento fiscale dello stesso. Coerentemente, si ritiene che la comunicazione di un meccanismo rilevante da parte di un intermediario o contribuente non costituisce di per sé ammissione di condotta elusiva o evasiva.

Turismo – Ristorazione Collettiva: accordo sulla campagna vaccinale contro il Covid-19

Firmato il 9/2/2021, tra ANGEM, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, CONFCOOPERATIVE LAVORO E SERVIZI, AGCI-SERVIZI e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL, l’accordo per congiunto per promuovere la campagna vaccinale all’interno del settore della Ristorazione collettiva

Le Parti del settore della ristorazione collettiva – Angem, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, Agci-Servizi e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil – preso atto del perdurare della gravissima situazione causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 e delle ripercussioni che questo stato di cose può avere sul tessuto imprenditoriale, mettendo in serio pericolo la tenuta dei livelli occupazionali, hanno firmato il presente accordo congiunto per promuovere la campagna vaccinale all’interno del settore e tra i lavoratori occupati.
Pertanto:

– convengono nel ritenere che la vaccinazione contro SARS-CoV2/Covid-19 sia uno strumento utile a garantire l’esercizio in piena sicurezza delle attività di ristorazione collettiva sia con riferimento agli addetti dei settori rappresentati, sia riguardo alla generalità della popolazione, anche a tutela dei soggetti che non possono essere vaccinati;

– in considerazione della necessità di riservare alle lavoratrici e ai lavoratori del settore della ristorazione collettiva particolare attenzione nell’attuazione del Piano, richiedono alle autorità centrali e locali l’inserimento degli stessi tra le categorie prioritariamente destinate della vaccinazione alla luce delle esigenze di tutela delle attività che continuano ad assicurare il servizio nonostante l’esposizione al rischio;

– auspicano la più alta adesione possibile delle lavoratrici e ai lavoratori occupati nel settore della campagna vaccinale in corso;

– concordano di attivarsi per promuovere, tra le lavoratrici e i lavoratori occupati, campagne di informazione e sensibilizzazione finalizzate alla vaccinazione contro SARS-CoV2/Covid-19.

Cessioni di materie prime secondarie e reverse charge

Le cessioni di materie prime secondarie prodotte dagli impianti di recupero dei rifiuti della costruzione, demolizione e manutenzione di opere edili e infrastrutturali sono soggette ad aliquota IVA ordinaria, con applicazione del reverse charge. La medesima aliquota Iva va applicata alle prestazioni di stesura e compattazione di tali materie nell’opera di riempimento e ripristino ambientale di un ex cava, ma senza reverse charge. (Agenzia delle Entrate – risposta 8 febbraio 2021, n. 86).

Ai sensi del Codice dell’ambiente “Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

– la sostanza o l’oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici;

– esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;

– la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;

– l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana”.

Pertanto una volta concluso il processo di recupero, che comprende anche attività minimali quali il controllo e la pulizia, il rifiuto cessa di essere tale per diventare prodotto o merce.

Ai fini dell’IVA, le cessioni dei beni (rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi, vetri, gomma, plastica ecc.) sono soggette al regime dell’inversione contabile (c.d. reverse charge). In tal caso, il cedente emette fattura senza addebitare l’IVA in quanto quest’ultima è a carico del cessionario, che dovrà integrare la fattura ricevuta con la relativa imposta.

Ai fini dell’applicazione del reverse charge è necessario che:

– il rifiuto sia qualificabile come “rottame, ovvero un bene non più utilizzabile secondo l’originaria destinazione se non sottoposto a successive lavorazioni”;

– ai fini fiscali il rifiuto rimane rottame anche quando ha subito (ripulitura, selezione, taglio o compattatura), senza modificarne la natura.

Le materie prime secondarie possono essere considerate ai soli fini fiscali al pari dei rottami, la cui cessione sarà fatturata in “reverse charge”.

Per quanto concerne l’aliquota IVA applicabile, la materia prima secondaria è un prodotto qualificato come “rifiuto speciale”, derivante dalle attività di demolizione, costruzione ed è da assoggettare all’aliquota IVA ordinaria del 22%.

Relativamente alla prestazione del servizio di stesura e compattazione delle materie prime secondarie, alla stessa si applica l’aliquota Iva ordinaria del 22% senza il regime dell’inversione contabile che è riferito alle cessioni dei rottami ivi indicati.