Elemento di garanzia retributiva a luglio per le Istituzioni Socio Assistenziali – Anpas

 

Con la retribuzione del mese di luglio spetta un elemento di garanzia retribuita al personale dipendente dell’ANPAS e delle Organizzazioni operanti nell’ambito socio-sanitario, assistenziale, educativo.

Ai fini di assicurare un’effettiva diffusione della contrattazione di secondo livello, qualora, nonostante la presentazione di una piattaforma di secondo livello territoriale ai sensi del presente CCNL, non venga definito un accordo di secondo livello territoriale entro il 31/12/2018, le organizzazioni ANPAS operanti nel territorio erogheranno, con la retribuzione del mese di luglio di ogni anno (a partire dal luglio 2019), un Elemento di garanzia retributiva (EGR) di 120 euro lordi annui.

La suddetta somma si intende riferita al tempo pieno e pertanto verrà riproporzionata per i lavoratori a tempo parziale.

L’applicazione dell’EGR compete ai lavoratori in forza. L’organizzazione calcolerà l’importo spettante al singolo lavoratore in proporzione ai mesi di effettiva prestazione resi alle proprie dipendenze nel periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno di competenza.
L’ammontare dell’elemento di garanzia retributiva sarà ridotto fino a concorrenza da eventuali erogazioni o retribuzioni aggiuntive individuali percepite dal lavoratore nel corso dell’anno precedente a quello di erogazione dell’EGR.
Le organizzazioni aderenti ad ANPAS che si trovassero in uno stato di sofferenza economica e/o finanziaria possono richiedere alle rappresentanze territoriali delle OO.SS. firmatarie del presente CCNL, un confronto per definire la sospensione, l’esonero, il riconoscimento parziale o il dilazionamento del pagamento dell’EGR.

Terziario – EbiTer Milano – Contributo Centri Estivi

EBiTer Milano eroga per l’anno 2020 un contributo a favore dei dipendenti delle aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi, a sostegno dei costi sostenuti per la frequenza di centri estivi pubblici e privati

E’ quanto pubblicato dall’Ente Bilaterale Terziario della provincia di Milano con Regolamento, a favore dei dipendenti delle aziende del Terziario

Soggetti beneficiari – Misura
Lavoratori a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti e i lavoratori a tempo determinato che svolgono la propria attività nelle province di Milano e di Monza Brianza, in forza presso datori di lavoro in regola con il versamento delle quote contributive a EBiTer Milano da almeno 12 mesi all’atto della presentazione della domanda e che applicano integralmente il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi, sia per la c.d. parte economico-normativa sia per la c.d. parte obbligatoria.
Il contributo spetterà ad un solo genitore del nucleo familiare per ogni figlio, anche adottivo e/o in affido, di età compresa tra i quattro anni compiuti e i quattordici anni.
Il contributo verrà riconosciuto per i soli mesi di giugno, luglio e agosto 2020 fino ad un importo massimo di € 200.
Domanda
La domanda di ammissione al sostegno economico dovrà essere redatta su apposito modulo online disponibile sul sito internet www.ebitermilano.it., e deve essere corredata dalla documentazione ivi indicata.
La domanda potrà essere trasmessa ad EBiTer Milano dal 15/09/2020 al 19/11/2020, l’esito della stessa verrà comunicato entro 90 giorni
La domanda potrà essere presentata, nei tempi sopra indicati, con una delle seguenti modalità:
– raccomandata A/R indirizzata a EBiTer Milano, Corso Buenos Aires 77, 20124 Milano, specificando sulla busta “Centri Estivi”
– portale web
Si precisa che, nell’ipotesi in cui si inoltri richiesta per più figli, è necessario inviare una domanda per ogni figlio.

Imposta dichiarata ma non dovuta: dichiarazione emendabile in sede contenziosa

In tema di emendabilità della dichiarazione, deve ritenersi legittima la correzione in sede contenziosa per far valere la deduzione della perdita (definitiva) del credito non ammesso allo stato passivo del debitore e il conseguente azzeramento dell’imposta dichiarata (Sentenza 21 luglio 2020, n. 15527)

FATTO

Attraverso il controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate ha accertato l’omesso versamento dell’IRES autoliquidata in sede di dichiarazione.
In sede contenziosa la società ha eccepito l’erronea registrazione, tra i redditi dichiarati per il periodo d’imposta precedente, di ricavi relativi ad una fattura mai pagata dal debitore assoggettato a liquidazione coatta amministrativa, non essendo stato il credito ammesso allo stato passivo. Da ciò ha dedotto che la detrazione del ricavo dai redditi del precedente periodo d’imposta e la conseguente realizzazione di una perdita, che riportata correttamente nella dichiarazione controllata azzerava il reddito del periodo d’imposta e, conseguentemente, l’IRES erroneamente autoliquidata.
I giudici tributari hanno accolto la tesi della società, annullando la pretesa tributaria in ragione del principio di emendabilità della dichiarazione dei redditi.

DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

L’Agenzia delle Entrate, impugnando la decisione dei giudici tributari, ha dedotto una distorta applicazione del principio di emendabilità della dichiarazione sul rilievo che, trattandosi d’imposta autoliquidata e non versata, al contribuente è concessa la facoltà di correggere la dichiarazione, nella quale erano state erroneamente esposte attività non conseguite, mediante la presentazione di una dichiarazione integrativa, o, in alternativa, nel rispetto di stringenti termini di decadenza, quella di chiedere il rimborso dell’indebito, ma senz’altro non gli è consentito di non pagare le imposte sui redditi utilizzando il mezzo della contestazione del ruolo scaturito dalla verifica formale delle inadempienze fiscali.
Respingendo la tesi dell’Amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha affermato che “in caso di errori od omissioni nella dichiarazione dei redditi, la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini per l’accertamento se diretta ad evitare un danno per la P.A., mentre, se intesa ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante, fermo restando che il contribuente può chiedere il rimborso entro quarantotto mesi dal versamento ed, in ogni caso, opporsi, in sede contenziosa, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria”. In particolare, ai fini della emendabilità della dichiarazione, occorre avere riguardo dei seguenti principi:
– la dichiarazione, in linea generale, salvo casi particolari o parti specifiche di essa, è un atto di scienza e quindi sempre emendabile, con la conseguenza che il contribuente può fare valere eventuali vizi commessi nella redazione della stessa, che attengano al merito della pretesa tributaria, anche in sede contenziosa, indipendentemente dal rispetto dei termini per la presentazione dell’emenda;
– in materia di IVA e di imposte dirette sono applicabili i medesimi principi, compreso quello secondo il quale la dichiarazione del contribuente, affetta da errore, sia esso di fatto che di diritto, commesso dal dichiarante nella sua redazione, è – in linea di principio – emendabile e ritrattabile, quando dalla medesima possa derivare l’assoggettamento del dichiarante ad oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico, atteso che la dichiarazione dei redditi non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti; che essa costituisce un momento dell’«Iter» procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria;
– i principi della capacità contributiva e di buona amministrazione rendono intollerabile un sistema legislativo che impedisca al contribuente di dimostrare, entro un ragionevole lasso di tempo, l’inesistenza di fatti giustificativi. Ne consegue che l’emendabilità della dichiarazione non può ritenersi sottoposta al limite temporale di cui all’art. 37, commi 5 e 6, del Decreto IVA, il quale riguarda la rimozione di omissioni o l’eliminazione di errori suscettibili di comportare un pregiudizio per l’erario, ma non la rettifica di dichiarazioni oggettivamente errate e quindi idonee a pregiudicare il dichiarante, anche in ragione del fatto che la negazione del diritto al rimborso determinerebbe un indebito incameramento del credito da parte dell’erario.
In conclusione, la Corte di Cassazione ha affermato la legittimità dell’opposizione alla cartella di pagamento da parte del contribuente che dimostri l’insussistenza del debito IRES sulla scorta della (definitiva) perdita del credito, documentato da una fattura (emessa e registrata in contabilità) mai pagata dall’obbligata, trattandosi di credito non ammesso allo stato passivo della committente/debitrice.

Il Fisco risponde sul riscatto del periodo di studio universitario

L’Agenzia delle entrate con la risposta 23 luglio 2020, n. 225 chiarisce quale disciplina fiscale applicare al riscatto di periodi di studio universitario

Ai fini fiscali, se i contributi sono versati a favore degli ” inoccupati” da familiari di cui gli stessi risultino “fiscalmente a carico”, a tali contribuenti spetta una detrazione nella misura del 19 per cento dei contributi medesimi. Se, invece, il soggetto per il quale si richiede il riscatto degli anni di laurea è stato iscritto, anche solo in passato, ad una qualsiasi gestione previdenziale, i contributi di riscatto sono deducibili ai sensi dell’articolo 10 del TUIR. Qualora la domanda per il riscatto venga prodotta, ai sensi dell’articolo 20, comma 3, del decreto legge n. 4 del 2019, dal genitore dell’Istante che ne sosterrà anche il relativo onere, lo stesso potrà portare in detrazione dall’imposta lorda l’onere del riscatto nella misura del 50 per cento di quanto corrisposto in ogni singolo periodo di imposta, da ripartire in cinque quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento e in quelli successivi, secondo le modalità sopra precisate.
Qualora venga presentata domanda di riscatto di laurea agevolato ai sensi del d.lgs. n. 184 del 1997, invece, il genitore non potrà fruire della detrazione del 19 per cento in quanto, come sopra illustrato, non ricorrendo in capo all’Istante, titolare di reddito superiore ad euro 2.840,51, la condizione di soggetto fiscalmente a carico, ai sensi dell’articolo 12 del TUIR.

Agenzia delle Entrate e GdF insieme per il monitoraggio fiscale

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza danno attuazione alla loro collaborazione nella lotta ai fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, disponendo le modalità e i termini relativi alle richieste di informazioni sulle operazioni intercorse con l’estero, sui rapporti ad esse collegate e sull’identità dei relativi titolari (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 21 luglio 2020).

Al fine di contrastare i fenomeni di illecito trasferimento e detenzione di attività economiche e finanziarie all’estero, l’articolo 2 del decreto legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, modificato dall’art. 8 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, riconosce al Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate e ai Reparti Speciali della Guardia di Finanza la possibilità di richiedere agli intermediari e agli altri operatori finanziari le informazioni relative alle operazioni finanziarie da e verso l’estero di importo pari o superiore a 15.000 euro, anche per masse di contribuenti e agli operatori tenuti agli adempimenti antiriciclaggio, l’identità dei titolari effettivi con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti a esse collegati.
Il provvedimento congiunto del 21 luglio 2020, che sostituisce il precedente del 2014, disciplina, tra l’altro, le modalità tecniche di trasmissione e ricezione delle richieste e delle relative risposte.
Sono destinatari delle richieste di informazioni:
1. gli intermediari finanziari indicati nell’articolo 3, comma 2, gli altri operatori finanziari di cui all’articolo 3, comma 3, lettere a) e d) e gli operatori non finanziari di cui all’articolo 3, comma 5, lettera i), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, per le operazioni intercorse con l’estero anche per masse di contribuenti e con riferimento ad uno specifico periodo temporale;
2. i soggetti di cui all’articolo 3, commi 2, 3, 4, 5 e 6, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, con riferimento a specifiche operazioni con l’estero o rapporti ad esse collegate, l’identità dei titolari effettivi.
I soggetti destinatari delle richieste di informazioni di cui sopra sono tenuti alla comunicazione all’Anagrafe Tributaria dell’indirizzo di posta elettronica certificata su  cui intendono ricevere la notifica delle richieste medesime. L’indirizzo PEC comunicato è iscritto nella sezione “REI monitoraggio” del Registro Elettronico degli Indirizzi (“REI”).
Con riferimento all’ambito soggettivo, le richieste di cui al punto 1 hanno ad oggetto le operazioni intercorse con l’estero eseguite per conto e a favore dei soggetti diversi da persone fisiche, enti non commerciali e di società semplici e associazioni equiparate, per i quali gli intermediari finanziari già forniscono le informazioni ai sensi dell’articolo 1 del decreto legge n. 167 del 1990.
Con riferimento all’ambito oggettivo, è stabilito che:
a) le richieste di informazioni, nei confronti dei soggetti indicati nell’articolo 3, comma 2, degli altri operatori finanziari indicati all’articolo 3, comma 3, lettera a) e d) e degli operatori non finanziari indicati all’articolo 3, comma 5, lettera i), del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.231, possono essere effettuate utilizzando la procedura già in uso per le indagini finanziarie (articolo 32, terzo comma, DPR n. 600/1973). Il ricorso all’utilizzo della predetta procedura telematica viene previsto anche nel rispetto di quanto disposto dall’art. 11 bis del decreto n. 201 del 2011, norma in cui appare evidente l’intenzione del legislatore di convogliare verso la stessa procedura telematica delle indagini finanziarie anche l’acquisizione di dati finanziari da parte di organismi istituzionali diversi da quelli presso cui la procedura è già in uso, anche in applicazione dei principi di semplificazione e di contenimento dei costi;
b) le richieste delle le informazioni relative all’identità dei titolari effettivi nei confronti dei soggetti diversi da quelli indicati alla precedente lett. a) sono effettuate tramite il sistema di PEC.
I termini per adempiere alle richieste, vengono diversificati a seconda della tipologia dei dati da trasmettere, tenuto conto anche delle diverse tempistiche di elaborazione dei dati.
Su istanza degli intermediari, i termini per le risposte possono essere prorogati, per giustificati motivi, per un periodo di venti giorni dal Capo Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate, ovvero, dal Comandante dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza.
Relativamente al trattamento dei dati, valgono le stesse misure già stabilite per la procedura delle indagini finanziarie.
In particolare, le modalità di scambio informativo tra l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e gli operatori finanziari sono state già esaminate dal Garante per la protezione dei dati personali che ha espresso parere favorevole.
Il provvedimento reca una specifica disposizione finale volta ad assicurare che la Sezione Analisi e Strategie per il Contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali presso la Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate ed il Comando dei Reparti Speciali della Guardia di Finanza pongano in essere ogni iniziativa utile a assicurare il necessario coordinamento relativamente alle attività oggetto del provvedimento in questione anche al fine di evitare duplicazioni.