CONCERIE INDUSTRIA: IPOTESI DI ACCORDO 18/7/2013

Il giorno 18/7/2013, tra l’Unione Nazionale Industria Conciaria e la FILCTEM-CGIL, la FEMCA-CISL e la UILTEC-UIL, si è stipulata l’Ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle aziende conciarie e dei settori collegati. L’intesa, firmata prima della scadenza del vigente contratto fissata al 31/10/2013, decorre dall’1/11/2013 al 31/10/2016.

Parte economica
L’aumento contrattuale è pari a euro 115,00 al livello D2 così erogati:
– euro 39,00 dall’1/11/2013
– euro 38,00 dall’1/11/2014
– euro 38,00 dall’1/11/2015.

Pertanto, con gli aumenti degli importi per l’Indennità di Posizione Organizzativa previsti nell’ipotesi di accordo, alle scadenze indicate si corrisponderanno i seguenti minimi retributivi:

Minimi e I.P.O. dal 1/11/2013

Categorie e P.O. I.P.O. Totale
F 1.368,54 1.368,54
E3 1.440,48 1.440,48
E2 1.440,48 66,83 1.507,31
E1 1.440,48 109,66 1.550,14
D2 1.624,99 1.624,99
D1 1.624,99 91,60 1.716,59
C2 1.753,66 1.753,66
C1 1.753,66 79,24 1.832,90
B2 1.948,74 1.948,74
B1 1.948,74 157,85 2.106,59
A 2.263,99 2.263,99

Minimi e I.P.O. dal 1/11/2014

Categorie e P.O. I.P.O. Totale
F 1.397,77 1.397,77
E3 1.471,76 1.471,76
E2 1.471,76 68,29 1.540,05
E1 1.471,76 114,04 1.585,80
D2 1.662,99 1.662,99
D1 1.662,99 94,52 1.757,51
C2 1.797,51 1.797,51
C1 1.797,51 82,16 1.879,67
B2 1.998,43 1.998,43
B1 1.998,43 163,70 2.162,13
A 2.325,37 2.325,37

Minimi e I.P.O. dal 1/11/2015

Categorie e P.O. I.P.O. Totale
F 1.427,77 1.427,77
E3 1.503,03 1.503,03
E2 1.503,03 69,75 1.572,79
E1 1.503,03 118,43 1.621,46
D2 1.700,99 1.700,99
D1 1.700,99 97,45 1.798,44
C2 1.841,35 1.841,35
C1 1.841,35 85,09 1.926,44
B2 2.048,12 2.048,12
B1 2.048,12 169,54 2.217,67
A 2.386,76 2.386,76

Per i dipendenti delle aziende conciarie in conto terzi gli aumenti decorreranno:
– dall’1/11/2013
– dall’1/1/2015
– dall’1/1/2016.

Apprendistato Professionalizzante
Le parti hanno stabilito che l’istitituto sarà regolato in corso di vigenza contrattuale e che nel frattempo si applicheranno le leggi vigenti in materia (D.Lgs. 167/2011 e successive modifiche e integrazioni) e l’Accordo Interconfederale del 18/4/2012.

Comporto e terapie salvavita
Il periodo di comporto è confermato in:
– 8 mesi, fino a 3 anni di servizio;
– 10 mesi, fino a 6 anni di servizio;
– 12 mesi, oltre 6 anni di servizio.

Ai fini del raggiungimento dei termini di conservazione del posto di cui sopra non saranno tenuti in considerazione i periodi di ricovero ospedaliero di durata superiore a 16 giorni continuativi di calendario fino ad un massimo di 60 complessivi.
Fermo restando l’assoluto rispetto della privacy, per gli eventi morbosi riferibili a patologie oncologiche e per le patologie cronico – degenerative di difficile trattamento e cura con le comuni terapie, il lavoratore potrà richiedere la sospensione del decorso del comporto di cui sopra per i giorni di assenza anche non continuativi, richiesti per terapie salvavita, certificati dalla struttura pubblica o convenzionata, fino ad un massimo di 3 mesi.
Nel caso di più assenze i periodi di conservazione del posto sopraindicati si intendono riferiti ad un arco temporale di 36 mesi.

Trattamento per paternità
Per il padre lavoratore è prevista l’astensione obbligatoria di 1 giorno da effettuarsi entro I primi 5 mesi dalla nascita del bambino. Sempre nello stesso periodo, il genitore può astenersi dal lavoro per altri 2 giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre ed in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante, con un’indennità a carico dell’INPS pari al 100% della retribuzione che sostituisce nelle due giornate, quella dovuta alla madre.
A livello aziendale sarà possibile stabilire le modalità e i criteri di calcolo per la fruizione del congedo parentale su base oraria.

Incompatibilità, la Cassa previdenziale può annullare i contributi

La Corte di Cassazione, con sentenza 13 novembre 2013, n. 25526, ha disposto che la Cassa di previdenza e assistenza può annullare periodi contributivi durante i quali la professione di dottore commercialista sia stata svolta in situazione di incompatibilità, ove detta situazione non sia stata già sanzionata con la cancellazione dall’albo del professionista.

Un contribuente ricorre per cassazione, a seguito del rigetto della propria domanda avanzata contro l’annullamento, disposto dalla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Dottori Commercialisti, delle annualità contributive per incompatibilità dell’esercizio della libera professione di dottore commercialista con l’assunzione della carica di socio accomandatario, denunciando l’assenza di una norma attributiva del potere di controllo in capo alla stessa Cassa.
La Corte di Cassazione, in merito a ciò, sottolinea che in giurisprudenza persistono contrasti sul tema dell’esistenza o meno di tale potere. Un primo indirizzo giurisprudenziale nega alla Cassa tale autorità quando la situazione di incompatibilità non sia stata già sanzionata dal competente Consiglio dell’Ordine con un provvedimento di cancellazione dall’albo del professionista; mentre altro orientamento glielo riconosce a prescindere da un previo provvedimento in tal senso, dovendo l’ente accertare il requisito dell’esercizio della professione periodicamente e comunque prima dell’erogazione dei trattamenti previdenziali od assistenziali.
La Suprema Corte, aderendo a quest’ultimo orientamento e rifacendosi anche ad un’interpretazione costituzionale, conclude che la Cassa può annullare periodi contributivi durante i quali la professione di dottore commercialista sia stata svolta in situazione di incompatibilità, ove detta situazione non avesse condotto alla cancellazione dall’albo del professionista, dovendosi infatti escludere che la Cassa possa non avere alcun potere di verifica proprio nel momento in cui deve erogare il trattamento di maggior impegno economico (quello pensionistico), con ciò pervenendosi ad un singolare esito interpretativo secondo cui nessuno potrebbe più verificare il legittimo e continuativo esercizio della professione di dottore commercialista, che pur costituisce, in realtà, un autonomo requisito per l’iscrizione non solo all’albo, ma anche alla Cassa.

Apprendistato professionalizzante Studi Professionali: la corretta distribuzione delle ore formative

In seguito ai chiarimenti forniti dalle Parti firmatarie del CCNL Studi Professionali del 29/1/2011, è stata elaborata una tabella dettagliata in merito alla corretta distribuzione delle ore di formazione per l’apprendistato professionalizzante o di mestiere ai sensi del T.U. dell’apprendistato.

Ai sensi dell’art. 4 D.Lgs. 167/2011, l’apprendistato professionalizzante e di mestiereè finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale volta all’acquisizione di competenze di tipo tecnico professionali (sotto la diretta responsabilità dell’azienda), integrata dalle competenze di base e trasversali regolamentata dalle Regioni o, nelle more dell’intervento della Regione, dai CCNL dove gli stessi scelgano di rimettere al datore di lavoro l’obbligo di erogare anche la formazione trasversale.

In merito alla formazione, l’art. 29 del CCNL degli studi professionali del 29/1/2011 stabilisce che:

La durata della formazione e del contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere e il percorso formativo dell’apprendista sono definiti in relazione alla qualifica professionale e al livello d’inquadramento previsto dal CCNL nell’allegato B (tabella 2) che fa parte integrante del presente CCNL…

L’erogazione della formazione, sia trasversale di base che professionalizzante, dovrà avvenire con modalità coerenti rispetto alle finalità formative e dovrà essere svolta in modo da permettere l’efficacia dell’intervento formativo medesimo.
Le attività formative svolte presso più datori di lavoro, così come quelle svolte presso strutture di formazione accreditate, si cumulano ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi nella misura in cui sono inerenti al nuovo contratto di apprendistato e al profilo professionale.
Per garantire un’idonea formazione teorico-pratica dell’apprendista, vengono indicate nella tabella di cui all’allegato B le ore di formazione minime che dovranno essere erogate nel corso della prima annualità, ferma restando la possibilità di anticipare in tutto o in parte l’attività formativa prevista per le annualità successive e, fatto salvo quanto previsto dalle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, limitatamente all’acquisizione, di competenze di base e trasversali. Le ore di formazione trasversale di base e quelle professionalizzanti sono comprese nell’orario normale di lavoro. Le ore di formazione trasversale non potranno essere anticipate o posticipat
e.

Tabella 2 – Profili professionali, durata e ore di formazione

Profili professionali Durata del periodo di apprendistato in mesi Ore di formazione trasversale Ore di formazione professionale Totale formazione nel primo anno Ore complessive di formazione
Quadri, livello primo (I) e livello secondo (II) 30 40 260 120 (di cui 40 di formazione trasversale e 80 di formazione professionale) 300
Livello terzo super (III super) e livello terzo (III) 36 60 300 360
Livello quarto super (IV super) e livello quarto (IV) 36 60 300 360

 

A seguito dei chiarimenti forniti dalle Parti firmatarie, si comunica che le suddette ore di formazione sono state ripartite nel seguente modo:

Livelli Ore complessive di formazione Ore di formazione I Anno Ore di formazione II Anno Ore di formazione III Anno
Quadri, I e II 300 ore 40 base e trasversale  
80 tecnico professionali 90 tecnico professionali 90 tecnico professionali
III, III S, IV e IV S 360 ore 40 base e trasversale 20 base e trasversale
80 tecnico professionali 110 tecnico professionali 110 tecnico professionali

Sicurezza: precisazioni sulla formazione dei lavoratori

La formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro deve essere sufficiente ed adeguata e va riferita all’effettiva mansione svolta, considerata in sede di valutazione dei rischi. Pertanto, la durata del corso può prescindere dal codice Ateco di appartenenza dell’azienda.

Dunque, i lavoratori di aziende che non svolgono mansioni che comportino la loro presenza, anche saltuaria, nei reparti produttivi, possono frequentare i corsi individuati per il rischio basso.
La classificazione dei suddetti lavoratori può essere fatta anche tenendo conto delle attività concretamente svolte, con riferimento, appunto, all’esito della valutazione dei rischi.
A titolo esemplificativo, i lavoratori di un’azienda metallurgica che non frequentano reparti produttivi o i lavoratori che svolgono semplice attività d’ufficio saranno considerati come lavoratori che svolgono una attività a rischio “basso” e non lavoratori (come gli operai addetti alle attività dei reparti produttivi) che svolgono una attività che richiederebbe i corsi di formazione per il rischio “alto” o “medio”.

Gli obblighi di formazione e informazione si applicano altresì ai lavoratori a domicilio, fatta eccezione per quelli relativi al primo soccorso e alle misure antincendio.
Nello specifico, a tali lavoratori devono essere forniti i necessari dispositivi di protezione individuali in relazione alle effettive mansioni assegnate; qualora il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, le stesse devono essere conformi alle disposizioni previste dalla normativa sulla sicurezza.

Ispezioni: diritto di accesso alle dichiarazioni rilasciate dai lavoratori

Entro certi limiti e previa valutazione motivata caso per caso, è legittimo il diniego opposto dalle Direzioni territoriali del lavoro all’accesso, da parte del datore di lavoro, alle dichiarazioni dei lavoratori rese durante l’ispezione.

A precisarlo è il Consiglio di Stato (sentenza n. 4035/2013) il quale, intervenendo dopo un biennio di giurisprudenza favorevole all’accesso alle dichiarazioni dei lavoratori rilasciate durante l’ispezione, chiarisce che, ferma restando una possibilità di valutazione caso per caso, che potrebbe talvolta consentire di ritenere prevalenti le esigenze difensive in questione, “non può però affermarsi in modo aprioristico una generalizzata recessività dell’interesse pubblico all’acquisizione di ogni possibile informazione, per finalità di controllo della regolare gestione dei rapporti di lavoro (a cui sono connessi valori, a loro volta, costituzionalmente garantiti), rispetto al diritto di difesa delle società o imprese sottoposte ad ispezione”.
Ai lavoratori interessati, inoltre, va attribuita la qualifica di “contro interessati” con il conseguente riconoscimento, anche dal punto di vista del procedimento amministrativo, di tutti i diritti inerenti a tale qualificazione, spettanti anche nei confronti di eventuali obbligati solidali diversi dal datore di lavoro.
L’orientamento giurisprudenziale in tema di accesso è stato, negli anni, contrastante, e solo di recente ha visto l’affermazione della prevalenza del diritto di difesa sancito dall’art. 24 della Costituzione ed il riconoscimento della legittimità dei dinieghi di accesso agli atti motivati dalle esigenze di tutela della riservatezza dei lavoratori unitamente a quella di preservazione della pubblica funzione di vigilanza.
È stato, così, confermata la sottrazione al diritto di accesso di documentazione acquisita dagli ispettori del lavoro nell’ambito dell’attività di controllo loro affidata, a fronte della salvaguardare l’esigenza di riservatezza di chi rende le dichiarazioni, riguardanti se stessi o altri soggetti, senza autorizzarne la divulgazione.
In tali statuizioni, è prevalso, dunque, l’interesse pubblico all’acquisizione di ogni possibile informazione, a tutela della sicurezza e regolarità dei rapporti di lavori rispetto al diritto di difesa delle imprese sottoposte ad ispezione.