Indennità ai co.co.pro., i chiarimenti su calcolo e periodo di disoccupazione

La questione della spettanza e del calcolo dell’indennità ai co.co.pro. che, pur in presenza di uno stato di disoccupazione nell’anno precedente a quello di riferimento, avevano copertura contributiva per l’intero anno in questione.

Come noto, a decorrere dall’anno 2013, era riconosciuta ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, un’indennità a sostegno del reddito. L’indennità era erogata a patto che i collaboratori soddisfacessero in via congiunta diverse condizioni, tra cui:
– aver conseguito, in qualità di co.co.pro., nell’anno precedente, un reddito lordo complessivo soggetto a imposizione fiscale non superiore ad un limite annualmente rivalutato, pari a 20.000 euro per l’anno 2012 e a 20.220 euro per il 2013;
– avere accreditate nell’anno precedente almeno 3 mensilità presso la predetta Gestione;
– aver avuto un periodo di disoccupazione ininterrotta di almeno 2 mesi nell’anno precedente.
Orbene, per i lavoratori iscritti alla Gestione separata l’accredito dei contributi si basa sul minimale di reddito previsto per artigiani e commercianti (pari per l’anno 2013 ad euro 15.357,00). In sostanza, i lavoratori per cui si applicava l’aliquota del 27,72% (per l’anno 2013) avevano accreditato l’intero anno solo con il versamento di un contributo annuo pari ad euro 4.256,96 (di cui 4.146,39 ai fini pensionistici); diversamente, vi sarebbe stata una contrazione dei mesi accreditati in proporzione al contributo versato.
Ma ciò ha implicato, per specifiche situazioni reddituali dei lavoratori, una irragionevolezza nell’applicazione della tutela. Infatti, pur in presenza di periodi di disoccupazione, si poteva verificare l’ipotesi di una copertura contributiva piena per tutto l’anno in esame e dunque un calcolo dell’indennità pari a zero, visto che essa era pari al 7% del minimale annuo di reddito, moltiplicato per il minor numero tra le mensilità accreditate l’anno precedente e quelle non coperte da contribuzione.
Tanto premesso, sulla base di un apposito parere espresso dal Ministero del lavoro recepito dall’Inps, è affermata la spettanza dell’indennità ai collaboratori a progetto che abbiano conseguito nell’anno precedente un reddito lordo compreso tra il minimale annuo di reddito e la soglia normativamente prevista, in presenza di almeno “due mesi effettivi di disoccupazione ininterrotta” ed una prestazione lavorativa non superiore, quindi, a 10 mesi). Solo in tale ipotesi, l’importo della prestazione è pari al 7% per gli anni da 2013 del minimale annuo di reddito, moltiplicato per il minor numero tra i mesi di effettiva occupazione e i mesi di effettiva disoccupazione dell’anno precedente.
Di qui ne consegue che, a decorrere dalle domande con anno di riferimento 2014 e per periodi di disoccupazione verificatisi nel precedente anno 2013, il modello di domanda CoCoPro 2014 (SR140) è stato modificato per consentire la dichiarazione da parte del lavoratore di tale status, che peraltro deve essere attestato dal Centro per l’impiego.
Le indicazioni possono essere applicate in autotutela e in via retroattiva, salvo i rapporti ormai irreversibilmente esauriti per effetto di intervenuto giudicato oppure per effetto della prescrizione o della decadenza riconducibili all’inerzia del titolare del diritto.

Siglato l’accordo di rinnovo del CCNL Agricoltura – Contoterzismo

 

 

Siglato il 10/4/2015, tra UNIMA – CONFAI e la FAI-CISL, la FLAI- CGIL, la UILA-UIL, l’accordo di rinnovo contrattuale per i lavoratori dipendenti delle imprese che esercitano attività di contoterzismo in agricoltura avente durata triennale con decorrenza 1/1/2015 e scadenza 31/12/2017 salvo le norme per le quali è prevista apposita decorrenza e durata.

Tale accordo ha previsto un aumento delle retribuzioni pari a 93 euro mensili riferite al terzo livello (ex parametro 175), da corrispondersi alle seguenti scadenze:

Livello Aumento 1/4/2015 Aumento 1/4/2016 Aumento 1/4/2017
1 28,91 37,71 50,29
2 26,29 34,29 45,71
3 23,00 30,00 40,00
4 19,71 25,71 34,29
5 17,74 23,14 30,86
6 13,14 17,14 22,86

Pertanto seguono i minimi retributivi da corrispondersi alle seguenti scadenze:

Livello Minimo 1/4/2015 Minimo 1/4/2016 Minimo 1/4/2017
1 1795,80 1833,52 1883,80
2 1698,92 1733,20 1778,92
3 1579,03 1609,03 1649,03
4 1454,96 1480,68 1514,96
5 1384,56 1407,71 1438,56
6 1217,98 1235,13 1257,98

Straordinario
Il limite massimo delle ore annuali di straordinario è passato da 200 a 280.
E’ stato considerato un aumento della percentuale di maggiorazione del lavoro straordinario che passa dal 27% al 29%.

Malattia operai
Restando salvo ed impregiudicato quanto stabilito nei precedenti contratti di lavoro, il datore di lavoro, all’operaio assente per malattia, è tenuto a corrispondere un’indennità pari al 90% della normale retribuzione giornaliera per i tre giorni di carenza.
Per l’operaio con contratto a termine la normativa contrattuale riguardante la malattia si applica per le malattie superiori ai 7 giorni.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di dare comunicazione per iscritto al lavoratore dell’approssimarsi della scadenza dei 180 giorni di malattia indicando espressamente la possibilità di usufruire della aspettativa.
In caso di patologia grave e continuativa, la conservazione del posto, a richiesta del lavoratore, sarà prolungata per un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita e non superiore a 120 giorni alla condizione che siano esibiti regolari certificati medici. I lavoratori che intendano beneficiare del periodo di ulteriore aspettativa di cui al comma precedente, dovranno presentare richiesta mediante raccomandata AR prima della scadenza del 180° giorno di assenza per malattia e firmare espressa accettazione della suddetta condizione. A fronte del perdurare della patologia grave e continuativa, che comporti terapie salvavita periodiche documentate da specialisti del Servizio Sanitario Nazionale, il lavoratore potrà fruire, previa richiesta scritta, di un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita fino a guarigione clinica e comunque di durata non superiore a 12 mesi.

Astensione dal lavoro retribuita per condotta inadempiente del datore

 

 

Il datore di lavoro è obbligato ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, mantenendo il diritto alla retribuzione (Corte di Cassazione sentenza n. 6631/2015).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato dai lavoratori per ottenere il pagamento della retribuzione di un’ora e mezzo di lavoro, illegittimamente trattenuta dalla propria società datoriale in ragione ed a seguito della astensione dal servizio a causa del freddo nell’ambiente di lavoro per il malfunzionamento della caldaia.
Il ricorso è stato accolto nei primi due gradi di giudizio condannando la controparte datoriale al pagamento della retribuzione di un’ora e mezzo di lavoro, illegittimamente trattenuta.
In particolare, la corte territoriale ha rilevato che non fu proclamato alcuno sciopero in quella giornata ma che l’astensione dal lavoro era riconducibile alla impossibilità della prestazione dovuta alla temperatura troppo bassa nell’ambiente di lavoro, tanto che l’azienda aveva ritenuto legittima l’interruzione dell’attività lavorativa da parte dei dipendenti del piano inferiore.
Infine il ricorso presentato dalla società datoriale in Cassazione è stato rigettato partendo dal presupposto che il datore di lavoro è obbligato ex art. 2087 c.c. ad assicurare condizioni di lavoro idonee a garantire la sicurezza delle lavorazioni ed è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
La violazione di tale obbligo legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione, mantenendo il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del datore.

ANAS: contratti a termine legati alle commesse

ANAS: contratti a termine legati alle commesse

Firmato, il 31/3/2015, tra l’ANAS e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILPA-ANAS, la SNALA-CISAL, la SADA FAST CONFSAL, l’UGL viabilità e logistica, l’accordo che modifica l’attuale normativa contrattuale in materia di contratti a tempo termine legati alle commesse.

Al fine di assicurare la necessaria continuità alle attività nell’ambito delle commesse, le Parti hanno stabilito apportare delle modifiche all’attuale normativa contrattuale definita con protocollo di intesa del 26/7/2007, circa i contratti di lavoro a tempo determinato acasuale legati alle commesse.
Pertanto, a far data dalla sottoscrizione del presente accordo, viene stabilito che:

– la durata massima del contratto a tempo determinato è fissata in 36 mesi, con eventuale integrazione attraverso le procedure fissate;

– il contratto a tempo determinato acasuale, può essere stipulato anche per le figure professionali di norma escluse, che svolgono funzioni caratterizzate da coordinamento e/o preposizione di attività o di altri lavoratori, ovvero del Capo Cantoniere – Capo Officina Garage – Assistente di Nucleo – Assistente Tecnico – Tecnico Specializzato – Esperto della Prevenzione – RSPP e fino all’apicale di area quadri.

“Bonus bebè”: i requisiti e le condizioni per ottenerlo

Il Governo ha definito i requisiti e le condizioni per richiedere l’assegno di incentivo alla natalità introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, cd. “bonus bebè”. Il provvedimento ha ricevuto il via libera sulla copertura ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 15 aprile 2015 (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Decreto del 27 febbraio 2015).

BENEFICIARI
Possono beneficiare del “bonus bebè” i cittadini italiani, i cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea e i cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, residenti in Italia, per i ogni figlio nato o adottatto tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017.
A tal fine il figlio, nato o adottato, deve essere convivente con il genitore che richiede il bonus ed il nucleo familiare di quest’ultimo deve avere una situazione economica corrispondente a un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 25.000 euro annui.

MISURA DEL BONUS
Il bonus è erogato dall’INPS su domanda del genitore convivente, e l’importo è differenziato a seconda della situazione economica equivalente del nucleo familiare (ISEE):
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 1.920,00 euro;
– per i nuclei in possesso di ISEE non superiore a 25.000 euro annui, l’importo annuo dell’assegno è pari a 960,00 euro.
Il bonus è riconosciuto fino al compimento del terzo anno di età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione.
La condizione economica corrispondente all’ISEE che da diritto al bonus deve sussistere al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
L’assegno è corrisposto con cadenza mensile, a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, per un importo pari a:
– 80,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari ad euro 960;
– 160,00 euro se la misura annua dell’assegno è pari a 1.920 euro.
Quindi, se ipotizziamo che il diritto al bonus decorra dal 15 marzo 2015 (data di nascita o ingresso in famiglia) l’importo erogato dall’INPS, per il 2015, sarà pari a:
– 1.600,00 euro (160 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE non è superiore a 7.000 euro;
– 800,00 euro (80 euro x 10 mesi, da marzo a dicembre), se l’ISEE è superiore a 7.000 euro, ma non supera i 25.000 euro.

MODALITA’ E TERMINI DI RICHIESTA
Il bonus bebè deve essere richiesto per ciascun figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, una sola volta. La richiesta è valida per tutto il triennio in cui è riconosciuto il bonus, fermo restando la permanenza dei requisiti.
La domanda per l’assegno deve essere presentata all’INPS per via telematica da un genitore convivente. La modulistica e le procedure specifiche saranno definite dall’INPS nei prossimi giorni.
La domanda può essere presentata dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione del figlio.
Ai fini della decorrenza dell’assegno dal giorno della nascita o dell’ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione, la domanda deve essere presentata non oltre il termine di 90 giorni dal verificarsi dell’evento. Per i figli nati o adottati prima dell’entrata in vigore del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2015, la domanda deve essere presentata entro i 90 giorni successivi a tale data.
Qualora la domanda sia presentata oltre i suddetti termini, il diritto al bonus decorre dal mese di presentazione della domanda.
In caso di incapacità di agire del genitore (ad esempio perché minorenne), la domanda e la relativa documentazione devono essere presentate dal suo legale rappresentante.
L’INPS effettua il monitoraggio dei bonus bebè riconosciuti rispetto alle risorse stanziate e, qualora per tre mensilità consecutive le somme erogate siano superiori alla spesa preventivata, sospende l’acquisizione di nuove domande fino alla rideterminazione l’importo annuo dell’assegno e i valori dell’ISEE. Restano salvi, comunque, gli assegni già concessi dall’INPS.

CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO E DECADENZA
Ai fini del riconoscimento del bonus bebè, deve sussistere il requisito della residenza in Italia del genitore richiedente e del figlio. Il genitore che richiede il bonus deve essere convivente con il figlio. La situazione economica del nucleo familiare del genitore richiedente deve rispettare il valore dell’ISEE al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio.
Oltre ai casi di perdita di uno dei suddetti requisiti, si decade dal diritto a ricevere il bonus bebè nei seguenti casi espressamente indicati dal Dpcm:
– decesso del figlio;
– revoca dell’adozione;
– decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
– affidamento del figlio a terzi;
– affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda.
In caso di decadenza l’INPS interrompe l’erogazione dell’assegno a partire dal mese successivo a quello in cui si è verificata una delle cause. A tal fine il genitore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente all’INPS l’eventuale verificarsi di una delle cause di decadenza, fermo restando il recupero da parte dell’Istituto delle somme indebitamente erogate.
Il Dpcm, tuttavia, prevede che:
– in caso di provvedimento, disposto dall’autorità giudiziaria, di decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale del genitore che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato a favore dell’altro genitore, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda;
– in caso di affidamento temporaneo del figlio a terzi, l’assegno potrà essere richiesto dall’affidatario. A tal fine il requisito dell’ISEE è verificato con riferimento al minore affidato, anche nel caso in cui questi sia considerato nucleo a sé stante. Ai fini dell’erogazione dell’assegno, l’affidatario deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del servizio sociale. Nel caso in cui la domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.
– in caso di affidamento esclusivo del minore, disposto con provvedimento dell’autorità giudiziaria, al genitore diverso da quello che ha ottenuto il beneficio, l’assegno potrà essere erogato, a favore del genitore affidatario, se in possesso dei requisiti. A tal fine questi deve presentare la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice. Nel caso in cui domanda sia presentata oltre tale termine, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.