REINTEGRA O INDENNITÀ SOSTITUTIVA: SCELTA DOPO LA SENTENZA DI ILLEGITTIMITÀ DEL LICENZIAMENTO

20 sett 2013 In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore può esercitare la facoltà di chiedere al datore la reintegra o l’indennità sostitutiva, solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, non influendo la circostanza che, su invito del datore, egli abbia di fatto ripreso a lavorare durante lo svolgimento del processo. (Cass. Sent. n. 21542 del 19/9/2013)

Nel caso di specie un lavoratore, il cui licenziamento era stato dichiarato illegittimo, si era visto negare dalla Corte di Appello l’indennità sostititiva per la quale aveva optato in luogo della reintegra nel posto di lavoro, perché secondo il giudice, non gli spettava per aver ripreso la sua attività lavorativa in corso di causa su invito del datore di lavoro.
Il giudice di appello aveva in quella sede rilevato che non poteva essere riconosciuto il diritto del lavoratore all’indennità di cui all’art. 18, c. 5, della L. 20.05.70 n. 300, in quanto l’opzione ivi prevista presuppone necessariamente il difetto di prestazione è non è possibile quando il lavoratore abbia già ripreso il servizio, manifestando una volontà incompatibile con la rinunzia alla prosecuzione del rapporto.

La Corte di Cassazione, nell’accoglere il ricorso del lavoratore, aveva messo in evidenza che nel caso di specie il datore non aveva reintegrato il lavoratore, ma aveva solo consentito che la prestazione riprendesse di fatto ed in termini di precarietà e temporaneità, il che contrasta con il dettato dell’art. 18, c. 5, il quale pone l’alternativa tra la reintegra (come disposta in un provvedimento giudiziale di accertamento dell’illegittimità del licenziamento) e l’indennità e non anche tra questa e la ripresa di fatto della prestazione.
Pertanto la Suprema Corte nel rinviare al giudice di secondo grado, ha chiesto che si procedesse ad un nuovo esame della causa facendo applicazione del seguente principio di diritto: il lavoratore può esercitare la facoltà di chiedere al datore l’indennità di cui all’art. 18, c. 5, della L. 20.05.70 n. 300, solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, a nulla rilevando che nelle more del giudizio, aderendo all’invito del datore il lavoratore abbia ripreso il servizio, salvo che da tale reciproco comportamento delle parti possa desumersi che tra le stesse è intervenuto l’accordo, anche implicito, di ricostituzione del rapporto di lavoro.

SETTORE COOPERATIVE: ACCORDO INTERCONFEDERALE SULLA RAPPRESENTANZA

SETTORE COOPERATIVE: ACCORDO INTERCONFEDERALE SULLA RAPPRESENTANZA

Firmato, il giorno 18/9/2013, tra AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP e CGIL, CISL, UIL, l’accordo interconfederale sulla rappresentanza tra sindacati e imprese. È la terza intesa in materia firmata dalle Confederazioni Sindacali, dopo gli accordi con Confindustria del 31/5/2013 e con Confservizi dell’1/8/2013.

E’ anche questo un accordo importante che ha la finalità di confermare e perfezionare tutte quelle regole, già dettate in precedenza, e che hanno lo scopo di creare un sistema contrattuale nazionale, territoriale e aziendale, certo e affidabile per i lavoratori e le imprese.
Le parti firmatarie, partono dalla premessa:

– che la forma cooperativa sia una tipologia di impresa che può contribuire al rilancio del Paese, valorizzare il ruolo del lavoro, sviluppare le istanze di partecipazione dei lavoratori all’impresa e di autogestione;
– che è interesse comune definire pattiziamente le regole in materia di rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, anche per contrastare fenomeni del dumping contrattuale e della cooperazione “spuria”;
– che AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP e CGIL, CISL, UIL riconoscono reciprocamente di essere i soggetti maggiormente rappresentativi rispettivamente nell’ambito delle imprese cooperative e dei loro lavoratori.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, si impegnano a proseguire in futuro il confronto sul Tavolo dedicato ad identificare specifiche soluzioni ai rinvii che il Legislatore ha demandato alle parti.
Si tratta di un accordo, dichiarano espressamente le Parti, che definisce un sistema di regolazione delle relazioni contrattuali sulla base di un’ampia esperienza sviluppata positivamente a partire dal precedente Protocollo di Relazioni Industriali del 5 aprile 1990, e al quale possono aderire altri soggetti, a seguito di verifica congiunta delle stesse parti firmatarie.

Importante il primo riferimento che nell’accordo viene fatto alla contrattazione collettiva nazionale di categoria:
Il contratto collettivo nazionale di lavoro ha la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale.
Ai fini della certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, si assumono come base i dati associativi riferiti alle deleghe relative ai contributi sindacali conferite da lavoratrici e lavoratori e i consensi ottenuti (voti espressi) dalle organizzazioni sindacali in occasione delle elezioni delle RSU.

Vengono indicati i criteri per individuare la titolarità della contrattazione nazionale:
Sono ammesse alla contrattazione collettiva nazionale le Federazioni delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del presente accordo – o le Federazioni aderenti ad altra Confederazione sindacale che abbia aderito all’accordo interconfederale – che abbiano, nell’ambito di applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, una rappresentatività non inferiore al 5%, considerando a tale fine la media fra il dato associativo (percentuale delle iscrizioni sul totale degli iscritti certificati) e il dato elettorale (percentuale voti ottenuti su voti espressi).

Con specifico riferimento poi alla contrattazione collettiva in sede territoriale, si afferma che:
La contrattazione collettiva si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria o dalla legge.
I contratti collettivi territoriali per le parti economiche e normative sono efficaci per tutto il personale in forza alle imprese ricadenti nel campo di applicazione e vincolano tutte le associazioni sindacali territoriali, espressione delle Confederazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale o delle Confederazioni che abbiano aderito al medesimo accordo, se approvati dalle suddette associazioni sindacali territoriali che, singolarmente o insieme ad altre abbiano complessivamente un livello di rappresentatività nel territorio e nel settore pari almeno al 50% più 1. I suddetti contratti devono essere sottoposti alla consultazione certificata dei lavoratori, con approvazione a maggioranza semplice, le cui modalità saranno stabilite dalle categorie sindacali nazionali per ogni singolo contratto nazionale e comunicate alle parti contrattuali cooperative preventivamente alla sottoscrizione dell’accordo di rinnovo del CCNL.

Mancato adempimento dell’obbligo di repechage

18 sett 2013 Se, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, basato su circostanze realmente esistenti, il datore di lavoro non adempie all’obbligo di repechage, non spetta la reintegrazione nel posto di lavoro, ma si applica il regime indennitario previsto dallo Statuto dei lavoratori.

Nella specie, un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito della cessazione dell’appalto riguardante il servizio di portierato presso una società, lamentava, oltre alla omessa attivazione della procedura conciliativa, la mancata dimostrazione dell’inutilizzabilità della prestazione lavorativa in altri servizi di portierato gestiti dalla stessa società al momento dell’irrogazione del licenziamento.
Detta società, infatti, gravata dall’onere di dimostrare di aver adempiuto all’obbligo di repechage, si era limitata ad affermare che, sui singoli appalti il personale occupato era già sufficiente al momento del licenziamento e di non aver potuto, al momento del recesso, offrire una nuova postazione lavorativa in presenza di organico completo con riferimento a mansioni compatibili con la professionalità e lo stato di salute del ricorrente.
Ebbene, al riguardo, il Giudice del lavoro ha affermato che, il mancato adempimento dell’obbligo di repechage esula dal concetto di “fatto posto a fondamento del licenziamento”, condizione prevista dalla nuova normativa ai fini dell’applicazione della tutela reintegratoria e, viceversa deve essere ricollegato alle “altre ipotesi” in cui il medesimo Giudice, pur accertando profili di illegittimità del licenziamento, dichiara comunque il rapporto di lavoro risolto e si limita a condannare il datore di lavoro a risarcire il danno.
Pertanto, è stato ritenuto equo quantificare l’indennità risarcitoria nel limite minimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali dal dovuto al saldo.

Incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

18 sett 2013 L’incentivo previsto dal cd. Pacchetto lavoro per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratoridi età compresa tra i 18 ed i 29 anni, sarà riconosciuto per le assunzioni intervenute a decorrere dalla data del 7 agosto 2013, data di emanazione del decreto di riprogrammazione delle risorse del Piano Azione Coesione, e fino al 30 giugno 2015.

In particolare, ai fini del riconoscimento di tale incentivo: i lavoratori devono essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi ovvero devono essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale.
Il beneficio è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo di 18 mesi, ed è corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili del periodo di riferimento, fatte salve le diverse regole vigenti per il versamento dei contributi in agricoltura.
L’agevolazione è, inoltre, corrisposta, per un periodo di 12 mesi, ed entro i limiti di 650 euro mensili per lavoratore, nel caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato, sempre che ricorrano le condizioni previste, con esclusione dei lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro hanno comunque già beneficiato dell’incentivo di 18 mesi.
L’agevolazione medesima è, tuttavia, esclusa per i datori di lavoro domestico.

L’Inps riconosce l’incentivo in argomento in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande cui abbia fatto seguito l’effettiva stipula del contratto che dà titolo all’agevolazione e, in caso di insufficienza delle risorse indicate, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’incentivo, l’Istituto non prende più in considerazione ulteriori istanze con riferimento alla regione per la quale è stata verificata tale insufficienza di risorse, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet istituzionale.

Prossimo il termine di presentazione del 770

17 SETT 2013 Entro il 20 settembre 2013 deve essere presentata la dichiarazione dei sostituti d’imposta relativa all’anno 2012. Tale termine di presentazione è frutto dello slittamento previsto dal D.P.C.M. del 24 luglio 2013 che in virtù delle generali esigenze manifestate dalle aziende e dai professionisti ha posticipato il termine di presentazione fissato per il 31 luglio 2013.

Per le modalità di presentazione nulla è cambiato. Il modello 770 deve essere presentato in via telematica, direttamente ovvero tramite i seguenti soggetti incaricati:

– gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
– i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria;
– le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori indicate nell’articolo 32, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
– i centri di assistenza fiscale per le imprese e per i lavoratori dipendenti e pensionati.

Nell’ambito dei gruppi societari, in cui almeno una società o ente sia obbligato alla presentazione della dichiarazione in via telematica, la trasmissione può essere effettuata da uno o più soggetti dello stesso gruppo attraverso il servizio telematico Entratel.