Ancora pochi giorni per il versamento della seconda tranche di acconti d’imposta

Il termine per il pagamento della seconda tranche degli acconti relativi alle imposte sui redditi scade il prossimo lunedì 1° dicembre.

Nello specifico, la scadenza interessa le persone fisiche, le società semplici, le società di persone (e soggetti equiparati) e società di capitali e riguarda il versamento della seconda o unica rata di acconto dell’IRPEF, IRAP, IRES e della Cedolare secca.
Il versamento va effettuato tramite modello F24 telematico, per i titolari di partita Iva, ovvero, per gli altri contribuenti, anche con il modello F24 presso banche, agenzie postali, agenti della riscossione, con indicazione dei seguenti codici tributo:

– per l’Irpef: 4034;
– per l’Irap: 3813;
– per l’Ires: 2002;
– per la cedolare secca : 1841.
Si rammenta che l’importo da pagare entro l’1° dicembre (in quanto il 30 novembre cade di domenica), sommato a quanto eventualmente già versato a titolo di primo acconto, deve corrispondere alle seguenti percentuali:
– 100% per l’Irpef e l’Irap, dovute da persone fisiche e società di persone;
– 101,5% per l’Ires e l’Irap, dovute da società di capitali ed enti;
– 95% per la cedolare secca sulle locazioni di immobili abitativi.

Sanzionabile la comunicazione per l’impiego di terzi sulle provvigioni degli agenti

Il decreto semplificazioni, sostituendo il comma 7 dell’art. 25-bis, DPR n. 600/1973, ha disposto modifiche sulla disciplina della dichiarazione dei percipienti le provvigioni circa l’impiego in via continuativa dell’opera di dipendenti o di terzi.

In tali casi la ritenuta effettuata dai committenti, preponenti o mandanti a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche o dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche dovuta dai percipienti, è pari al 20% dell’ammontare delle provvigioni in luogo del 50% prevista in generale.
Nel ribadire la competenza del Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto, a determinare i criteri, i termini e le modalità per la presentazione della predetta dichiarazione, le nuove disposizioni precisano che tali modalità devono prevedere la trasmissione della stessa anche tramite posta elettronica certificata.
Inoltre, la dichiarazione non potrà avere limiti di tempo e sarà valida fino a revoca ovvero fino alla perdita dei requisiti del contribuente.
Infine, l’omissione della comunicazione relativa alle variazioni che comportano il venir meno delle predette condizioni comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro (art. 11, D.Lgs. n. 471/1997).

Co.co.co. e indici di subordinazione

 

 

Il potere di indicazione che il collaboratore coordinato e continuativo eserciti eventualmente nei confronti di altri lavoratori, così come la continuità per un certo periodo di tempo della prestazione lavorativa, non costituisce, di per sé, una manifestazione della sua subordinazione al datore di lavoro (Cassazione, Sentenza n. 22690/2014).

Con ricorso al Pretore di Roma, un collaboratore coordinato e continuativo esponendo di avere prestato attività di lavoro subordinato alle dipendenze di una società per qualche anno con le mansioni di “capo del settore ingegneria civile” e di essere stato illegittimamente estromesso dal suo posto di lavoro, chiedeva di dichiarare l’illegittimità del licenziamento irrogatogli e ordinare la sua reintegra nel posto di lavoro con condanna al risarcimento dovutogli per legge. L’adito giudice rigettava il ricorso, ma la Corte di Appello di Roma, in riforma dell’impugnata sentenza, accettava le richieste del lavoratore, ordinando la sua reintegrazione nel posto di lavoro e condannando la società appellata al risarcimento del danno.
Avverso tale sentenza la società proponeva ricorso per cassazione. La Cassazione, con sentenza n. 1754/2003, riteneva che la Corte di merito avesse riconosciuto la subordinazione sulla base dei soli elementi cd. sussidiari, senza valutare in concreto l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro, e senza attribuire alcun rilievo all’iniziale volontà delle parti (risultante dagli atti negoziali) di rifarsi ad “incarichi professionali” di natura autonoma. La Corte d’appello di L’Aquila, cui la causa venne rinviata, respingeva le domande del lavoratore, che ha poi proposto ricorso per cassazione affidato ad unico articolato motivo.

In proposito, la Suprema Corte, premesso che il giudizio di rinvio, per il suo carattere “chiuso”, è necessariamente vincolato all’osservanza del principio di diritto affermato dalla pronuncia rescindente e che in essa la Corte aveva affermato con chiarezza che il giudice di appello aveva considerato sussistente la subordinazione senza valutare l’esistenza, o meno, del requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato (ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo) ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. La Cassazione ha ritenuto, traltro, che “il fatto che il lavoratore abbia un proprio staff, nei confronti del quale proponga assunzioni, promozioni, aumenti di stipendio e ferie, non esprime, di per sé, subordinazione, potendo essere anche attuazione di un rapporto di lavoro autonomo” (Cass. n. 15001/2000). L’emanazione di “direttive circa i costi e le spese”, nel riferimento esclusivo a siffatta materia, comprova – contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte di Appello e sempre secondo la pronuncia rescindente – che il responsabile non era assoggettato al potere direttivo datoriale (se correttamente inteso circa il suo effettivo contenuto), ben potendo qualunque committente stabilire, di volta in volta, i “tetti” dei costi o delle spese al progettista (il quale, nell’ambito della sua autonoma prestazione, doveva ovviamente tenerne conto per rispettare criteri di economicità insiti a qualsiasi progetto di opera da realizzare concretamente). Né costituisce parametro valido per determinare la natura subordinata del rapporto la continuità per un certo periodo di tempo della prestazione lavorativa di progettista atteso che la continuità della prestazione coordinata e prevalentemente personale riconducibile alla natura del rapporto è svincolata dall’occasione in cui si manifesta la necessità dell’incarico professionale, assumendo rilevanza la causa dell’incarico stesso (Cass. n. 2120/2001).
La sentenza impugnata, in definitiva, non ha minimamente esaminato, come richiesto dalla pronuncia rescindente, le risultanze di causa, limitandosi a discettazioni generali sulla autonomia e subordinazione, ritenendo, senza una effettiva e specifica motivazione, che la posizione del dipendente fosse compatibile con un rapporto di lavoro subordinato.
Il ricorso dunque è stato accolto, la sentenza impugnata cassata, con rinvio, per l’ulteriore esame della controversia ed anche per le spese, alla Corte d’appello di Firenze.

Approvato alla Camera, il Jobs act torna al Senato

La Camera ha approvato il Jobs act, senza far ricorso al voto di fiducia, modificando in alcuni passaggi il testo del Senato. La modifica più rilevante è quella riguardante l’articolo 18 St. lav. Il provvedimento torna ora a Palazzo Madama per il via libera definitivo.

Si ripercorrono di seguito le disposizioni principali del disegno di legge di delega al Governo n. 1428-B in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, con uno sguardo alle modifiche più significative intervenute in sede di approvazione alla Camera.

Cominciando dagli ammortizzatori sociali, tra le deleghe al Governo, si ricorderà: il perseguimento dell’obiettivo di garantire tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale, di favorire il coinvolgimento attivo di quanti siano espulsi dal mercato dei lavoro. In particolare, con riferimento agli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro, l’azione del Governo deve ispirarsi alla semplificazione delle procedure burocratiche, alla necessità di regolare l’accesso alla Cig solo a seguito di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro tramite Cds, riduzione degli oneri contributivi ordinari e rimodulazione degli stessi tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo degli ammortizzatori. Riguardo, invece, alla disoccupazione involontaria, gli indirizzi sono:
– la rimodulazione dell’ASpI, con omogeneizzazione della disciplina relativa ai trattamenti ordinari e ai trattamenti brevi, rapportando la durata degli stessi alla storia contributiva del lavoratore;
– l’universalizzazione del campo di applicazione ASpI ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, “fino al suo superamento” specifica il testo approvato alla Camera (è previsto infatti uno sfoltimento delle tipologie contrattuali esistenti ed in particolare la cancellazione dei contratti a progetto) e con l’esclusione di amministratori e sindaci;
– l’introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una ulteriore prestazione, limitata ai lavoratori in disoccupazione involontaria che presentino valori ridotti dell’ISEE.

Il maxiemendamento sul disegno di legge delega Jobs Act ha disposto, come accennato, l’adozione di uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive su tutto il territorio nazionale. Nell’ambito di tale delega, è prevista la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione esistenti, di quelli per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità (si precisa, anche nella forma dell’acquisizione delle imprese in crisi da parte dei dipendenti) nonché l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal Ministero del lavoro, alla quale verranno attribuite competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e AspI. Principi di politica attiva si introdurranno anche in materia di inserimento mirato delle persone con disabilità e degli altri soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio, al fine di favorirne l’inserimento e l’integrazione nel mercato del lavoro, avendo cura di valorizzarne le competenze (aggiunge il testo della Camera).
Allo scopo di valorizzare il sistema informativo per la gestione del mercato del lavoro e del monitoraggio delle prestazioni erogate, viene, inoltre, disposta l’istituzione di un fascicolo elettronico unico contenente le informazioni relative ai percorsi educativi e formativi, ai periodi lavorativi, alla fruizione di provvidenze pubbliche ed ai versamenti contributivi.
La delega al Governo prevede, altresì, interventi di razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro nonché in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, mediante la semplificazione o l’abrogazione di norme interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi. Nell’ambito di tale semplificazione, è prevista la revisione del regime delle sanzioni, tenendo conto dell’eventuale natura formale della violazione; la revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino nonché l’individuazione di modalità che consentano di rafforzare il sistema di trasmissione telematica delle comunicazioni connesse alla gestione e cessazione del rapporto di lavoro in via telematica; la predisposizione di modalità semplificate anche per garantire data certa nonché l’autenticità della manifestazione di volontà del lavoratore o della lavoratrice (aggiunge la Camera) in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, tenuto conto della necessità di assicurare la certezza della cessazione del rapporto nel caso di comportamento concludente in tal senso del lavoratore e della lavoratrice.

Allo scopo di rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché di riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto occupazionale, il Governo è inoltre delegato ad adottare, su proposta del Ministro del lavoro, uno o più decreti legislativi, ispirati alle seguenti indicazioni. Il contratto a tempo indeterminato e a tutele crescenti sarà la forma comune di contratto di lavoro, bisognerà quindi renderlo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto – soprattutto rispetto al contratto a termine oramai liberalizzato – incentivandolo attraverso le successive norme attuative.
Tra le modifiche più significative intervenute sul testo così come uscito dal Senato, quelle che riguardano l’articolo 18. E’ stato infatti approvato un emendamento che esclude la possibilità di reintegro per i licenziamenti economici e la prevede per i licenziamenti discriminatori e per alcune fattispecie di licenziamenti disciplinari. Per i licenziamenti economici è previsto solo un indennizzo crescente al crescere dell’anzianità.

Bisognerà rivedere anche la disciplina dei controlli a distanza, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e considerando le esigenze produttive ed organizzative dell’impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore.
Al fine di valutare la coerenza delle forme contrattuali esistenti con il contesto produttivo, in materia di voucher, tenuto conto di quanto disposto dall’articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, l’intenzione è di prevedere la possibilità di estendere il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative discontinue e occasionali nei diversi settori produttivi, fatta salva la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati, con contestuale rideterminazione contributiva di cui all’articolo 72, comma 4, del citato decreto.
Per garantire adeguato sostegno alle cure parentali e tutelare tutte le categorie di donne lavoratrici senza distinzioni fra forme di contratto, previsto infine un aggiornamento delle misure sulla maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e lavoro: incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e l’impiego di premi di produttività, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attività lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro; integrazione dell’offerta di servizi per le cure parentali forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, nonché introduzione di congedi dedicati alle donne inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere debitamente certificati.

Siglato il nuovo contratto per le Agenzie di assicurazione SNA

Sottoscritto il 10/11/2014, tra il Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione (SNA), la CPMI Italia – Confederazione Piccola Media Industria e Impresa Italiana e la FESICA-CONFSAL, la CONFSAL-FISALS, il nuovo contratto di lavoro per i dipendenti di agenzie di assicurazione in gestione libera, valido dall’8/11/2014 e al 7/11/2017.

Il nuovo contratto SNA stabilisce i seguenti minimi retributivi:

Categorie Dall’1/12/2014
Quadro 1.354,07
I Categoria Super 1.354,07
I Categoria 1.290,57
II Categoria 1.186,02
III Categoria 1.104,04

Apprendistato Professionalizzante
La durata del periodo di apprendistato è pari a:
– 60 mesi: I Categoria
– 54 mesi: II Categoria
– 48 mesi: III Categoria
Le retribuzioni, invece, sono fissate nelle seguenti misure:
– 85%: per la prima metà del periodo di apprendistato;
– 90%: per la seconda metà del periodo di apprendistato.

Contratti a termine
La percentuale dei lavoratori assunti a termine non potrà superare il limite del 30% dei lavoratori occupati a tempo indeterminato presso l’unità produttiva.

Assistenza contrattuale e strumenti contrattuali
Ogni azienda è tenuta a corrispondere un contributo di assistenza contrattuale pari a € 16,00 (Sedici/00) per ogni dipendente in forza al momento della prima applicazione del presente.
Per quanto riguarda, invece, il funzionamento degli strumenti istituzionali è previsto che chiunque si avvalga del presente contratto è tenuto a corrispondere un contributo, che è determinato nella misura complessiva dello 1,25% per i primi due anni di applicazione, così ripartito:
– 0,25 %, a carico di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, calcolato sulla retribuzione lorda mensile (per 14 mensilità);
– 1,00 %, a carico dei datori di lavoro, calcolato sulla retribuzione lorda mensile (per 14 mensilità) di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti.

Preavviso
In caso di risoluzione del rapporto a tempo indeterminato, escluso il caso di giusta causa, dovranno essere osservati i seguenti termini di preavviso:
– 15 giorni: per i lavoratori che, avendo superato il periodo di prova, non hanno compiuto un anno di servizio;
– 30 giorni per tutti gli altri lavoratori.

Periodo di prova
L’eventuale periodo di prova non potrà superare i sei mesi di effettivo servizio.

Classificazione del personale
Viene introdotta la figura dell’impiegato incaricato dell’intermediazione assicurativa anche all’esterno dell’agenzia e vengono stati eliminati gli avanzamenti di categoria legati al possesso di titoli di studio.