Divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e tutela NASpI


Il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato da un datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto, non rileva ai fini della spettanza dell’indennità NASpI; ciò, in quanto l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore. In ogni caso, tanto nell’ipotesi di reintegra che di revoca del licenziamento, il lavoratore sarà tenuto alla restituzione di quanto eventualmente percepito a titolo di NASpI (Inps, messaggio 01 giugno 2020, n. 2261)


Come noto, a decorrere dalla data del 17 marzo 2020, l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo (artt. 4, 5 e 24, L. n. 223/1991) è precluso per 5 mesi e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.
Altresì, sino alla scadenza del suddetto termine di 5 mesi, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (art. 3, L. n. 604/1966), restando peraltro sospese le procedure già in corso.
Infine, il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nel periodo dal 23 febbraio al 17 marzo 2020, abbia comunque proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, può, in deroga alle previsioni che consentono di revocare il licenziamento entro il termine di 15 giorni dalla comunicazione dell’impugnazione del medesimo (art. 18, co. 10, L. n. 300/1970), ottenere la revoca del recesso in ogni tempo, purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di integrazione salariale (artt. da 19 a 22, D.L. n. 18/2020) a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.
Tanto premesso, si è posta la questione in ordine alla possibilità di accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI da parte dei lavoratori che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro con la causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonostante il divieto posto dal Legislatore nella disposizione normativa di cui all’art. 46 del D.L. n. 18/2020 (come modif. dall’art. 80, D.L. n. 34/2020).
Così, a tal proposito, l’Ufficio Legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel chiarire che l’indennità di disoccupazione NASpI è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, ha osservato che non rileva, a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato da un datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto. Ciò, in quanto l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore. Pertanto, qualora sussistano tutti i requisiti legislativamente previsti, è possibile l’accoglimento delle domande di indennità di disoccupazione NASpI presentate dai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato a seguito di giustificato motivo oggettivo, intimato anche in data successiva al 17 marzo 2020.
Tuttavia, l’erogazione della indennità NASpI sarà effettuata da parte dell’Inps con riserva di ripetizione di quanto erogato, nella ipotesi in cui il lavoratore, a seguito di contenzioso giudiziale o stragiudiziale, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro. In tale ipotesi, il lavoratore sarà tenuto a comunicare all’Istituto, attraverso il modello NASpI-Com, l’esito del contenzioso medesimo ai fini della restituzione di quanto erogato e non dovuto per effetto del licenziamento illegittimo che ha dato luogo al pagamento dell’indennità di disoccupazione.
Parimenti, nella ipotesi in cui il datore di lavoro revochi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, chiedendo contestualmente per il lavoratore riassunto il trattamento di integrazione salariale a partire dalla data di efficacia del precedente licenziamento, quanto eventualmente già erogato a titolo di indennità NASpI sarà oggetto di recupero da parte dell’Istituto, in considerazione della tutela della cassa integrazione che verrà riconosciuta al lavoratore.
Infine, con riferimento all’applicabilità del divieto in parola anche nell’ambito del rapporto di lavoro domestico, essa va esclusa, soggiacendo quest’ultimo ad una peculiare disciplina di libera recedibilità.