Come dedurre l’indennità di portafoglio pagata dal promotore finanziario

Con la Risposta ad interpello n. 317 del 2020, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’indennità di “portafoglio” corrisposta dal consulente finanziario alla banca mandante per subentrare ad altro promotore nella gestione e cura di un portafoglio clienti in nome e per conto della stessa mandante rientra tra le spese relative a più esercizi.

Il caso esaminato riguarda un consulente finanziario che, in qualità di mandatario della banca per cui opera, ha ricevuto dalla medesima banca mandante un “portafoglio clienti” a cui fornire assistenza in nome e per conto della mandante, precedentemente gestiti da altri consulenti finanziari. In cambio del portafoglio clienti, il consulente si è impegnato a corrispondere alla mandante un importo in rivalsa pari all’ammontare che la stessa corrisponderà, come indennità di clientela, al consulente finanziario che ha “ceduto” il cliente.
Più precisamente, in base alle norme contrattuali che regolano il rapporto tra la banca ed i consulenti finanziari, le somme versate a titolo di “indennità di portafoglio” costituiscono il prezzo per l’acquisizione della gestione di una parte del pacchetto di clientela facente capo ad un promotore finanziario che si trovi in una delle seguenti condizioni:
– in caso di cessazione del rapporto di agenzia;
– in costanza di rapporto di agenzia, in caso di assegnazione in tutto o parte del portafoglio clienti ad uno o più private banker subentranti;
– in caso di decesso del private banker o nel caso di cessazione del rapporto dovuta a invalidità permanente e totale del private banker stesso.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, date le caratteristiche del negozio sottostante il pagamento dell’indennità di “portafoglio”, non può ritenersi una cessione di clientela del consulente finanziario uscente, bensì una sorta di “diritto allo sfruttamento” della clientela stessa, assimilabile alla “licenza” di utilizzazione di un dato bene. Ciò in quanto, i clienti sono e restano clienti della banca mandante, nel cui interesse i consulenti finanziari concludono contratti e forniscono assistenza.
Di conseguenza l’indennità che il consulente finanziario si impegna a corrispondere alla banca mandante per subentrare nella gestione di un portafoglio clienti, in nome e per conto della stessa mandante, ai fini della determinazione del proprio reddito (di impresa), deve ritenersi riconducibile alle spese relative a più esercizi.
Secondo l’articolo 108 del TUIR, tali spese sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio.