Responsabile di mobbing il datore di lavoro inerte alla rimozione del fatto lesivo

 

In materia di lavoro, deve essere condannato per mobbing anche il datore di lavoro che resta inerte di fronte alle vessazioni imposte a una dipendente dal superiore gerarchico. Il datore di lavoro, infatti, una volta a conoscenza della situazione ha l’obbligo di intervenire immediatamente per far cessare la situazione e tutelare la propria lavoratrice (Corte di Cassazione sentenza n. 10037/2015).

Il caso di specie riguarda il Comune di Colonnella condannato a risarcire il danno alla salute e professionale arrecato ad una lavoratrice causato dal comportamento mobbizzante quali la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all’altro, l’umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l’assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare,così rendendo ancor più forte la propria umiliazione.
La stessa Corte territoriale ha allegato agli atti la perizia eseguita in sede penale da uno dei massimi esperti di mobbing che ha riscontrato la presenza contestuale di tutti e sette i parametri tassativi di riconoscimento del mobbing.
Tanto meno per la Corte del merito, il Comune poteva essere esonerato dal danno arrecato alla lavoratrice, giacché la circostanza che la condotta di mobbing provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non vale ad escludere la responsabilità del datore di lavoro su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 c.c., ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo.
Ancora la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal Comune avvalorando quanto sollevato nei primi due gradi di giudizio.

Provvedimento di sospensione dell’attività, gli amministratori vanno esclusi dal calcolo

Il criterio di calcolo della soglia del 20% ai fini dell’applicazione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale nel caso di lavoro “nero”

Come noto, al fine di far cessare il pericolo per la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, nonché di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, gli organi di vigilanza del Ministero del lavoro possono adottare provvedimenti di sospensione in relazione alla parte dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni laddove:
– vi siano gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro specificamente individuate;
– ovvero, riscontrino l’impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, salvo il caso in cui il lavoratore irregolare risulti l’unico occupato dall’impresa, nella quale ipotesi il provvedimento di sospensione non si applica.
Con riferimento al calcolo della percentuale dei lavoratori “in nero”, in essa vanno inclusi tutti quei soggetti, comunque riconducibili all’ampia nozione di “lavoratore”, rispetto ai quali non si sia provveduto a formalizzare il rapporto, nonchè coloro che, pur risultando indicati nella visura CCIAA in quanto titolari di cariche societarie, svolgono attività lavorative a qualsiasi titolo.
Orbene, da tale indicazione si è argomentata la tesi dell’automatica computabilità nel novero dei “lavoratori”, dei soci, anche investiti di particolari poteri, che svolgano attività lavorativa a favore dell’impresa. Tuttavia, la nozione di “lavoratore” contenuta nel Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (“… persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione…”) pone la persona del lavoratore in una posizione di alterità, all’interno dell’organizzazione aziendale, rispetto alla figura datoriale.
Dunque, rileva la sostanziale diversità che intercorre tra coloro che, prestando attività lavorativa a favore dell’impresa, rivestono la carica di amministratori, e sono dotati pertanto dei tipici poteri datoriali, e chi invece, pur appartenendo alla compagine societaria, non dispone di tali poteri gestori. Nel primo caso, non sussistendo la necessaria dissociazione tra le figure di datore e prestatore di lavoro. E tale esclusione opera anche nell’eventualità in cui venga rilevata la presenza di un solo lavoratore “in nero”. Per contro, i soci lavoratori cui non spetta l’amministrazione o la gestione della società, non disponendo dei poteri datoriali tipici, vanno computati agli effetti di cui sopra.

Alcune segnalazioni sul Fondo di Assistenza sanitaria Gomma Plastica Industria

Con la firma dell’atto notarile per la costituzione del Fondo di assistenza sanitaria integrativa del settore gomma plastica industria – FAS G&P – avvenuta nel mese di aprile, è partita la fase operativa per l’avvio del fondo.

Il giorno 12 maggio 2015, si è riunito il consiglio di amministrazione provvisorio del fondo sanitario integrativo FAS G&P per il settore gomma plastica industria, che ha affrontato i primi adempimenti per l’avvio e il funzionamento del fondo stesso, a cominciare dalla istituzione del conto corrente per i versamenti a carico delle aziende.
Si è scelto l’istituto di credito (UBI Banca) e nei prossimi giorni verranno comunicati alle aziende a cura della Federazione Gomma Plastica, gli estremi per i versamenti. Si ricorda infatti che esse sono tenute al versamento di 2,50 Euro per dipendente previsto dalle fonti istitutive proprio per il funzionamento del fondo nella sua fase iniziale.

PENSIONI: L’INPS CHIARISCE CHE LA DECORRENZA DELLE NUOVE MODALITÀ DI ARROTONDAMENTO VA DAL 30/4/2015

L’inps ha fornito chiarimenti in ordine alla decorrenza dell’arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria. (Mess. 14 maggio 2015, n. 3305)

Con il messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, sono stati indicati i criteri di arrotondamento dell’anzianità contributiva per la maturazione del diritto alla pensione per gli iscritti alle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (per i quali la contribuzione è calcolata in anni, mesi e giorni).
A tale proposito l’Inps ha precisato che i criteri di arrotondamento ivi previsti, sono applicati alle prestazioni pensionistiche successive al 30 aprile 2015.
Pertanto, i criteri di arrotondamento in uso antecedentemente alla data di pubblicazione del suddetto messaggio continuano a trovare applicazione nelle seguenti situazioni:

– nei confronti di coloro che alla medesima data abbiano già risolto il rapporto di lavoro ovvero abbiano un preavviso in corso;

– nei confronti di tutti i soggetti salvaguardati o salvaguardabili a normativa vigente, compresi quelli che accedono alla pensione con il sistema delle c.d. quote.

Per quanto riguarda la liquidazione degli assegni straordinari a carico del Fondo a sostegno del reddito e dell’occupazione per il personale delle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, i criteri di arrotondamento, come precisati nel messaggio Hermes n. 2974 del 30 aprile 2015, si applicano esclusivamente agli assegni straordinari aventi decorrenza a partire dal 1° giugno 2015.

Bonus bebè, le domande on line dall’11 maggio

Le domane per il bonus bebè possono essere inoltrate on line dall’ scorso 11 maggio, per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.

Le domande devono essere inviate mediante uno dei seguenti canali:
– WEB – Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it – Servizi on line);
– Contact Center Integrato – numero verde 803.164 (numero gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (numero da rete mobile con tariffazione a carico dell’utenza chiamante);
– Patronati, attraverso i servizi offerti dagli stessi.
La domanda, come risaputo, può essere presentata da uno dei genitori che siano cittadini italiani o comunitari oppure cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Al momento della domanda il richiedente deve essere residente in Italia e convivente con il figlio per il quale si richiede l’assegno. Una condizione essenziale per accedere all’assegno è il possesso di un ISEE, in corso di validità con un valore non superiore 25.000 euro annui.
L’assegno decorre dalla data di nascita o di ingresso in famiglia ed è corrisposto in rate mensili di 80 euro dall’Inps fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato o in affido preadottivo.
Per i nuclei familiari in possesso di un ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo è corrisposto in rate mensili di 160 euro con le stesse decorrenze e durate.
La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dalla nascita del bambino o dall’ingresso in famiglia a seguito di adozione o affidamento preadottivo.
In via transitoria, per le nascite o adozioni avvenute tra il 1° gennaio 2015 e il 27 aprile 2015, il termine di 90 giorni per la presentazione della domanda decorre dal 27 aprile. Pertanto, per questi casi, il termine di 90 giorni, utile per presentare tempestivamente la domanda di assegno, coincide con il 27 luglio 2015.
Per le domande di assegno presentate invece oltre i 90 giorni – e per quelle interessate dal periodo transitorio, oltre il 27 luglio 2015 – l’assegno spetta a decorrere dalla data di presentazione della domanda.