Firma definitiva della preintesa della Fondazione Don Gnocchi

Firmato definitivamente la preintesa siglata lo scorso luglio, tra la Fondazione Don Carlo Gnocchi e Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, a seguito della capillare consultazione e dell’ampio consenso ottenuto dai lavoratori interessati.

Si ricorda che le parti, con la citata Ipotesi del 5/7/2013  si erano impegnate a sottoporre l’ipotesi di accordo ai rispettivi organi deliberanti, prevedendo tre punti:
1. Linee di indirizzo per la stipula di accordi temporanei da negoziare a livello territoriale secondo il sistema organizzativo per Poli della Fondazione, per fronteggiare la fase di crisi economico – finanziaria ed avviare il rilancio della FDG, salvaguardando i livelli occupazionali in essere;
2. Apertura del tavolo negoziale per il rinnovo del CCNL 2013 – 2015 e definizione dell’una tantum per il periodo 2010 – 2012;
3.Code Contrattuali sulla disciplina dell’apprendistato e delle indennità notturne e festive, ad integrazione del vigente CCNL 2002 – 2005.

In sintesi, l’approvazione della pre intesa permetterà di poter negoziare per ciascuno dei “poli” territoriali in cui è articolata la Fondazione un accordo temporaneo gestendo così in maniera mirata le criticità specifiche delle diverse strutture
Inoltre, l’intervento temporaneo su pochi istituti contrattuali permetterà di gestire le difficoltà economiche attuali scongiurando il ricorso a misure che sarebbero state ben più gravose per il personale, come la messa in mobilità e la cassa integrazione.
Infine, oltre ad essere rivalutate le indennità per lavoro festivo e notturno, si sancisce l’impegno a integrare il CCNL in vigore con il contratto di apprendistato, e si stabilisce l’erogazione di una somma una tantum per le spettanze arretrate del triennio 2010-2012. Gli accordi temporanei saranno validi per un periodo di 36 mesi, trascorso il quale cesseranno automaticamente, e potranno essere rimodulati qualora un polo centri prima del previsto gli obiettivi di risanamento.

In tale ottica, le parti, inoltre, concordano la quantificazione della Una Tantum, per tutte le competenze arretrate fino al 31/12/2012, data di entrata a regime dei nuovi valori tabellari che saranno oggetto del rinnovo contrattuale.
L’Una Tantum sarà corrisposta in due rate, la prima con la retribuzione di dicembre 2013 e la seconda entro il primo semestre del 2014.
Le parti, inoltre, concordano che eventuali variazioni migliorative, relative all’aumento a regime dei valori tabellari, che dovessero intervenire a seguito della trattativa del settore, saranno recepite con successivo accordo.

Posizione Una tantum 2010-2012
A 319,02
A1 327,60
A2 336,57
A3 341,25
A4 347,10
B 344,76
B1 354,51
B2 365,04
B3 371,67
B4 379,08
C 395,07
C1 407,16
C2 421,59
C3 435,63
C4 457,08
D 429,00
D1 444,60
D2 459,03
D3 473,07
D4 487,50
DS 462,54
DS1 480,87
DS2 499,59
DS3 518,31
DS4 534,30
E 504,66
E1 616,59
E2 751,92

Procedura obbligatoria di conciliazione anche per le agenzie di somministrazione

La disciplina della procedura obbligatoria di conciliazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo trova pertanto applicazione anche nel caso in cui il datore di lavoro che procede al licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia una agenzia (MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI – Interpello 20 settembre 2013, n. 27)

L’ASSOSOM ha presentato istanza di interpello in merito alla corretta interpretazione della disposizione di cui all’art. 7, L. n. 604/1966, così come modificata dall’art. 1, comma 40, L. n. 92/2012, concernente la disciplina della procedura obbligatoria di conciliazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, chiedendo se tale normativa possa trovare applicazione anche nell’ipotesi in cui il licenziamento in questione venga effettuato da una agenzia di somministrazione nei confronti sia dei propri dipendenti “diretti” che di quelli inviati in missione presso diverse imprese utilizzatrici aventi sedi dislocate nell’ambito del territorio nazionale.

Come saputo, il novellato art. 7, L. n. 604/1966 trova applicazione:

– nei confronti di tutti i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori che, in ciascuna sede, stabilimento, filiale o reparto occupano alle proprie dipendenze più di 15 unità o più di 5 se imprenditori agricoli:

– nei confronti dei datori di lavoro che nello stesso ambito comunale occupano più di 15 lavoratori, sebbene ciascuna unità produttiva non raggiunga tali limiti e, comunque, nei confronti di coloro che occupano più di 60 dipendenti su scala nazionale

E’ necassario ricordare che, tra le tipologie contrattuali non cumulabili ai fini del raggiungimento delle soglie dimensionali di cui sopra, è possibile annoverare anche la categoria dei lavoratori somministrati non rientranti nell’organico dell’utilizzatore (art. 22, comma 5, del D.Lgs. n. 276/2003).

Tuttavia, non risultano comunque disposizioni che consentano di ritenere esonerate le agenzie di somministrazione dalla disciplina in questione

Ne discende, pertanto, che la procedura obbligatoria di conciliazione trova applicazione anche nel caso in cui il datore di lavoro che procede al licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia una agenzia, qualora sussistano i requisiti dimensionali citati e qualora trattasi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, realizzabile nei confronti dei dipendenti dell’agenzia assunti a tempo indeterminato, siano essi alle dirette dipendenze dell’agenzia o inviati in missione nell’ambito di un contratto di somministrazione.

SETTORE COOPERATIVE: ACCORDO INTERCONFEDERALE SULLA RAPPRESENTANZA

SETTORE COOPERATIVE: ACCORDO INTERCONFEDERALE SULLA RAPPRESENTANZA

Firmato, il giorno 18/9/2013, tra AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP e CGIL, CISL, UIL, l’accordo interconfederale sulla rappresentanza tra sindacati e imprese. È la terza intesa in materia firmata dalle Confederazioni Sindacali, dopo gli accordi con Confindustria del 31/5/2013 e con Confservizi dell’1/8/2013.

E’ anche questo un accordo importante che ha la finalità di confermare e perfezionare tutte quelle regole, già dettate in precedenza, e che hanno lo scopo di creare un sistema contrattuale nazionale, territoriale e aziendale, certo e affidabile per i lavoratori e le imprese.
Le parti firmatarie, partono dalla premessa:

– che la forma cooperativa sia una tipologia di impresa che può contribuire al rilancio del Paese, valorizzare il ruolo del lavoro, sviluppare le istanze di partecipazione dei lavoratori all’impresa e di autogestione;
– che è interesse comune definire pattiziamente le regole in materia di rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, anche per contrastare fenomeni del dumping contrattuale e della cooperazione “spuria”;
– che AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP e CGIL, CISL, UIL riconoscono reciprocamente di essere i soggetti maggiormente rappresentativi rispettivamente nell’ambito delle imprese cooperative e dei loro lavoratori.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, si impegnano a proseguire in futuro il confronto sul Tavolo dedicato ad identificare specifiche soluzioni ai rinvii che il Legislatore ha demandato alle parti.
Si tratta di un accordo, dichiarano espressamente le Parti, che definisce un sistema di regolazione delle relazioni contrattuali sulla base di un’ampia esperienza sviluppata positivamente a partire dal precedente Protocollo di Relazioni Industriali del 5 aprile 1990, e al quale possono aderire altri soggetti, a seguito di verifica congiunta delle stesse parti firmatarie.

Importante il primo riferimento che nell’accordo viene fatto alla contrattazione collettiva nazionale di categoria:
Il contratto collettivo nazionale di lavoro ha la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale.
Ai fini della certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria, si assumono come base i dati associativi riferiti alle deleghe relative ai contributi sindacali conferite da lavoratrici e lavoratori e i consensi ottenuti (voti espressi) dalle organizzazioni sindacali in occasione delle elezioni delle RSU.

Vengono indicati i criteri per individuare la titolarità della contrattazione nazionale:
Sono ammesse alla contrattazione collettiva nazionale le Federazioni delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del presente accordo – o le Federazioni aderenti ad altra Confederazione sindacale che abbia aderito all’accordo interconfederale – che abbiano, nell’ambito di applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, una rappresentatività non inferiore al 5%, considerando a tale fine la media fra il dato associativo (percentuale delle iscrizioni sul totale degli iscritti certificati) e il dato elettorale (percentuale voti ottenuti su voti espressi).

Con specifico riferimento poi alla contrattazione collettiva in sede territoriale, si afferma che:
La contrattazione collettiva si esercita per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria o dalla legge.
I contratti collettivi territoriali per le parti economiche e normative sono efficaci per tutto il personale in forza alle imprese ricadenti nel campo di applicazione e vincolano tutte le associazioni sindacali territoriali, espressione delle Confederazioni sindacali firmatarie del presente accordo interconfederale o delle Confederazioni che abbiano aderito al medesimo accordo, se approvati dalle suddette associazioni sindacali territoriali che, singolarmente o insieme ad altre abbiano complessivamente un livello di rappresentatività nel territorio e nel settore pari almeno al 50% più 1. I suddetti contratti devono essere sottoposti alla consultazione certificata dei lavoratori, con approvazione a maggioranza semplice, le cui modalità saranno stabilite dalle categorie sindacali nazionali per ogni singolo contratto nazionale e comunicate alle parti contrattuali cooperative preventivamente alla sottoscrizione dell’accordo di rinnovo del CCNL.

REINTEGRA O INDENNITÀ SOSTITUTIVA: SCELTA DOPO LA SENTENZA DI ILLEGITTIMITÀ DEL LICENZIAMENTO

20 sett 2013 In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore può esercitare la facoltà di chiedere al datore la reintegra o l’indennità sostitutiva, solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, non influendo la circostanza che, su invito del datore, egli abbia di fatto ripreso a lavorare durante lo svolgimento del processo. (Cass. Sent. n. 21542 del 19/9/2013)

Nel caso di specie un lavoratore, il cui licenziamento era stato dichiarato illegittimo, si era visto negare dalla Corte di Appello l’indennità sostititiva per la quale aveva optato in luogo della reintegra nel posto di lavoro, perché secondo il giudice, non gli spettava per aver ripreso la sua attività lavorativa in corso di causa su invito del datore di lavoro.
Il giudice di appello aveva in quella sede rilevato che non poteva essere riconosciuto il diritto del lavoratore all’indennità di cui all’art. 18, c. 5, della L. 20.05.70 n. 300, in quanto l’opzione ivi prevista presuppone necessariamente il difetto di prestazione è non è possibile quando il lavoratore abbia già ripreso il servizio, manifestando una volontà incompatibile con la rinunzia alla prosecuzione del rapporto.

La Corte di Cassazione, nell’accoglere il ricorso del lavoratore, aveva messo in evidenza che nel caso di specie il datore non aveva reintegrato il lavoratore, ma aveva solo consentito che la prestazione riprendesse di fatto ed in termini di precarietà e temporaneità, il che contrasta con il dettato dell’art. 18, c. 5, il quale pone l’alternativa tra la reintegra (come disposta in un provvedimento giudiziale di accertamento dell’illegittimità del licenziamento) e l’indennità e non anche tra questa e la ripresa di fatto della prestazione.
Pertanto la Suprema Corte nel rinviare al giudice di secondo grado, ha chiesto che si procedesse ad un nuovo esame della causa facendo applicazione del seguente principio di diritto: il lavoratore può esercitare la facoltà di chiedere al datore l’indennità di cui all’art. 18, c. 5, della L. 20.05.70 n. 300, solo dopo l’emanazione della sentenza che dichiara l’illegittimità del licenziamento e ordina la reintegrazione nel posto di lavoro, a nulla rilevando che nelle more del giudizio, aderendo all’invito del datore il lavoratore abbia ripreso il servizio, salvo che da tale reciproco comportamento delle parti possa desumersi che tra le stesse è intervenuto l’accordo, anche implicito, di ricostituzione del rapporto di lavoro.

Incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

18 sett 2013 L’incentivo previsto dal cd. Pacchetto lavoro per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratoridi età compresa tra i 18 ed i 29 anni, sarà riconosciuto per le assunzioni intervenute a decorrere dalla data del 7 agosto 2013, data di emanazione del decreto di riprogrammazione delle risorse del Piano Azione Coesione, e fino al 30 giugno 2015.

In particolare, ai fini del riconoscimento di tale incentivo: i lavoratori devono essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi ovvero devono essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale.
Il beneficio è pari a un terzo della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo di 18 mesi, ed è corrisposto al datore di lavoro unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili del periodo di riferimento, fatte salve le diverse regole vigenti per il versamento dei contributi in agricoltura.
L’agevolazione è, inoltre, corrisposta, per un periodo di 12 mesi, ed entro i limiti di 650 euro mensili per lavoratore, nel caso di trasformazione con contratto a tempo indeterminato, sempre che ricorrano le condizioni previste, con esclusione dei lavoratori in riferimento ai quali i datori di lavoro hanno comunque già beneficiato dell’incentivo di 18 mesi.
L’agevolazione medesima è, tuttavia, esclusa per i datori di lavoro domestico.

L’Inps riconosce l’incentivo in argomento in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande cui abbia fatto seguito l’effettiva stipula del contratto che dà titolo all’agevolazione e, in caso di insufficienza delle risorse indicate, valutata anche su base pluriennale con riferimento alla durata dell’incentivo, l’Istituto non prende più in considerazione ulteriori istanze con riferimento alla regione per la quale è stata verificata tale insufficienza di risorse, fornendo immediata comunicazione anche attraverso il proprio sito internet istituzionale.